Quante ore servono lontano dal pasto prima di tuffarsi in mare

21 luglio 2016 ore 14:07, intelligo

di Luciana Palmacci

Dalle nostre 3 ore, ai perentori 30 minuti degli anglosassoni, alle 2 ore dei cubani, l’attesa per fare il bagno in spiaggia dopo mangiato sembra non essere fondata. A sfatare il mito e l’obbligo che le madri di tutto il mondo tramandano ai propri figli affinché termini la digestione prima di consentirgli di fare un bel bagno al mare, piscina o lago che sia, sarebbe il pediatra Alberto Ferrando, esperto istruttore di rianimazione cardiopolmonare. In un’intervista alla domanda se la pratica sia fondata oppure no risponde che“in realtà non esiste un'esigenza scientifica che prescriva di aspettare prima di fare il bagno". Ovviamente ci sono degli accorgimenti da seguire come non abbuffarsi, quindi evitare pranzi eccessivi, non assumere alcolici nel caso degli adulti. Poi cosa più importante è che l'immersione in acqua avvenga in modo graduale, evitando tuffi da accaldati, per scongiurare il rischio congestione e sincope. La conseguenza maggiore di un'immersione troppo rapida potrebbe essere uno shock termico e conseguente svenimento in acqua.

Quante ore servono lontano dal pasto prima di tuffarsi in mare

Una delle ragioni che alimenta la credenza sarebbe il dirottamento dell’afflusso sanguigno verso l’intestino durante la digestione, a discapito del muscolo impegnato nel nuoto, con conseguente affaticamento e crampi. Ma di fatto il nostro apparato cardiovascolare è perfettamente in grado di fare fronte alle due necessità contemporaneamente. È evidente che poi a fare la differenza è il tipo di attività fisica che ci disponiamo ad attuare e il modo in cui la facciamo. Riguardo a un blocco intestinale legato al cambiamento repentino di temperatura entrando in acqua, che può abbinarsi o meno allo shock termico, anche in questo caso, non sarebbe tanto la distanza dal pasto, quanto il tipo di pasto e la temperatura dell’acqua rispetto a quella esterna e la rapidità d’immersione che contano. A questo scopo, probabilmente, l’indicazione più giusta è di non fare pasti troppo ricchi in grassi e proteine (che necessitano una digestione lunga e laboriosa), ma preferire carboidrati, come un piatto di pasta semplice o un bel panino con i pomodori.

Dunque se i rischi di annegamento vero e proprio vengono da ben altri motivi, il buon senso (quanto si è mangiato, quanto è fredda l’acqua) è il più utile metro per regolarsi. Le canoniche tre ore di attesa, se consideriamo i tempi medi di permanenza dei cibi nello stomaco, non sono una regola di prudenza campata in aria.

- un succo di frutta ci mette al massimo venti minuti per passare all'intestino;

- la frutta impiega circa mezz'ora (20 minuti l’anguria, 40 le mele);

- la verdura cruda 30-40 minuti, quella cotta 45-50, le patate 60;

- i carboidrati vengono generalmente digeriti nel giro di un’ora;

-  anche al latte scremato e ai formaggi freschi basta un’ora circa, mentre per i formaggi stagionati ce ne possono volere anche 4 o 5;

- se il pasto consumato è a base di pesce, un’ora è più che sufficiente per la digestione, mentre per una bistecca di manzo ne servono 3 o 4, e fino a 5 per il maiale.

autore / intelligo
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