Parisi, Santanché: "Tempo degli autoproclamati è finito. Basta 'pranzi di Natale'..."

21 luglio 2016 ore 23:59, Adriano Scianca
La convention di Stefano Parisi? "Prima ci spieghi perché ha perso a Milano", tuona Daniela Santanchè. Che del modello meneghino dice: "E' stato come il pranzo di Natale, siamo stati tutti insieme. Ma va bene una volta l'anno. Ora via i poltronisti e chi fa da stampella a Renzi".

Cosa pensa della convention per rifondare il centrodestra che ha in mente Parisi? 

Parisi, Santanché: 'Tempo degli autoproclamati è finito. Basta 'pranzi di Natale'...'
«Per prima cosa, Parisi deve prima spiegare, con umiltà, la sua sconfitta di Milano. Secondo: il tempo degli autoproclamati è finito. Solo i cittadini hanno il diritto di proclamare». 

Quindi, in sostanza, lei è per le primarie del centrodestra? 

«Credo che occorrano dei meccanismi più democratici possibili. Io dico sempre che in Italia sta sparendo la democrazia, cominciamo a mettere regole democratiche all'interno di tutti gli schieramenti». 

Quindi lei chiude le porte a Parisi? 

«Io non chiudo a nessuno. Dovendo scegliere, però, preferisco più il modello di Brugnaro a Venezia. A Milano i partiti hanno dato a Parisi una macchina perfetta, tenendo anche insieme ciò che insieme non poteva stare, ma lui ha fallito, ci spieghi prima perché». 

Chi è che non poteva stare con la vostra coalizione? 

«Per esempio chi si è fatto eleggere con Berlusconi e ora sta facendo la stampella a Renzi. A milano abbiamo fatto il pranzo di Natale, come le famiglie, che a Natale si riuniscono, e pazienza se c'è una zia insopportabile. Il pranzo di Natale, però, si fa una volta l'anno. Ora basta».

Per Berlusconi che ruolo vede nel centrodestra futuro? 

«Berlusconi è una figura importante, ma da solo non vince più. Pur essendo il più bravo, gli serve una squadra intorno. Bisogna coinvolgere Lega e Fratelli d'Italia. Questo è il centrodestra. Per il resto, allarghiamoci il più possibile, ma solo a chi ha un credo, non a chi pensa alle poltrone. Noi siamo questo, credo e passione. I poltronisti non possono starci. O per lo meno non possono stare con me».
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