E adesso che ne sarà di Palmira? E Obama si interroga (troppo tardi)

21 maggio 2015, Americo Mascarucci
E adesso che ne sarà di Palmira? E Obama si interroga (troppo tardi)
E adesso che ne sarà di Palmira l’importante sito archeologico siriano di epoca romana patrimonio mondiale dell’Unesco? Sarà raso al suolo dai miliziani del Califfato che hanno conquistato l’area decapitando i soldati fedeli al dittatore Bashar Al Assad caduti nelle loro mani? 

La popolazione civile sarebbe in fuga, l’ospedale della città è stato evacuato, diverse statue del sito archeologiche sarebbero state già portate via per essere con molta probabilità distrutte. Il timore è che i miliziani dell’Isis possano radere al suolo l’intera area archeologica cancellando un altro patrimonio culturale di inestimabile valore ed un altro pezzo di storia. 

Pare che il 50% del territorio siriano sia stato tolto al controllo del regime di Damasco e sia ormai totalmente nelle mani del Califfato. Assad sembrerebbe sempre più indebolito dalla guerra contro l’Isis che ha conquistato città strategiche nonostante gli attacchi aerei della coalizione internazionale e i bombardamenti governativi. La strategia degli Usa si sta rivelando del tutto fallimentare e pare che il presidente Barak Obama stia iniziando a rendersene conto (meglio tardi che mai!). Fino ad oggi gli americani hanno puntato su due direttrici, ovvero gli attacchi aerei attraverso l’utilizzo dei droni e l’equipaggiamento delle truppe governative irachene in base al principio che nessun soldato statunitense dovrà lasciare la pelle in campo siriano o iracheno. Una strategia che come detto si sta rivelando debole e scarsamente efficace soprattutto perché l’addestramento delle truppe irachene starebbe avvenendo con il concorso dell’Iran, motivo di frizione con la componente irachena sunnita che teme di vedere l’Iraq completamente in mano agli sciiti. 

A Washington i Repubblicani sono sul piede di guerra e accusano Obama di aver fallito completamente l’obiettivo di fermare l’Isis che al contrario avanza ottenendo successi sempre più inaspettati. Gli oppositori del presidente Usa inoltre contestano il ruolo troppo egemonico dell’Iran che ormai sembrerebbe aver assunto in Iraq il pieno controllo della resistenza anti-Isis attraverso l’addestramento delle milizie sciite. L’obiettivo del governo iracheno e ovviamente di Obama è quello di riconquistare Ramadi, roccaforte sunnita situata a cento chilometri da Bagdad caduta nelle mani del Califfato. 

Secondo i repubblicani tuttavia in questo contesto, l’eventuale riconquista da Ramadi da parte delle truppe governative del premier Al Abadi sarebbe un successo tutto iraniano, non certo americano, visto che proprio le milizie sciite foraggiate da Teheran starebbero facendo la parte del leone nella guerra per la riconquista della città. I repubblicani chiedono una politica più aggressiva da parte degli Usa con l’utilizzo massiccio della forza aerea, dei missili e di qualunque altra cosa possa rendersi necessaria. Tuttavia l’intenzione della Casa Bianca sembrerebbe essere quella di rivedere parte della strategia ma senza cambiarla, ossia restando sostanzialmente fedeli all’impostazione fin qui seguita. Poco importa che finora non abbia ottenuto nessun concreto risultato. 

Del resto l’intera politica estera di Obama è stata un fallimento, dal Medio Oriente alla Siria passando per l’Iraq. Una collezione infinita di errori, anche grossolani e imperdonabili, come quello di aver favorito lo sviluppo di quelle primavere arabe che hanno rotto l’equilibrio geo politico del mondo arabo favorendo l’ascesa degli integralisti e la forte ripresa del terrorismo. In Siria intanto il governo di Assad è solo a combattere l’avanzata dell’Isis che punta su Damasco perché Obama non vuole collaborare con il dittatore da lui accusato di violare i diritti umani. Intanto tutto il mondo si indigna nel vedere i miliziani dell’Isis che festeggiano a Palmira decapitando i soldati filo-governativi mentre la popolazione civile fugge per non subire le rappresaglie degli integralisti. E gli occhi del mondo sono tutti puntati sul destino dell’antica città romana che ora rischia di essere distrutta nonostante gli appelli che stanno giungendo da parte della Comunità Internazionale. 

Un rischio che con il passare delle ore sembra diventare sempre più concreto.
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