Papa Francesco ha fatto un esorcismo. Ecco perché non si può dire. Padre Amorth contro i "gerarchi vaticani"

21 maggio 2013 ore 18:19, Marta Moriconi
Papa Francesco ha fatto un esorcismo. Ecco perché non si può dire. Padre Amorth contro i 'gerarchi vaticani'
Il direttore di Tv2000, Dino Boffo, si è scusato: «Ho intaccato la verità dei fatti, rammaricato». Parla dell’esorcismo (fino a ieri era considerato così), o presunto tale (ora è stato declassato a non fatto), di Papa Francesco su un malato, al termine della Messa di Pentecoste. Il fatto era stato descritto dall’ex direttore dell’Avvenire come «una preghiera di liberazione o un vero e proprio esorcismo»
. Ma che c’è di male nel dire, anzi affermare, che il Papa aveva benedetto quell’uomo con una preghiera di liberazione?…  Lo ha detto anche il vaticanista del Tg2 Lucio Brunelli intervenuto ai microfoni di Melog: "… il Papa crede nell'esistenza del diavolo, di cui ha parlato molto in questi primi mesi del suo pontificato. Del resto la tradizione legata agli esorcismi appartiene all'esperienza di ogni vescovo della Chiesa Cattolica e quando era a Buenos Aires il futuro Papa Bergoglio si rivolgeva, per effettuare gli esorcismi, a un vescovo luterano che praticava questi rituali". Insomma nulla di impressionante, se non per chi non crede. Ed è proprio chi non crede che sembra ormai dettare temi, valori (o controvalori), che riempono programmi tv e pagine di giornale. Si può parlare di tutto, ma non di diavolo e di esorcismo. Male ha fatto Boffo a lanciare il sasso (che poi sasso non era  per un cristiano), e poi a ritirare la mano. Un direttore che possiamo apprezzare ogni giorno per la sua capacità di mettere sul tavolo la religione, i suoi frutti e il suo valore per la società, di raccontare il bene senza soffermarsi troppo sul male. Non sappiamo chi e perché ha deciso di silenziare l’atto dell’imposizione delle mani sul malato di Papa Bergoglio. Forse una pista l’ha data padre Amorth, il più famoso prete esorcista italiano. Al Tgcom ha dichiarato: «E’ un esorcismo nel senso di una preghiera di liberazione, non capisco perché  i gerarchi del Vaticano hanno negato che si tratti di questo». Un San Francesco, un Padre Pio, nell’epoca dei social, delle telecamere che invadono tutto e tutti, avrebbero potuto manifestarsi oggi per quello che sono stati? Chiediamoci anche se avrebbero potuto fare i miracoli. O qualcuno gli avrebbe chiesto di moderare le loro eccezionalità in virtù del rispetto di chi non si sa? Forse proprio di quelli che oggi deridono certi argomenti e non vogliono che se ne parli, oppure di quelli che vorrebbero che tutto si svolgesse nel chiuso di una stanza. Omertà a favore di carrierismi e personalismi. Tutto questo tacere, moderare le proprie posizioni, contribuisce a far perdere forza e fede. Come se dire con decisione, e non con arroganza o mancanza di rispetto, la propria opinione offendesse qualcuno. Non è così, le offese sono altre e spesso sono i cristiani che si ritrovano a subirle, come è stato al Concertone del 1 Maggio quando un cantante ha innalzato un profilattico  scherzando sull’atto di Consacrazione. La verità è che anche chi fa politica oggi deve parlare di disvalori, di questione antropologica, di buon senso, di diritto naturale, ma non può fare il suo nome: Gesù. Che invece è proprio la richiesta che Papa Francesco ha rivolto a tutti i cattolici: “Non gridate il mio nome, gridate Gesù”. Fino a quando certi uomini di Chiesa cucineranno questo brodino riscaldato, che non ha la forza di una gustosa minestra di ceci, né l’insipido sapore di un semolino (che almeno un aiuto alla salute lo dà), non ci si può lamentare che la gente non capisca più il messaggio. Come si può capire qualcuno che non parla chiaro? Ed è un appello che rivolgiamo ai cattolici: svegliatevi e siate orgogliosi della vostra fede. Che male fate?
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