Cassazione trans, Luxuria felice: "Era la mia proposta di legge. Così persone libere e felici"

21 luglio 2015, Marta Moriconi
Niente più chirurgia per una donna che si sente uomo, e viceversa. Per la Cassazione “trans” si nasce e "il desiderio di realizzare la coincidenza tra soma e psiche è, anche in mancanza dell’intervento di demolizione chirurgica, il risultato di un’elaborazione sofferta e personale della propria identità di genere realizzata con il sostegno di trattamenti medici e psicologici corrispondenti ai diversi profili di personalità e di condizione individuale". Così ha vinto il ricorso il Rete Lenford sul caso di un trans che aveva rinunciato all’operazione ma esigeva comunque di cambiare sesso all’anagrafe. Abbiamo intercettato Vladimir Luxuria, che non solo ci ha dichiarato la sua approvazione, ma si è detta anche anticipatrice di questa sentenza. Leggete perché. 

Cassazione trans, Luxuria felice: 'Era la mia proposta di legge. Così persone libere e felici'
 Come commenta la notizia?

"Sono contenta perché dobbiamo sempre rimanere nell'ambito della libera scelta. Non si può costringere una persona che comunque vuole un cambiamento dei documenti, a dover necessariamente fare il cambio dei genitali. Chi fa l'operazione finale, deve essere chi la vuol fare veramente, e non per adempimento burocratico. E poi c'è un vantaggio economico per lo Stato..."

Quale risparmio per lo Stato? 

"Perché secondo la legge 164 l'operazione di cambiamento dei genitali è a carico dello Stato. Per cui, se comunque togliamo quelle operazioni che non vengono fatte per un'esigenza personale ma per solo avere un cambiamento nei documenti, allora è chiaro che il tutto diventa una pratica più snella".

Un desiderio elevato a fonte di diritto, è un elemento  positivo? 

"Io, quando ero parlamentare, tra il 2006 e il 2008, ho fatto una proposta di legge che andava in questa direzione. Era più complessa perché comprendeva tutta una serie di norme come per esempio la pari opportunità sul lavoro, però uno dei capitoli importanti era proprio quello del cambiamento anagrafico senza l'obbligatorietà del cambiamento dei genitali. Comunque, una persona che si rappresenta al femminile deve poter avere un'anagrafe un po' meno coi paraocchi, più elastica. Questa sentenza è un po' come avere approvato la mia proposta di legge".

La legge come una sua vittoria politica...

"La vedo un po' così, anche se io in Parlamento non ci sono riuscita perché due anni sono brevi, ma il senso di questa sentenza era già nella mia proposta".

Fanno prima i giudici, un aspetto che fa riflettere.

"Tante volte ci si lamenta della giustizia troppo lenta o di una prescrizione troppo breve. Però in questo caso bisogna dare atto ai giudici di essere più attenti dei legislatori-parlamentari. E va detta una cosa: i giudici si trovano ad aver a che fare con i casi reali della vita, perché tutto è partito da un ricorso. Mentre i parlamentari possono ignorare o posticipare, i giudici devono dare delle risposte. E per me è stata una risposta soddisfacente e comunque rispettosa della libertà umana e di quella ricerca della felicità che è il primo articolo della Costituzione americana". 

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