Verdini condannato per corruzione: la prescrizione salverà il Partito della Nazione?

21 marzo 2016 ore 11:42, Americo Mascarucci
Il senatore Denis Verdini è stato condannato a 2 anni di reclusione per corruzione nella vicenda dell'appalto per la Scuola Marescialli di Firenze, una cittadella costruita nell'area di Castello, nella zona ovest della città, su un'area di 25 ettari tra l'aeroporto e lo svincolo autostradale dell'A1. 
La pena è sospesa e i legali di Verdini hanno annunciato ricorso in Appello. Un processo tuttavia che si annuncia "già morto" essendo imminente la prescrizione.
Ad ogni modo la condanna ha scatenato un putiferio politico soprattutto all'interno del Pd dal momento che Verdini, dopo aver rotto con Silvio Berlusconi e aver abbandonato Forza Italia ha dato vita insieme ad altri dissidenti azzurri al gruppo Ala che in Senato negli ultimi tempi si è rivelato determinante per il Governo. 
L'appoggio di Verdini che ha anche votato contro la mozione di sfiducia al Governo presentata dal centrodestra sul "caso banche" e votato la fiducia a Renzi sulle unioni civili ha imbarazzato e molto la minoranza Dem che vede nell'avvicinamento dell'ex braccio destro di Berlusconi alla maggioranza un chiaro preludio a quel "Partito della Nazione" che è nei progetti futuri (ma non troppo) del Premier. 

Verdini condannato per corruzione: la prescrizione salverà il Partito della Nazione?
Ecco quindi che il deputato e responsabile Giustizia del Pd David Ermini si è affrettato a chiarire: "Nessun favoritismo, nessuno sconto. Se Verdini sarà condannato in via definitiva pagherà come tutti, come è giusto. E nel caso si applicherà anche a lui la Severino. Noi stiamo dalla parte della Costituzione, della legge, della giustizia. Con tutti. Al momento ci sono solo due leader condannati con sentenza passata in giudicato: Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Noi no". 
Una dichiarazione che però alla luce dell’imminente prescrizione rischia di apparire retorica o addirittura una beffa.
La minoranza Dem però non è soddisfatta: "Senza mai abdicare al principio garantista che si è condannati definitivamente solo dopo l'ultimo grado di giudizio, la sentenza di oggi contro il leader di Ala Verdini dimostra, però, che in questi mesi non abbiamo strumentalmente evocato fantasmi, ma, invece, giustamente evidenziato i rischi connessi a questo asse preferenziale. Una maggiore prudenza nei rapporti politici con Verdini e il suo gruppo sarebbe stata certamente apprezzata dal nostro elettorato e dai nostri militanti". Lo scrive in una nota il senatore Federico Fornaro.
Il capogruppo alla Camera Ettore Rosato risponde a stretto giro. "Noi non governiamo con Verdini. Poi le vicende giudiziarie sono tutt'altra cosa. C'è una legge da rispettare, la legge Severino, che è chiarissima: chi rientra nei parametri si può candidare e chi non lo è è fuori". Inoltre, sottolinea ancora Rosato, "per il Pd, e Verdini non c'entra nulla, vale il codice etico del partito. Ed un voto di fiducia al governo non significa un ingresso in maggioranza".
E sul web si scatena la protesta dei militanti Pd e non. 
Luigi Di Maio, parlamentare del Movimento 5Stelle e vicepresidente della Camera con un tweet attacca: "Verdini condannato per corruzione. Si arricchisce il curriculum di uno dei nuovi padri costituenti. Chiedere a Renzi per altre referenze". 
Subito dopo era stato lo stesso Beppe Grillo a rincarare la dose, sempre su twitter. "Il Bomba, premier non eletto da nessuno, governa insieme a un pregiudicato" ha scritto dimenticando forse che per la legge italiana si è pregiudicati solo quando la sentenza è passata in giudicato. Non è il caso Di Verdini che come detto adesso farà ricorso in appello. 
Insomma la condanna di Verdini, al di là degli aspetti penali sarà ora un ostacolo in più sul cammino del Partito della Nazione? Il partito renziano rischia di implodere ancor prima di nascere? Anche perché a ben vedere le vicissitudini giudiziarie deol leader di Ala non finiscono qui. 

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