La crisi greca ha creato un "buco" di export all’Italia

21 luglio 2015, Luca Lippi
La crisi greca ha creato un 'buco' di export all’Italia
In un’Europa unita, le filiali di Pmi di Paesi membri in altri Paesi membri è una configurazione obbligata e naturale. Non sfugge all’occhio attento l’anomalia che una crisi di sistema interna a un Paese membro si procuri la chiusura delle filiali di altri Paesi membri, cioè a dire che invece di “sostenere” si abbandona la nave.

Varato il piano di salvataggio della Grecia (80 miliardi) giunto il 13 luglio, tutta la parte intercorsa in pantomime e trattative di facciata da gennaio  alla data indicata, ha creato impoverimento ulteriore per il Paese ellenico e in diversa misura anche dei paesi che con la Grecia hanno rapporti commerciali.

Riguardo l’Italia, nel 2007 il nostro export verso la Grecia era di 8 miliardi, nel 2014 era sceso a 1,4% e per l’anno in corso è previsto un ulteriore segno negativo di 0,4%. L’Italia nello stesso periodo acquistava dalla Grecia 2 miliardi di beni, il saldo import export era favorevole all’Italia (parliamo di grandezze eterogenee è naturale) con +6 miliardi. 

Quello che i greci acquistavano dall’Italia: alimentari e bevande per un valore di 524 milioni su 3,7 miliardi totali di prodotti scambiati, poi c’è la moda che pesa 478 milioni, sostanze chimiche e farmaceutica 444 milioni, meccanica 409 milioni, metalli e prodotti in metallo 322 milioni. 

Conti alla mano la crisi greca ha fatto più male all’Italia che da 6 miliardi è passata a 1,4 miliardi di beni venduti e la previsione è quella di un ulteriore calo che potrebbe fermarsi a quota 1 miliardo entro la fine dell’anno (nei primi mesi del 2015 è già stato registrato un calo delle esportazioni italiane del 4,4%).

Questo fenomeno è la naturale conseguenza della contrazione del Pil greco dall’inizio della crisi (-25%) che ha tolto il potere di acquisto ai cittadini ellenici.

Le imprese italiane sul territorio greco da 300 sono passate a 190 presenze (non ci sono ancora dati per il 2015) per un fatturato che da 2,3 miliardi è sceso a 1,3 miliardi. La chiusura di queste imprese ha causato da sola la perdita di posti di lavoro che da 6.036 è passato a 4.113 unità (dati sempre al 2014). Per il 2015 non si prevede certo un miglioramento dei dati.

Un domino irrilevante forse, per alcuni analisti, ma nel medio termine il significato di questi dati conferma il fallimento del meccanismo di omogeneizzazione delle economia interne all’UE, e se la piccola Grecia riesce a procurare danni simili a un solo Paese membro non si riesce ad immaginare cosa potrebbe succedere se a rasentare il default fosse un Paese come l’Italia o la Spagna. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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