Berlusconi, dopo Ruby c'è Di Pietro: pronto un nuovo processo

21 luglio 2014 ore 9:53, Americo Mascarucci
Per un processo che si chiude un altro subito se ne apre. Silvio Berlusconi è stato assolto nel processo di secondo grado dall’accusa di concussione e prostituzione minorile per la storia delle serata di Arcore con l’allora minorenne Ruby Rubacuori e per la telefonata in questura a Milano la notte in cui la stessa Ruby fu arrestata per furto e poi affidata in custodia a Nicole Minetti. Va detto che in pochi avrebbero scommesso su un’assoluzione piena dell’ex Cavaliere, dal momento che l’ipotesi più accreditata era quella di una condanna con pena ridotta rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva condannato Berlusconi a sette anni di carcere.  

Berlusconi, dopo Ruby c'è Di Pietro: pronto un nuovo processo

  L’ex premier dunque per il momento è salvo su un fronte giudiziario (quello appunto del Rubygate dove però appare certo il ricorso della Procura generale in Cassazione), mentre un nuovo processo sembra destinato ad aprirsi a Viterbo per diffamazione nei confronti del leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro. Nella primavera del 2008 durante la campagna elettorale delle politiche, vinte poi di larga misura dal Popolo della Libertà contro il Partito democratico di Veltroni, Berlusconi tenne un comizio nella “Città dei Papi” dove si eleggeva anche il sindaco e di fronte ad un palazzetto dello sport stracolmo fino all’inverosimile, accusò Di Pietro di essersi laureato in legge con l’aiuto dei servizi segreti. Il giorno successivo la notizia fu ripresa e rilanciata da tutte le testate giornalistiche presenti a Viterbo con i propri cronisti e naturalmente scatenò un vespaio di polemiche. In verità si trattava di un’accusa vecchia, già lanciata anni prima da Filippo Facci in una biografia non autorizzata di Di Pietro ed era stata anche riproposta da Panorama all’epoca in cui direttore del settimanale della Mondadori era Giuliano Ferrara. Di Pietro sporse querela per diffamazione nei confronti di Berlusconi, ma la Camera dei Deputati votò l’insindacabilità di quelle dichiarazioni in quanto rilasciate in un contesto politico nella veste di parlamentare e di candidato alle elezioni. Il caso finì davanti alla Corte Costituzionale perché la Procura di Viterbo competente per territorio, su sollecitazione dei legali di Di Pietro, sollevò di fronte ai giudici costituzionali il conflitto di attribuzioni sostenendo che il Parlamento, votando l’insindacabilità delle dichiarazioni di Berlusconi e quindi impedendo l’azione penale, aveva invaso la sfera di competenza del potere giudiziario con motivazioni insussistenti. La Consulta ha recentemente stabilito che le accuse lanciate dall’ex Cavaliere nei confronti dell’ex magistrato non rivestivano affatto carattere di legittima critica politica, riconoscendo quindi a Di Pietro il diritto di rivolgersi all’autorità giudiziaria per tutelare la propria onorabilità. La Procura di Viterbo pertanto ha tutto il diritto di procedere nei confronti dell’ex Cavaliere formulando l’ipotesi di diffamazione e avviando l’azione penale nei suoi confronti. Le motivazioni della Consulta sono state depositate nei giorni scorsi. E’ dunque probabile che a breve Berlusconi debba presentarsi dinnanzi al Gup di Viterbo visto che la Procura sembrerebbe intenzionata a chiedere il suo rinvio a giudizio. Certo, niente in confronto ai gravi reati che gli sono stati contestati nel processo Ruby e dai quali è stato assolto in appello, ma dopo Milano, Napoli, Bari ecc. anche Viterbo ha  “l’onore” di indagare Silvio Berlusconi. Non è da escludere che poi il Gup stesso riconosca il carattere politico di quelle dichiarazioni e mandi assolto l’ex Cavaliere, anche perché come detto si tratta di accuse che sono state lanciate più volte nel corso degli anni e da più parti. Accuse che ovviamente non sono state mai dimostrate, ma che sono spesso tornate utili ai detrattori per gettare discredito sull’ex eroe simbolo di Mani pulite soprattutto in campagna elettorale. Così come l’accusa di aver superato l’esame da magistrato grazie alla “benevolenza” dell’ex giudice “ammazzasentenze” Corrado Carnevale presidente della commissione, il quale sarebbe intervenuto in favore di Di Pietro ottenendone la promozione contro il parere degli altri commissari. Fra il dire e il fare tuttavia c’è sempre di mezzo il mare e quando poi si finisce davanti ai giudici, servono anche le prove di ciò che si scrive che spesso non ci sono o si rivelano fumose e scarsamente convincenti. Nel caso di Berlusconi, sarà pagata a caro prezzo la leggerezza nel lanciare certe accuse?
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