Renzi dà bastone e carota: apre il concorso per 63.712 insegnanti ma minaccia i "furbetti"

21 gennaio 2016 ore 12:47, Luca Lippi
Il solito fiume in piena nella conferenza stampa sulle iniziative per la Pubblica Amministrazione: "Sulla scuola viaggiamo come dei treni puntualissimi: andremo a bandire un concorso per 63.712 insegnanti ed è un grande investimento sulla scuola … Servono le donne e gli uomini migliori per la scuola". 
È questo il punto più importante della conferenza stampa di oggi a Palazzo Chigi. Non perde l’occasione per lanciare la frecciatina a quelli che definisce sin dal principio dei gufi: "Un grande e caloroso pensiero a quanti avevano detto che non saremmo intervenuti sulla scuola. Mai un Governo ha fatto un investimento del genere", ha aggiunto. Poi ha specificato che anche insegnanti e professori dovrebbero impostare l’approccio all’esercizio della loro funzione sui binari della responsabilità perché insegnare è comunque una scelta e non un diritto, per usare le sue parole: “Per i professori entrare a scuola non è un diritto, ma una responsabilità. Il nostro convincimento molto forte è fare una scelta legata alla qualità dei nuovi insegnanti. Sono il bene più prezioso perché diamo loro i nostri figli e la conseguenza non può che essere la massima qualità sotto tutti i punti di vista”.

Renzi dà bastone e carota: apre il concorso per 63.712 insegnanti ma minaccia i 'furbetti'
Poi ha proseguito la conferenza stampa richiamando alcuni argomenti all’ordine del giorno riguardo le iniziative volte a riformare la Pubblica Amministrazione e ha fatto riferimento alle norme anti-fannulloni e anche in questo caso senza evitare la polemica con i sindacati: “Dicono che le norme anti-fannulloni ci sono già. E' possibile ma non obbligatorio. Le norme, dico all'allegra brigata Brunetta Camusso, non sono efficaci come questa”. Fa riferimento alle sue norme anti-fannulloni che prevedono licenziamenti più facili e rapidi per gli statali "furbetti" e sospensione per i dirigenti che non applicano le procedure disciplinari. 
Con uno dei decreti in Cdm arriva una stretta per quegli statali che timbrano il tesserino in entrata ed escono subito. Per loro, d'ora in poi, sarà prevista l'immediata sospensione dal servizio e dello stipendio entro 48 ore e il contestuale avvio di un procedimento disciplinare che dovrà concludersi entro un mese (mentre oggi il termine è fissato a due mesi) e potrà portare al licenziamento. Se il dipendente avrà anche arrecato un danno di immagine all'amministrazione per cui lavora, potrà anche dover rispondere di danno erariale alla Corte dei Conti. Non solo: rischieranno il licenziamento anche i dirigenti che, di fronte a un "furbetto" e a prove schiaccianti del comportamento illecito, non avviino il provvedimento disciplinare. 
Ha poi parlato del taglio delle partecipate : “Nel provvedimento sulle partecipate si passa da ottomila a mille in un anno, il taglio è reso immediato”. Nello specifico, dopo un rinvio, la scorsa settimana, dovuto alla querelle sul nuovo organismo di vigilanza, è al via libera al decreto sulle società partecipate pubbliche (ma non quotate) che dovranno essere ridotte dalle attuali 8mila a mille, le amministrazioni pubbliche dovranno vendere le proprie partecipazioni in società che producono beni e servizi "non strettamente necessari", che non hanno dipendenti o hanno un numero di amministratori superiore al numero dei dipendenti, o abbiano conseguito nel triennio precedente fatturato medio inferiore a un milione di euro o siano risultate in perdita per quattro dei cinque esercizi precedenti. Verrà inoltre prevista una stretta sugli stipendi dei manager e la maggior parte dei Cda delle partecipate che rimarranno in vita sarà azzerato, in favore di un amministratore unico. Verrà poi istituito un organo di vigilanza amministrativa (probabilmente a palazzo Chigi) che avrà compiti ispettivi sulle aziende e il potere di commissariarle.

Per quanto riguarda le altre novità sulla P.a., Renzi ha citato il "pin unico e il domicilio digitale" che partiranno "entro il 31 dicembre 2017" e la riduzione delle forze di polizia. "Siamo l'unico Paese con 5 forze di polizia. Da cinque passiamo a quattro. Dicevano che era impossibile e invece lo facciamo".

autore / Luca Lippi
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