Frosinone, incinta e partoriente gira tre ospedali

21 luglio 2015, Americo Mascarucci
Frosinone, incinta e partoriente gira tre ospedali
Quando si dice la malasanità! O meglio no, in questo caso la colpa sta tutta in quella parola magica che gli italiani hanno imparato a conoscere negli ultimi anni; spending review. 

Sono infatti i tagli alla sanità i colpevoli di questa assurda situazione di cui è rimasta vittima una donna incinta, vicenda che si è conclusa positivamente, ma che poteva anche avere dei risvolti drammatici. 

E’ avvenuto tutto in Provincia di Frosinone. La coppia in questione, con la donna alla 34esima settimana di gravidanza, si è presentata all’ospedale di Colleferro dove però le è stato detto che in quel nosocomio il reparto di ostetricia è stato chiuso; poi la corsa a Palestrina dove il reparto c’è ma non ci sarebbero stati i macchinari e le attrezzature adeguate per affrontare un parto così prematuro; infine il trasferimento a Frosinone dove il parto è avvenuto e tutto fortunatamente è andato bene. Fortunatamente, ma chi potrebbe assicurare che quella folla corsa in tre ospedali diversi non avrebbe potuto avere effetti diversi, negativi con inevitabili ripercussioni sulla buona riuscita del parto, sulla salute del nascituro e su quella della madre? 

La colpa come detto è tutta da addebitare alla scure dei tagli che da anni si è abbattuta sulla sanità laziale. Sotto accusa è finita la Regione, ma il Governatore Nicola Zingaretti ha ricordato che i tagli sono imposti dal Governo centrale e che quindi la colpa non è da addebitare né a lui, né alla Giunta regionale costretta ad uniformarsi a determinati standard dettati dall’alto. Responsabilità a parte (purtroppo in certe situazioni lo scaricabarile va di moda) resta il fatto che non si può risparmiare sulla pelle della gente. E’ vero che per anni nel Lazio la sanità è stata considerata “terra di conquista” o peggio terreno di “bottino elettorale” oltre che una preziosa “macchina da guerra” per la fabbrica del consenso. 

Colpa anche, ma forse soprattutto, di un’eccessiva autonomia concessa dallo Stato alle Regioni. Poi però quando ci si è accorti che i conti erano fuori controllo e che si rischiava la bancarotta, è iniziata la corsa al risparmio per consentire il ripianamento dei buchi milionari, attraverso l’imposizione di piani di rientro da “lacrime e sangue”. A farne le spese soprattutto i piccoli ospedali, quelli che sul territorio garantivano comunque la garanzia di un pronto intervento; spogliati e depauperati di servizi e professionalità umane a vantaggio dei grandi ospedali, con l’obiettivo di tagliare i costi ed evitare “ospedali fotocopia” a poca distanza l’uno dall’altro. 

Una politica discutibile (quando è in gioco la salute delle persone non si dovrebbe troppo guardare ai conti ma alla qualità) e che inevitabilmente rischia di dar luogo a fatti sconcertanti come l’odissea vissuta dalla coppia del frusinate. Una vicenda purtroppo comune a tante altre storie analoghe, non sempre come in questo caso, finite bene.

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