Padoan tenta l'effetto Bad Bank. Ma l'Ue vieta questi interventi

21 maggio 2015, Luca Lippi
Padoan tenta l'effetto Bad Bank. Ma l'Ue vieta questi interventi
Padoan, ministro dell’Economia, auspica l’istituzione di una Bad Bank, perché? E cos’è una Bad Bank? L’Ocse già a febbraio scorso ha esortato l’Italia a pensare seriamente a una Bad Bank.
 

La Bad Bank è una banca creata da un consorzio di banche che non riescono a smaltire grandi quantità di titoli tossici. nel caso specifico, però, Padoan parla di una Bad Bank pubblica, o di stato, ovvero una mano tesa alle banche private, una sorta di finanziamento indiretto (o diretto) perpetrato a spese della collettività. Sembrerebbe una cosa deplorevole, nei fatti è un modo per invitare le banche private a riprendere il loro ruolo che è quello (fra gli altri) di finanziare privati e PMI e quindi finanziare la ripresa. 

La Bad Bank gestendo titoli rappresentativi di crediti ai limiti dell’inesigibilità, li offre al mercato che intende condividere questo rischio remunerandoli adeguatamente. Ocse e Padoan parlando di una Bad Bank pubblica hanno già incassato il parere contrario di Mediobanca e di altri gruppi bancari (es. Intesa), tuttavia quello che nessuno sottolinea è che (nonostante il precedente spagnolo) l’UE vieta l'intervento pubblico frutto di artifizi (leggi, aiuti mascherati) al sistema bancario. L’impopolarità di un’operazione simile è facilmente individuabile, in particolare quando certi aiuti sono rivolti al sistema bancario che negli ultimi dieci anni ha fatto di tutto per danneggiare la propria immagine. Tuttavia non illudiamoci del fatto che gli istituti non trovino facilmente il modo di sbarazzarsi delle “zavorre”, ne sa qualcosa chi ha avuto a che fare con il “risparmio gestito”. 

Il legislatore non consente di privatizzare gli utili come socializzare le perdite, ed è il motivo per cui i depositi “sarebbero” garantiti fino ai centomila euro, tuttavia è indiscutibile il fatto che a nessuna banca sarà concesso di fallire (nel Mezzogiorno sono ufficiosamente fallite diverse banche ma nessun istituto bancario è mai fallito ufficialmente) grazie all’antibiotico della fusione e dell’incorporazione. Nella realtà però, le sofferenze sono una certezza fisiologica del sistema bancario, soprattutto in tempi di crisi quando è particolarmente “presente”. Tutte le sofferenze bancarie, ammontano a circa 300 miliardi di euro, non esiste un governo in grado di intervenire direttamente su una massa monetaria simile, tuttavia può intervenire agevolando le procedure di smaltimento. Tali procedure si riassumono in una veloce sburocratizzazione dell’iter di recupero dei crediti ma, purtroppo, questo non significherà l’automatica ripresa delle corrette procedure di concedere nuovo credito da parte delle banche. Questo si evince dal fatto che alle banche non è mai mancata la liquidità, Draghi ha sostenuto il sistema in tutti i modi possibili (LTRO-TLTRO), tuttavia le banche non hanno mosso un solo dito per “elasticizzare” la concessione di credito a sostegno dell’economia interna del Paese. 

L’effetto è nullo, come nullo sarà l’effetto del QE, e non per inefficienza o insufficienza degli interventi messi in campo, ma per “anomalie” di sistema facilmente individuabili da chi è costretto a rapportarsi col sistema bancario per lavorare. 
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]