Caso Delnevo. Ecco perché in Italia i giovani aderiscono all'islamismo politico

21 giugno 2013 ore 16:03, intelligo
Caso Delnevo. Ecco perché in Italia i giovani aderiscono all'islamismo politico
di Andrea Marcigliano. C’è stato chi, in questi giorni, con facile ironia ha parlato di “jihad al pesto genovese”; molti hanno levato alti lai per il pericolo rappresentato dalla penetrazione non solo in Italia, ma addirittura fra gli italiani del fondamentalismo islamico; altri ancora si sono interrogati accorati su cosa mai abbia potuto indurre un giovane genovese, Giuliano Delnevo, prima a convertirsi all’Islam con il nome di Ibrahim, poi ad entrare a far parte di una rete di estremisti, infine ad andare addirittura a morire in Siria, nel jihad contro il regime di Assad. Tutti, o quasi, i commentatori non hanno potuto non manifestare stupore, spesso quasi incredulità davanti a questi accadimenti. Stupore ed incredulità sinceramente ben poco motivati, ché se non avessimo davanti agli occhi le classiche “fette di mortadella” ci saremmo dovuti accorgere da tempo che, ormai, la religione musulmana non è più un fenomeno di importazione o un qualcosa che riguarda soltanto i figli di immigrati, bensì si sta sempre più diffondendo fra gli italiani/italiani, quelli che tali sono per cittadinanza, nascita, sangue...E  si sta diffondendo ben al di là di ristrette cerchie di intellettuali, studiosi ed eruditi, innamorati del loro oggetto privilegiato di studi, la lingua e la cultura araba, che era fenomeno presente decenni fa, quando, appunto, i musulmani italiani erano poche decine di “eccentrici”, in genere affascinati dalle forme esoteriche e spirituali dell’Islam, dal sufismo o, nella versione sciita, dalla mistica venata di neoplatonismo della scuola iranica di Shahab al-Din Yahya Sohravardi. Poche decine di tranquilli dotti che seguivano, spesso, le orme di René Guénon, il pensatore tradizionalista francese della prima   metà del secolo che finì, appunto, con il morire al Cairo seguace convertito di una Scuola Sufi. Una razza di convertiti, questa, ancor oggi non del tutto estinta e che, appunto, continua in figure dedite alla ricerca spirituale ed alla riflessione filosofica, come  il principe ed imam Abd Al Walid Pallavicini. Tuttavia ben altri sono i nuovi musulmani italiani, i convertiti che vanno aumentando esponenzialmente di anno in anno, già oltre 70.000 all’inizio di questo decennio secondo stime dell’U.C.O.I. l’organizzazione italiana considerata vicina, molto vicina ai Fratelli Musulmani egiziani. E lo sfortunato Delnevo ne rappresenta sì una componente particolarmente radicale, ma non è affatto un caso isolato. Soprattutto non isolato sotto il profilo ideologico, visto che – al di là di alcune decine di jihadisti italiani che sarebbero da tempo operativi in vari teatri di guerra, dall’Afghanistan alla Siria – l’humus che nutre questa crescita esponenziale della pianta delle conversioni all’Islam è proprio quello di un islamismo dai forti connotati “politici”, che contempla anche la possibilità dello scivolare verso il jihdismo armato. Per carità, si tratta, certo, di casi estremi, di gruppi estremamente minoritari, mentre la maggioranza dei musulmani italiani, di quelli che pure si ispirano a dottrine “radicali” e “fondamentaliste” di derivazione wahabita e salafita restano persone tranquille e, sostanzialmente, buoni cittadini. Viene, però, spontanea una domanda. Vi ricordate delle Brigate Rosse? Erano o non erano comunisti? Certo erano comunisti “degenerati”, “compagni che sbagliavano”, ma pur sempre “compagni”. Ovvero rappresentavano la radicalizzazione e l’estremizzazione di una forma del marxismo – un marxismo ridotto in pillole e slogan, che avrebbe fatto indignare ed inorridire il vecchio Marx - per altri versi diffuso capillarmente nella società italiana e fra i giovani di quegli anni. Lo stesso sta avvenendo, oggi, con una particolare forma di islamismo, che nulla (o ben poco) ha a che fare con la grande tradizione spirituale e culturale dell’Islam classico che, come diceva Pio Filippani Ronconi – uno dei più grandi conoscitori della cultura araba e persiana – fa parte integrante del nostro retaggio. Tanto che la lingua araba costituisce, per tutti gli europei e in particolare per noi mediterranei, la “terza lingua classica” dopo il Greco e il Latino. Questo islamismo che si va diffondendo è di matrice wahabita e salafita. Ed è – anche se si tende a credere il contrario – una declinazione tutta moderna e sostanzialmente snaturante della Tradizione Islamica. Mohamed ibn’ Abd al Wahab è un riformatore – qualcuno lo considera una sorta di Calvino arabo – della metà del XVIII secolo, che propugnò una dottrina rigorista, dura ed una lettura letteralista del Corano in opposizione all’Islam intriso di spiritualità sufi, aperto e tollerante che dominava nell’Impero Ottomano. La dottrina dei Salafiti – che in arabo significa: gli Antichi – è ancora più recente: risale alla seconda metà del XVIII secolo in Egitto, propugnata da alcuni dottrinari dell’Università di Al Azhar al Cairo, in opposizione alla diffusione di scuole di pensiero considerate troppo compromesse con la cultura dei colonialisti europei. Questo Islamismo, dunque, politico sin dalle sue origini,si sta oggi sempre più diffondendo in Europa ed anche in Italia per due precise ragioni. In primo luogo perché è potentemente finanziato dai Sauditi e dal Qatar che, sin dagli anni ’70 del secolo scorso ne hanno fatto uno strumento della loro politica internazionale. In sostanza, quasi tutte le Moschee ed i Centri islamici sparsi in Europa dipendono da finanziamenti che provengono dalla penisola arabica; ed i finanziatori, ovviamente, scelgono gli imam, gli insegnanti coranici, i direttori di detti istituti... tutti, logicamente, seguaci del wahabismo e/o del salafismo. In seconda istanza, queste versioni fortemente politicizzata dell’Islam hanno il vantaggio di essere estremamente astratte e semplificate. Astratte come quelle ideologie del ‘900 che sono di fatto scomparse con il Crollo del Muro di Berlino; e semplificate tanto da ridurre la stupefacente complessità del Corano e della tradizione del pensiero islamico a pochi slogan, facilmente appetibili anche, anzi soprattutto, per menti non raffinate né educate. Per uomini, soprattutto giovani, alla ricerca di un succedaneo delle vecchie ideologie occidentali. Qualcosa che dia un senso, ancorché povero e limitato, alla loro esistenza. Insomma, qualcosa per cui vivere senza sentirsi soli; e per cui, in alcuni casi, morire.
autore / intelligo
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