Dopo la rivelazione della telefonata del Papa, Maso indagato per tentata estorsione

21 gennaio 2016 ore 12:15, Lucia Bigozzi
La novità, a prima vista, fa a cozzi con l’intervista-memoriale che solo pochi giorni fa Pietro Maso ha rilasciato al settimanale di Alfonso Signorini, “Chi” e la rivelazione della telefonata del Papa, tre anni fa. L’uomo nuovo, che ha scontato la sua pena, compreso l’errore del massacro dei genitori, ricominciato dalla Spagna e dalla comunità di recupero per chi ha sbagliato come lui, l’uomo che in carcere si è avvicinato alla fede e ha scritto al Papa facendo autocritica, presentando il suo nuovo progetto di vita, e che dal pontefice ha ricevuto l’incoraggiamento misericordioso ad andare avanti nel suo cammino di rinascita, oggi ha nome e cognome scritto su un dossier aperto dalla magistratura. Ipotesi di reato: tentata estorsione nei confronti delle sorelle. Di nuovo indagato, di nuovo alle prese con la giustizia. La notizia, nuda e cruda è questa: i magistrati della procura di Verona ha iscritto nel registro degli indagati Pietro Maso con l’accusa di estorsione nei confronti, appunto, delle sorelle. A riportare la novità è il quotidiano Il Corriere del Veneto e sarebbe stata confermata dal procuratore Mario Giulio Schinaia che ha sottolineato: “Si tratta di una inchiesta avviata sulla base dei contenuti di un esposto presentato direttamente dalle parti lese”. Che in questo caso sarebbero le sorelle di Maso, Laura e Nadia le quali sostengono che il fratello, dopo il ritorno completo alla libertà, avrebbe chiesto loro soldi in più occasioni, al punto da spingerle a segnalare la vicenda ai magistrati. 

Dopo la rivelazione della telefonata del Papa, Maso indagato per tentata estorsione
L’indagine avviata nei confronti di Pietro Maso, segue di pochi giorni l’intervista-memoriale pubblicata da “Chi” nella quale, tra l’altro, l’uomo spiega di non aver ucciso i genitori per motivi legati all’eredità e quindi al patrimonio di famiglia perché “i soldi li avrebbe avuti lo stesso”, rivelando poi di aver ricevuto nel 2013 la telefonata del pontefice al quale aveva inviato una lettera. Le indagini su Maso seguono di pochi giorni una intervista pubblicata da Chi nella quale affermava di non aver ucciso i genitori per denaro, "perchè i soldi li avrebbe avuti lo stesso", e rivelava il colloquio telefonico con Papa Francesco. Maso fu arrestato nel 1991 con l’accusa di aver ucciso i genitori, con la complicità di alcuni amici, nella loro casa a Montecchia di Crosara. Oggi Maso ha 44 anni e dal 2013 è uscito dal carcere dopo aver scontato la condanna a 30 anni e due mesi di reclusione, secondo quanto stabilito dalla Corte di Assise. In attesa che la giustizia faccia il suo corso rispetto al nuovo fascicolo giudiziario, la notizia ha suscitato scalpore nell’opinione pubblica che per anni ha seguito la vicenda del figlio che uccide i genitori. E molti si domandano se veramente, Maso, si meritasse quella telefonata del Papa...
autore / Lucia Bigozzi
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