La lotta del grano di Coldiretti: prezzi equi e "commissione unica" per Martina

21 luglio 2016 ore 10:28, Adriano Scianca
La chiamano “la guerra del grano”, una guerra combattuta a colpi di dazi ed esportazioni selvagge, ma che potrebbe mandare in rovina 300mila aziende. Per protestare contro questa situazione, Coldiretti è scesa in piazza per farsi sentire al ministero delle Politiche agricole. "Non è accettabile il fatto che il primo fornitore di grano duro dell'Italia quale è il Canada possa esportare a dazio zero mentre applica una aliquota fino all'11% all'ingresso della pasta in arrivo dall'Italia sul proprio territorio, ma è anche necessario estendere i controlli al 100% degli arrivi da paesi extracomunitari come l'Ucraina dove sono utilizzati prodotti e fitosanitari vietati da anni in Italia ed in Europa", dice il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo

La lotta del grano di Coldiretti: prezzi equi e 'commissione unica' per Martina
In questa situazione, l'economia italiana è messa a dura prova: "In pericolo - sottolinea la Coldiretti - non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy". 

Il ministro Martina prova a rassicurare gli addetti del settore: “Vogliamo tutelare il reddito di chi produce e valorizzare il grano 100% italiano. Abbiamo approvato in queste ore un finanziamento di 10 milioni di euro per dare avvio a un piano nazionale cerealicolo che punta alla qualificazione della nostra produzione e consenta ai trasformatori di acquistare sempre più prodotto made in Italy. Al tavolo di filiera di oggi presentiamo azioni concrete e interventi strutturali - aggiunge il ministro - Allo stesso tempo vogliamo dare una risposta alla necessità di maggiore trasparenza nella formazione del prezzo. Per questo proponiamo l'istituzione di una Commissione unica nazionale per il grano duro che favorisca anche lo sviluppo di migliori rapporti interprofessionali".
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