Unioni gay, Cecchi Paone: "Giudici supplenti e Chiesa di Francesco in linea coi tempi. Ma sui trans..."

21 luglio 2015, Adriano Scianca
Unioni gay, Cecchi Paone: 'Giudici supplenti e Chiesa di Francesco in linea coi tempi. Ma sui trans...'
"Di fronte all'inerzia dei poteri politici sui diritti civili, i magistrati hanno l'obbligo di supplenza". Così Alessandro Cecchi Paone commenta la sentenza che condanna l'Italia circa l'assenza di normativa sulle unioni civili. E sull'atteggiamento della Chiesa, l'esponente di Forza Italia spiega: "Ora danno a Cesare quel che è di Cesare. Sono in ritardo, ma che Dio li benedica".

Come giudica l'ultima sentenza di Strasburgo? 

«Era una sentenza inevitabile, troppo tempo è passato senza che intervenisse questa censura. Del resto l'Europa è nata come reazione all'orrore delle persecuzioni razziali, per garantire diritti democratici e liberali nell'assenza di qualunque discriminazione. Noi invece continuiamo a discriminare le persone dello stesso sesso che vogliono costruire un progetto di vita insieme. Dovevamo aspettarci che Strasburgo ci facesse notare la vergogna e l'umiliazione di essere l'ultimo Paese del mondo libero in cui non sono riconosciute le unioni civili». 

Ma il fatto che i giudici si sostituiscano sempre più ai politici non è inquietante? 

«Sul piano dei diritti mi sembra che spesso i giudici siano costretti a supplire ai poteri legislativo ed esecutivo che sono bloccati. Penso alle unioni civili, in cui sono più coinvolto, ma anche al testamento biologico o alla procreazione assistita. Sono problemi che riguardano la vita concreta delle persone, non idee astratte. Direi che di fronte all'inerzia dei poteri politici, i magistrati abbiano una sorta di obbligo di supplenza. Quindi evviva le magistrature». 

Passiamo all'altra sentenza, quella della Cassazione, relativa alle persone trans non operate e che ora potranno comunque ottenere il cambio di sesso. Si era detto che l'ideologia gender non esisteva, ma questo non è proprio quello che si paventava? 

«Io non lo paventavo, ovviamente, ma sì, l'obiezione è corretta. In effetti qui c'è il riconoscimento che l'identità di genere non è solo biologica, ma è anche frutto di una scelta, di una libera opzione delle persone. È come se l'identità di genere fosse un'opinione. Certo, è una cosa che fa riflettere...».

Da come parla non sembra convinto fino in fondo... 

«Io non sono né favorevole né contrario, anche se in generale sono sempre dalla parte dei bisogni reali delle persone piuttosto che da quella dei principi astratti. Di sicuro è una decisione clamorosa, epocale, quindi bisogna rifletterci bene». 

La Chiesa, intanto, sembra stretta tra la sua contrarietà a queste sentenze e una certa timidezza di fondo nell'opporvisi, a lei non sembra? 

«Io credo che la Chiesa debba a Papa Francesco un atteggiamento più in linea con i tempi: non rinuncia alla sua dottrina, ma non la impone al mondo moderno. Insomma, viene dato a Dio ciò che è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare. Ci sono arrivati con un ritardo clamoroso, ma Dio li benedica. Peraltro a ottobre ci sarà il sinodo sulla famiglia e forse quella che lei definisce “timidezza” è solo il tentativo di non bruciare ciò che verrà detto in quella sede».

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