Unioni civili, Zecchi: "Utero in affitto peggio della prostituzione. Libertà di coscienza? Partiti ipocriti"

21 gennaio 2016 ore 13:07, Andrea De Angelis
Continua il dibattito sul Ddl Cirinnà a colpi di emendamenti, sondaggi e piazze, da quella del prossimo 23 gennaio fino al Family Day del sabato successivo. IntelligoNews ne ha parlato con Stefano Zecchi,  scrittore, giornalista e accademico italiano, professore ordinario di estetica presso l’Università degli Studi di Milano...

In che modo vede le nuove famiglie? Crede sia a rischio la famiglia naturale?
"Le leggi vengono promulgate quando la società ha sviluppato una sua forma di esistenza più o meno consolidata. Solo allora la legge deve proteggere o comunque confermare questo consolidamento. Pur essendo un tradizionalista in fatto di famiglia perché per me è quella formata da un uomo, una donna e possibilmente dei figli, posso comprendere che si possano formalizzare le unioni omosessuali, purché non abbiano la stessa valenza, direi anche immagine simbolica e culturale del matrimonio". 

Il dibattito sul Ddl Cirinnà verte soprattutto su stepchild adoption e utero in affitto. 
"La stepchild adoption mi vede assolutamente contrario, anzi mi domando perché proprio le donne di destra e sinistra non insorgano perché si faccia una legge molto punitiva sull'utero in affitto. Si combatte la prostituzione e non si capisce che in fondo la vendita dell'utero è una prostituzione forse ancora peggiore". 

L'utero in affitto nella storia è una novità assoluta o, seppure in altre forme, ha già fatto parte di alcune società?
"Nel passato alla società è appartenuta la figura della balia che dà il suo latte materno a chi o non vuole allattare o a chi non ne ha. Una figura molto tenera e attenta all'educazione del bambino. Sulla questione dell'utero direi che non ci sono precedenti, se non forme tanto trasgressive da restare sotto silenzio. Oggi questo è possibile grazie alle nuove tecniche di ingegneria genetica".

L'Italia intanto scende in piazza non per girotondi attorno alla Rai e per dire no alla guerra come nel recente passato, ma per i diritti civili. Che significato dà a questo dato?
"Saranno proprio questi i temi che divideranno il modo di pensare e di schierarsi delle persone. Il fatto che da un punto di vista politico si parli di libertà di coscienza rispetto al voto che ci sarà in Parlamento lo trovo ipocrita, è una colossale ipocrisia. Un partito deve raccogliere i punti di vista, esprimere il sentimento della gente e proprio su questi temi io avrei bisogno di un partito che mi spieghi bene il proprio punto di vista per poter aderire o non aderire. Su quali altri temi sennò? Quelli economici o della riforma della burocrazia?"

Il rischio però potrebbe essere quello di distrarre l'opinione pubblica parlando solo di diritti civili e minando quelli sociali. I disoccupati sono sia omosessuali che eterosessuali...
"Una cosa non esclude l'altra, adesso si parla di questo poi si dovrà parlare d'altro. Si possono dare delle priorità e su certe sarei d'accordo. In fondo questa riguarda una piccola minoranza, mentre altri temi riguardano grandi maggioranze. Ma l'uno non esclude l'altro, però resta il fatto che dinanzi a simili temi non ci può essere l'idea di libertà di coscienza. Un'ipocrisia che mostra l'assoluto scollamento del partito politico dalla società, essa nella democrazia si organizza in partiti perché si confrontino opinioni. Con la libertà di coscienza i partiti mostrano che la democrazia può fare a meno di loro".


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