Caso Bardo, Fedriga (LN): “Oggi alla Camera Alfano ha smentito se stesso"

21 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Caso Bardo, Fedriga (LN): “Oggi alla Camera Alfano ha smentito se stesso'
“Alfano e Renzi smentiscono loro stessi. L’Italia è il confine colabrodo dell’Europa e i clandestini lo sanno”. Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega a Montecitorio boccia la relazione del ministro dell’Interno sull’arresto del presunto killer del Bardo e, al di là del caso ancora tutto da chiarire, punta l’indice sul fatto che del giovane marocchino arrivato su un barcone e con in tasca un foglio di via, si sono perse le tracce così come potrebbe accadere per migliaia di migranti sconosciuti alle autorità. Nella conversazione con Intelligonews spiega perché coi deputati e senatori della Lega ha presentato ai carabinieri un esposto contro il governo per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e mancata sicurezza nazionale”.

Nella relazione al Parlamento il ministro Alfano ha detto, tra l’altro, di non aver mai escluso il pericolo di infiltrazioni di terroristi tra i migranti sui barconi. Come commenta?

«Più che una relazione è stata una non relazione perché Alfano non ha detto nulla davanti al Parlamento. La cosa sconcertante è che proprio lui una settimana fa dopo l’allarme lanciato dal governo libico di Tobruk – l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale – sulla possibilità che i terroristi arrivassero in Italia sui barconi, il  ministro ha detto ufficialmente che non c’era alcun rischio. Oggi si scopre che il marocchino arrestato ieri era arrivato a febbraio su un barcone. E Alfano fino alla settimana scorsa diceva che non c’era alcun pericolo. Ricordo che qualche giorno fa sia in Aula che alla trasmissione Otto e mezzo Renzi faceva lo spavaldo ridendo di fronte all’ipotesi dei terroristi sui barconi. Risultato: Alfano smentisce se stesso, Renzi smentisce se stesso e l’Italia resta il confine colabrodo d’Europa»

Ma se si fossero sbagliati sul conto del marocchino fermato ieri alle porte di Milano, non le sembra di aver sentenziato troppo presto?

«Il risultato non cambia, è vero il contrario. Se anche si fossero sbagliati e vediamo cosa emergerà dalle indagini, resta il fatto che questo episodio sottolinea le falle degli ingressi in Italia da parte dei clandestini. E’ la dimostrazione che non abbiamo contezza di chi viene sul nostro territorio e una volta arrivato che fine faccia. Al di là del coinvolgimento o meno del marocchino fermato a Milano nella strage del Bardo, sta di fatto che si tratta di un clandestino che aveva un foglio di via che non aveva rispettato rimanendo sul territorio nazionale. Poi, forse è uscito o forse è tornato, ma da clandestino e con un foglio di via si scopre che andava a scuola di italiano. Siamo all’anarchia, ma c’è un altro aspetto che ci preoccupa fortemente...».

Quale? 

«La preoccupazione è che se il giovane marocchino era clandestino e con foglio di via, chissà quante altre persone sconosciute, delle quali non sappiamo niente, ci sono nel nostro Paese. Per me il singolo episodio è poco rilevante rispetto al pericolo molto più esteso della totale non conoscenza di dove vanno e cosa facciano i clandestini  arrivati in Italia. E questo dipende da una scelta del governo, dal momento che le Forze dell’Ordine fanno più di quanto sia nelle loro capacità rispetto alle indicazioni che ricevono dal governo sul controllo delle persone e del territorio»

Molti analisti ritengono che non sia conveniente per un terrorista arrivare in Italia sul barcone perché comunque i migranti vengono identificati e presi in carico dalle strutture di accoglienza una volta sbarcati. Insistere su questo punto come sta facendo la Lega non è un boomerang politico?

«Non capisco perché dovrebbe essere poco conveniente per un terrorista arrivare su un barcone. Le do un dato: su 170mila arrivi in un anno in Italia di 105mila persone si sono perse le tracce, non si sa dove siano finite. Da questo punto di vista, è il modo perfetto di entrare per un terrorista. E’ chiaro che il pericolo non è solo sui barconi ma viene anche da terra e faccio l’esempio del confine orientale da dove stanno entrando centinaia di clandestini e dove le forze dell’ordine sono numericamente diminuite per essere impiegate nei controlli all’aeroporto di Orio al Serio in occasione dell’Expo. Non a caso il confine del Friuli Venezia Giulia è chiamato la ‘Lampedusa d’Italia’. Al governo hanno una tale contezza del fenomeno e del controllo sul territorio che qualche mese fa il prefetto di Gorizia disse di non sapere nulla sul conto di un gruppo di sedicenti afghani trovati nei pressi del fiume Isonzo». 

Come coniugare esigenza di sicurezza e realismo sui rischi che corriamo senza scivolare in inutili allarmismi? E’ una politica che non racconta la verità?

«E’ una politica che racconta balle e soprattutto è una politica che non agisce. Non si può accettare un numero così alto di arrivi, non si può favorire l’immigrazione clandestina. E ciò accade perché tutti sanno che l’Italia è un colabrodo. I deputati e i senatori della Lega hanno presentato un esposto ai carabinieri di Roma contro il governo chiedendo alla magistratura di verificare se esistono gli estremi del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e mancata sicurezza nazionale. Noi andiamo avanti con la nostra battaglia perché vogliamo che la politica agisca per garantire la sicurezza dei cittadini»

Ma non è che state strumentalizzando il fenomeno perché tra una settimana si vota alle regionali? Come risponde all’accusa che in molti vi rivolgono?

«Semmai sono gli altri a strumentalizzare a fini elettoralistici nascondendo le cose. Se devo rispondere con una battuta, dico che se non ci fosse la cattiva politica del governo sull’immigrazione, noi non potremmo fare la campagna elettorale…».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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