Fine settimana "gay": Irlanda al voto storico, Sentinelle in piazza in Italia

21 maggio 2015, Marco Guerra
“Insieme resistiamo, piedi non ci pieghiamo, in silenzio affermiamo che non c’è legge che possa azzittire le coscienze”. Questo il motto che presenta le “100 piazze per la famiglia”, l’iniziativa delle Sentinelle in Piedi che si terrà in cento città italiane tra venerdì 22 e domenica 24 maggio. 

Dal 2013 le Sentinelle in Piedi, nate sulla scia del movimento dei Veilleurs francesi, scendono nelle strade per una protesta silenziosa con lo scopo di difendere la libertà di espressione minacciata dal ddl Scalfarotto, già approvato dalla Camera e ora al Senato, presentato come necessario per fermare atti di violenza e aggressione nei confronti di persone omosessuali, ma che in realtà introduce misure fortemente liberticide, che mettono a repentaglio il diritto di esprimere opinioni contrarie al pensiero unico dominate del gender. 

Fine settimana 'gay': Irlanda al voto storico, Sentinelle in piazza in Italia
 
La tre giorni delle sentinelle stavolta sarà anche occasione per destare le coscienze in merito al ddl sulle cosiddette “unioni civili”, che mira alla parificazione tra matrimonio e unioni civili e de facto consente l’adozioni a coppie dello stesso sesso e la pratica dell’utero in affitto. 

Si ritroveranno quindi ancora una volta in migliaia, in piedi per un’ora di fila con un libro in mano, leggendo testi a difesa della vita, dalla famiglia e della libertà di espressione – ad iniziare dalla nostra Costituzione – per “non ripetere slogan superficiali ma conoscere in profondità”. Probabilmente c’è da scommettere che, anche questa volta, in qualche città del nostro Paese si paleseranno gruppi di contestatori in assetto permanente del fronte Lgtb e dei centri sociali, uniti in un’insolita alleanza in nome del pensiero debole e relativista. 

A Bologna lo scorso ottobre l’estrema sinistra diede vita ad una vera e propria aggressione che porto all’allontanamento delle sentinelle da Piazza Maggiore sotto la scorta della celere. Urla, calci e sputi dei gendarmi della democrazia a senso unico ottengono però l’effetto contrario di quello desiderato. Cresce, infatti, di volta in volta, la partecipazione alle manifestazioni delle sentinelle così come cresce nell’opinione pubblica la consapevolezza della valenza del matrimonio tradizionale e l’opposizione alle unioni civili. 

Dall’Europa intanto arrivano segnali contrastanti. Domani i cittadini irlandesi saranno chiamati ad esprimersi in uno storico referendum costituzionale sull’equiparazione fra matrimonio eterosessuale e omosessuale. 

La cattolicissima isola dell’arcipelago britannico potrebbe diventare il primo Paese al mondo a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso tramite un voto popolare. I sondaggi rilevano un paese spaccato e l’esito del quesito incerto. Nel cuore del continente invece si staglia l’Ungheria, dove il parlamento ha inserito nella Costituzione la protezione della Vita dal concepimento.

Il governo del capo di Stato, Viktor Orban, sta raccogliendo i frutti di una politica sovranista di indipendenza monetaria e di supporto alle famiglie. In controtendenza rispetto al resto del Vecchio Continente, dal 2010 in Ungheria è aumentato il tasso di natalità e il numero di matrimoni e, cosa forse ancor più sorprendente, sono diminuiti i divorzi. 

Crollato poi il numero degli aborti: meno 20% negli ultimi cinque anni. Di pari passo si registrano miglioramenti generali di tutta l’economia, come confermano tasso di occupazione, Pil e salari. Dietro queste cifre ci sono vantaggi fiscali per le famiglie e il sostegno alla natalità. Insomma da est soffia un vento che può scuotere tutta l’Europa e quella che sembra un via obbligata verso il declino demografico e il relativismo culturale.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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