Il 'meno tasse sulla casa' di Renzi? Aliquota più bassa, rendite catastali più alte

21 luglio 2015, Luca Lippi
Il 'meno tasse sulla casa' di Renzi? Aliquota più bassa, rendite catastali più alte
 La certezza è sempre la stessa, mancanza di progetti certi per coprire i tagli dal punto di vista finanzario. L’unica possibilità è di finanziarla a deficit rimanendo a ridosso della fatidica soglia del 3% deficit/Pil. In una frase “missione impossibile”.

Diamo alla presunta sinistra il bonus che ha sempre aumentato le tasse perché succeduta a governi di centro-destra (?) che le avevano abbassate (non è una giustificazione, è la presa d’atto che a seguire certi metodi non è possibile abbassare le tasse una volta entrate a regime), il problema risiede nel fatto che nessuno dei due schieramenti ha mai provveduto ad arrestare la spesa corrente (redditi da lavoro dipendente, pensioni e prestazioni sociali).

Il centro-destra ha sempre preferito abbondare negli stipendi pubblici, mentre la sinistra ha sempre avuto un debole per i trasferimenti, principalmente le pensioni.

In conclusione, il taglio di tasse senza le coperture produce inevitabilmente nuove tasse future mentre gli interessi aumentano e si spostano nel fardello delle nuove generazioni. 

Per fare un esempio concreto, promettere il taglio delle tasse senza intervenire sulla spesa pubblica (e 50 miliardi in tre anni è impossibile recuperarli senza riforme impopolari e sburocratizzazione) è come promettere un altissimo rendimento a un risparmiatore senza dirgli chiaramente che rischia totalmente il capitale.

Ma ecco il punto debole: la tassazione della prima casa che con molta probabilità sarà lasciata totalmente agli enti locali in cambio della rinuncia di altri trasferimenti, e gli enti locali abbasseranno l’aliquota ma alzeranno al massimo le rendite catastali (pende sulla testa degli italiani la revisione del catasto che non è affatto una buona notizia).

Ovviamente l’annuncio dell’eliminazione della tassa sulla prima casa invoglia, chi ne ha possibilità, a investire sul mattone, una volta cementati i piedi degli ignari e incauti risparmiatori scatterà la revisione del catasto, e giù botte!

Non riusciamo a trovare un esempio di volubilità fiscale come quello italiano. Cambiare continuamente le basi imponibili è l’antitesi di un principio fondamentale; la tassazione, come ogni regolamentazione, ha bisogno di regole certe, affiancate a responsabilità fiscale di lungo periodo nell’amministrare le casse dello Stato.

In conclusione il principio di reprimenda non è sulla tassazione della casa che comunque è in linea con le altre di paesi dell’area Ocse, quanto la procedura seguita e soprattutto l’uso strumentale che se ne fa senza rispettare la buona fede dei cittadini. Intanto a mancare non sono i soldi, mancano anche i servizi che tali tasse dovrebbero garantire.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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