Licenziamenti, Cremaschi (sindacalista): "I liberisti estendono i diritti civili ma riducono quelli dei lavoratori"

21 gennaio 2016 ore 16:58, Lucia Bigozzi
 “E’ irritante che il governo faccia propaganda sul cartellino dei lavoratori mentre c’è la vicenda delle banche. In questo Renzi è vecchissimo; mi pare la pecora Dolly di un re borbone che applicava le tre “F”: festa, forca e farina per cui si trovava un colpevole lo si impiccava e poi si faceva una gran festa. Siamo al paradosso che oggi la crisi economica è diventata ripresa, mentre in realtà, c’è la ripresa sì, ma della crisi economica”. Giorgio Cremaschi, sindacalista e oggi promotore della piattaforma “Eurostop” per una “sinistra che rompa con l’Ue e l’euro”, commenta così nell’intervista a Intelligonews, il doppio versante della legge sul whistleblowing e la norma del licenziamento in 48 ore per i “furbetti del cartellino”. 

Come legge la norma sul licenziamento in 48 ore per i “furbetti del cartellino”? 

«Attendo di vedere la norma nel dettaglio ma in via di principio osservo che siamo di fronte all’ennesima operazione, diciamo così, di ‘distrazione di massa’, perché la verità è che i problemi del Paese non sono quelli di alcuni lavoratori che – sbagliando – non timbrano il cartellino, bensì il crollo delle Borse e la situazione delle banche. Far credere che l’Italia si rimette a posto coi licenziamenti in 48 ore di chi si comporta male, lo trovo strumentale. Secondo questione: le norme ci sono già e sono rigidissime. Aggiungo che se in un intero Comune i lavoratori decidono di non timbrare il cartellino vuol dire, parimenti, che l’amministrazione comunale e i dirigenti comunali non hanno fatto il loro dovere di controllo sull’operato dei dipendenti. Non a caso ho parlato di ‘bufala a manovella’ perché è un po’ come la caccia agli untori. In un Paese che sta precipitando in una situazione economica senza precedenti, si fa finta che ci sia la ripresa e si dice che il problema è che qualcuno non timbra il cartellino. Io non difendo i comportamenti sbagliati ma le persone che devono avere il diritto di difendersi: nessuno può avere un processo in 48 ore; cose del genere le faceva la Gestapo, non le fa una struttura democratica»

Secondo lei qual è il rischio? 

«L’attuale procedimento dura 120 giorni che sono il tempo necessario a un lavoratore per difendersi e a un’amministrazione pubblica per usare strumenti come il licenziamento, tenendo però sempre presente che specie di questi tempi licenziare una persona significa sbatterlo in mezzo alla strada. Trovo normale che su questi temi si usi cautela; la cosa irritante è che il governo faccia propaganda su queste cose, mentre c’è la vicenda delle banche. In questo Renzi è vecchissimo: mi pare la pecora Dolly di un re borbone che applicava le tre “F”, ovvero festa, forca e farina per cui si trovava un colpevole lo si impiccava e poi si faceva una gran festa. Siamo al paradosso che oggi la crisi economica è diventata ripresa, mentre in realtà, c’è la ripresa sì, ma della crisi economica»

Come legge la norma sul whistleblowing? Esponenti di Fi e Fdi parlano di un “meccanismo delatorio, specchio degli schemi della Germania nazista e della Russia comunista”. 

«Diffido sempre delle ricette che vengono dall’estero e sono riprese e applicate in Italia, così come diffido per cultura di tutto ciò che viene definito in inglese perché di solito, sono colossali fregature. Anche in questo caso, vorrei vedere in concreto di cosa si tratta. Intanto il principio della tutela del lavoratore che denuncia illeciti dovrebbe essere esteso anche ad esempio come mi è capito di seguire nella mia attività sindacale, chi denuncia l’azienda dove lavora che magari sversa rifiuti tossici in un’area in cui è vietato. Aggiungo che bisogna verificare se questa è una cosa che effettivamente tutela e dà maggiore trasparenza alla gestione aziendale, oppure se diventa una sorta di foglia di fico come già avvenuto».

A cosa si riferisce?

«Penso alla figura nata con questo scopo per alcune forme di tutela relative alla sicurezza nei luoghi di lavoro ma che poi in realtà si è trasformata in una copertura per le aziende. La mia critica è dunque opposta a quella degli esponenti del centrodestra. Diciamo che l’idea del fischia-fallo è buona ma va detto che negli Usa da dove proviene, non ha portato quasi a nulla di concreto. Basterebbe dare più spazio, controllo e meno ricatti ai lavoratori. Osservo inoltre che se il lavoratore è precario, cioè ha il contratto a tutele crescenti e può essere licenziato da un momento all’altro per motivi economici, il suo ruolo di fischia-fallo difficilmente ci sarà perché diventerà uno che dice che va tutto bene. Non sono convinto dell’idea di togliere diritti a tutti e poi ridarne qualcuno ad alcuni: meglio dare diritti a tutti»

In questi giorni si parla molto di unioni civili e anche di discriminazione nei confronti dei gay, ma delle discriminazioni nei confronti dei lavoratori chi ne parla?

«Nessuno. Io sono a favore delle unioni civili ma trovo che sia una colossale ipocrisia da parte di certa cultura liberista, estendere i diritti civili da un lato e dall’altro ridurre i diritti civili nei luoghi di lavoro: questa è una contraddizione. Io ho quasi 70 anni e vengo da una stagione di grandi diritti civili come il divorzio, l’aborto, il diritto di famiglia avanzato: lì l’aumento dei diritti andava di pari passo con la crescita dei diritti sociali. In quella stagione c’era più eguaglianza sociale e più diritti civili mentre oggi, la politica aumenta la disuguaglianza sociale però vuole aumentare i diritti civili e questo apre contraddizioni insanabili. Sono a favore delle unioni civili ma non riesco a non cogliere l’ipocrisia di chi vuole estendere i diritti su questo versante e dall’altro lato cancella l’articolo 18»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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