Italiani rapiti in Libia, Allam: “Questa è una guerra. Sequestro legato a strategia energetica e Italia rischia..."

21 luglio 2015, Lucia Bigozzi
Italiani rapiti in Libia, Allam: “Questa è una guerra. Sequestro legato a strategia energetica e Italia rischia...'
“Al di là delle chiacchiere di Gentiloni e della Mogherini, serve che l’Italia favorisca la nascita di un fronte tra Paesi come l’Egitto o lo stesso governo di Tobruk determinati a combattere il terrorismo e gli Stati europei”. Magdi Cristiano Allam, giornalista ed editorialista de Il Giornale, conosce bene la ‘polveriera’ libica e nella conversazione con Intelligonews spiega la mappa delle fazioni in campo, senza sconti all’azione del governo Renzi.

Lei conosce bene lo scacchiere geopolitico libico: può farci una mappa di cosa sta accadendo? 

«Dopo la folle decisione di far fuori Gheddafi, la Libia si è frantumata al proprio interno in entità che sono sottomesse al controllo di bande terroristiche di natura islamica e di natura tribale che rendono il Paese in uno stato di perenne guerra intestina e di guerra nei confronti di nazioni che sono concepite come nemiche, ed è il caso dell’Italia, perché si prodigano a favore degli uni o degli altri»

Sta dicendo che il rapimento dei quattro italiani è un messaggio all’Italia?

«Al momento non sappiamo esattamente chi li ha sequestrati, però sappiamo che l’area in cui è avvenuto il sequestro ricade sotto il controllo della milizia dei Fratelli Musulmani che controllo Tripoli e si chiama Fajr Libia che significa “l’alba della Libia”. I quattro italiani rapiti operano in un centro petrolifero dove il gas che viene estratto dalle sorgenti nel sud della Libia viene poi compresso in questo centro e da lì inviato a Gela. Dunque, si tratta di una struttura strategica perché conferisce gas all’Italia e attraverso l’Italia all’Europa: ogni anno assicura due miliardi di metri cubi di gas all’Italia e otto sono destinati al resto d’Europa. La riattivazione di questo gasdotto significherebbe un beneficio sia per la Libia che per il nostro Paese. La località dove sono stati rapiti i quattro italiani è Nellitah dove, appunto, è operativa la stazione di compressione del gas. Questi dettagli ci fanno capire che chi ha sequestrato i nostri connazionali comunque opera in un contesto di strategia energetica. Le autorità di Tripoli, ovvero i Fratelli Musulmani, dicono che i quattro italiani sarebbero stati sequestrati da milizie tribali riunite in una entità chiamata “Esercito tribale”. In ogni caso, i sequestri si fanno in quest’area per chiedere in cambio una contropartita, che può essere in termini di denaro, ma può essere anche denaro e richieste politiche, così come possono essere richieste di armi. Ora vedremo qual è la loro contropartita: l’Italia in passato si è rivelata un buon pagatore e quando c’è da sequestrare qualche italiano è una sorta di garanzia perché sanno che il governo italiani paga»

Come giudica il ruolo del governo Renzi sulla Libia?

«Non ci resta che attendere di capire quale sarà la contropartita dei sequestratori, ma nel frattempo dobbiamo essere consapevoli di ciò che sta accadendo in Libia e delle potenziali conseguenze per il nostro Paese. Tutto ciò piaccia o meno e al di là delle chiacchiere che ha fatto il ministro Gentiloni, sia dopo l’attentato al consolato italiano al Cairo, in Egitto, rispetto al quale ha avuto l’ardire di sostenere che l’Italia non è nel mirino del terrorismo, sia per quanto dichiarato ieri nella convinzione che non sia una rappresaglia per il fatto che l’Italia ha contribuito nei giorni scorsi a portare a un tavolo per la firma dell’accordi di pace tra governo riconosciuto di Tobruk e quello non riconosciuto di Tripoli alla fine firmato solo dal governo riconosciuto dalla comunità internazionale mentre i Fratelli Musulmani non hanno firmato. Mi domando come Gentiloni possa dirlo con tanta sicurezza; piuttosto rilevo una tendenza a tenere basso il livello di allerta, di attenzione, di sicurezza. In realtà questa è una guerra che non vogliamo noi ma ci viene imposta, ci è stata sferrata e in guerra, o si combatte per vincere o si subisce e alla fine si soccombe»

Cosa direbbe al ministro Gentiloni?

«Anzitutto la speranza che un grande Paese come l’Italia abbia un ministro degli Esteri con maggiore competenza, perché non si possono mettere persone, come dire di tutt’altra competenza e carisma a ricoprire incarichi cruciali come quello di ministro degli Esteri o di Commissario per la politica estera dell’Europa dove anche in questo caso, l’Italia non si distingue con la figura della Mogherini. Più che dirlo a Gentiloni, dico che oggi l’Italia dovrebbe favorire la costituzione di un fronte dei Paesi arabi ed europei che sono determinati a ripristinare la legalità, la sicurezza e la stabilità in Libia. Concretamente, significa fare la guerra al terrorismo islamico in Libia, sia esso dell’Isis-Stato islamico, sia dei Fratelli Musulmani o di Ansar-al-Sharia. Bisogna che la Libia venga normalizzata. L’esercito regolare di Tobruk e il governo egiziano di Al Sisi sono determinati a combattere per sconfiggere il terrorismo: l’Italia, la Francia, l’Europa li aiutino, anche limitatamente al piano di fornitura di armi, sostegno logistico perché non è necessario che vadano i soldati italiani. Insomma, l’Europa deve aiutare gli Stati determinati – e tra questi in primis l’Egitto - a combattere perché fortemente interessati a evitare che la situazione degradi ulteriormente, perché non possiamo avere a 300 chilometri da casa nostra, una realtà che sarà sempre più incandescente, sempre più fonte di minaccia e pericolo per l’Italia».

Seguici su Facebook e Twitter
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]