Emergenza sanitaria nei Balcani, tonnellate di animali morti e rischio epidemie

21 maggio 2014 ore 13:32, Orietta Giorgio
Emergenza sanitaria nei Balcani, tonnellate di animali morti e rischio epidemie
I Balcani sono devastati dalle inondazioni, il livello delle acque del Danubio è in aumento, i morti in Serbia, Bosnia e Croazia sono circa 40, il bilancio potrebbe anche salire e un’ulteriore pericolo si sta prospettando inesorabilmente. Le precipitazioni si sono arrestate e le acque alluvionali si stanno ritirando lasciando allo scoperto migliaia di cadaveri di animali, cani, mucche, pecore, maiali… morti annegati. Il rischio è un'emergenza sanitaria terribile, le temperature stanno salendo, bisogna intervenire al più presto. ”Ci sono tonnellate di animali morti, dei quali dobbiamo disfarci“, ha detto il primo ministro serbo Aleksandar Vucic. I contadini non hanno avuto il tempo di liberare il bestiame, le acque sono salite nel giro di poche ore allagando ovunque, senza tregua.  Si sta facendo il possibile, le autorità in Bosnia hanno chiesto l’aiuto internazionale per affrontare il problema, i governi di Serbia e Bosnia hanno allestito delle linee telefoniche speciali per contattare lo staff sanitario per il trasferimento di animali morti. L’esercito si sta occupando di disinfestare le aree alluvionate per impedire il dilagare di possibili malattie. Per questi Paesi non sembra esserci pace, molte delle case costruite dopo la guerra sono distrutte, mezzo milione gli sfollati, il rischio di epidemie, ora, è un ennesimo spaventoso pericolo. Papa Francesco nell’Udienza Generale in Piazza S.Pietro di questa mattina ha ricordato la popolazione di Bosnia ed Erzegovina e Serbia, lanciando un appello: “La situazione si è aggravata, pertanto vi invito ad unirvi alla mia preghiera per le vittime e per tutte le persone provate da questa calamità. Non manchi a questi nostri fratelli la nostra solidarietà e il sostegno concreto della comunità internazionale”. E ammonisce:  “Se noi non custodiamo il Creato, il Creato ci distruggerà“.  
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