Stepchild adoption: il Parlamento dice no, i giudici dicono sì. È morte della politica?

21 marzo 2016 ore 21:23, Adriano Scianca
Stepchild adoption: il Parlamento dice no, i giudici dicono sì. È morte della politica?
I giudici continuano a scavalcare i politici. Stavolta accade che il tribunale dei minori di Roma autorizzi due papà ad adottare il figlio avuto grazie a un utero affittato in Canada. Il caso su cui ha deciso il magistrato è quello di una coppia di uomini, padri di un bimbo di sei anni, che aveva avanzato richiesta di adozione nel giugno del 2015. Il caso non è inedito, ma finora aveva riguardato solo donne. Per la prima volta, l'adozione di bambini da parte di coppie gay viene autorizzata anche per due uomini. 

Nella sentenza, il giudice ha tranquillamente ammesso il ruolo auto-attribuitosi di supplente della politica. In pratica, i magistrati non si limitano più ad applicare le leggi, ma le contraddicono apertamente in ossequio a generiche istanze relative a nuovi “diritti” del tutto privi di riconoscimento da parte di istituzioni che siano espressione della volontà popolare. 

Il senatore del Pd Sergio Lo Giudice, tra gli ispiratori della prima versione del ddl Cirinnà in cui compariva la stepchild adoption, poi stralciata dal testo di legge e ora re-introdotta autoritariamente dal tribunale, ha commentato: “Mi chiedono: ma tutte queste sentenze che riconoscono l'adozione del figlio del partner dello stesso spingeranno il parlamento a fare una legge? No, rispondo, queste sentenze mostrano che il mondo va avanti, e con lui la necessaria tutela dei diritti fondamentali delle persone, anche senza nuove leggi e mostrano il fallimento del parlamento di fronte a un'urgenza sociale. In tempi di crisi della politica forse qualcuno dei nostri grandi strateghi dovrebbe rifletterci un po'”. Quel che sarebbe da chiarire, semmai, è come il Parlamento possa evitare il “fallimento” diventando il luogo in cui si ratificano norme già consacrate da un  non meglio precisato “spirito del tempo”.

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