Sacchi (Umi): "Ecco perché Mattarella non può essere un arbitro. Noi il 23 maggio a Roma"

21 maggio 2015, Andrea De Angelis
L'Unione Monarchica Italiana celebra il centenario dell'entrata italiana nella Grande Guerra al Capranichetta di Roma, in piazza Montecitorio, il prossimo 23 maggio alle 11:30. Un evento al quale interverrà il Presidente Nazionale UMI, Alessandro Sacchi, che nell'intervista a IntelligoNews ha parlato anche di Mattarella...

Sacchi (Umi): 'Ecco perché Mattarella non può essere un arbitro. Noi il 23 maggio a Roma'
Sabato prossimo l'evento dell'Umi a Roma. Di cosa si tratta?

«Al Capranichetta faremo un evento dal titolo evocativo: "L'esercito marciava cent'anni dopo". Sono previste un paio di brevi relazioni di storici, tra i quali il professor Ungari della Luiss ed Aldo Alessandro Mola. Poi concluderò io parlando della Grande Guerra, sottolineandone in particolare la portata morale. La prima guerra combattuta dagli italiani tutti insieme».

Vedendo le celebrazioni della prima metà del 2015 possiamo affermare che la Grande Guerra ha avuto, mi permetta il gioco di parole, un piccolo ricordo?

«Sicuramente fino ad ora è stata poco celebrata, cerchiamo allora di dare il nostro contributo».

Vogliamo spiegare ai lettori che senso ha ricordare l'Italia del 1915 rispetto a quella repubblicana, più spesso celebrata?

«Per la prima volta gli italiani si trovarono a combattere contro un nemico terzo, laddove fino a quel momento magari si erano combattuti tra di loro. Possiamo definirla la prima prova di fuoco verso l'esterno dello Stato nazionale italiano che nasceva dal Risorgimento e che, in un certo qual modo, così lo compie. Un grande momento di valori ideali, soprattutto dopo Caporetto dove tutto sembrava perduto e invece quel gigante della storia che fu Vittorio Emanuele III divenne il vero vincitore». 

Un periodo sottovalutato?

«Sì, spesso si sottovaluta che se non ci fosse stata la battaglia di Vittorio Veneto, se non fosse crollato l'impero austro ungarico che cagionò la resa della Germania le cose sarebbero andate in modo diverse. Insomma alla fine la Prima Guerra Mondiale l'abbiamo vinta noi, questa è la mia visione». 

Venendo al 2015, che idea si è fatto del nuovo Capo dello Stato?

«Come al solito continua la finzione di un uomo d'apparato che è stato membro autorevole di una parte che da un certo momento in poi resetta la sua ideologia e il suo passato diventando terzo ed imparziale. Siamo alla solita finzione della Repubblica: dopo cinquant'anni di militanza non si può diventare terzi solo perché eletti al Quirinale». 

Un concetto sul quale voi monarchici battete molto, come a dire che arbitri si nasce, non si diventa...

«La quarta funzione dello Stato, lei ricorderà Montesquieu, vede oltre ai poteri legislativo, esecutivo e giudiziario quello arbitrale che viene esercitato dal vertice dello Stato, dall'arbitro terzo per definizione: il monarca». 

Attenzione: non stiamo mettendo in dubbio la persona di Mattarella, ma la funzione stessa del Presidente della Repubblica.

«Ma certo, Mattarella è un autorevolissimo esponente politico, un ottimo giudice e via dicendo. Il punto è che dopo aver indossato la maglietta di una squadra non si può diventare arbitri come invece accade con i monarchi. Il re non è un leader, ma quello che incarna un meccanismo. Non è un taumaturgo, anch'egli è un uomo. Qui parliamo di un meccanismo che funziona ed a dirlo non sono io, ma il fatto che grandi democrazie europee conservino la monarchia». 

Tipico l'esempio recente del Belgio. 

«Sappiamo tutti quanto successo in Belgio, ma citiamo anche la Spagna dove si è potuto fare un sistema federale vero e senza pericoli di scissioni perché il vertice dello Stato è terzo». 

Un'ultima battuta sulla tumulazione dei reali al Pantheon: come prosegue la vostra battaglia?

«Siamo ancora molto lontani perché per la Repubblica è vissuto come un non problema. Al di là di questo ci stiamo battendo moltissimo perché venga abolito l'articolo 139 della Costituzione secondo il quale la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale. Questa è una scelta di libertà, lo diciamo non perché monarchici: se fossi repubblicano vorrei esserlo per mia scelta, non perché me lo impone una Costituzione, ma perché ne sono convinto». 








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