Giachetti (Pd): «Ieri abbiamo perso un'occasione. Domani, con Renzi, il Pd detterà l’agenda»

21 novembre 2013 ore 16:31, intelligo
Giachetti (Pd): «Ieri abbiamo perso un'occasione. Domani, con Renzi, il Pd detterà l’agenda»
di Claudia Farallo «Non penso che abbia perso Renzi. Penso che il partito democratico abbia perso un’occasione per comportarsi in modo diverso». È di questa opinione il democrat Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, intervistato da IntelligoNews. Se Renzi diventerà segretario, Giachetti è convinto che il Pd cambierà: «Saremo noi che detteremmo l’agenda e non, come purtroppo sta un po’ avvenendo in queste ore, a farcela dettare». Al 46esimo giorno di sciopero della fame per la legge elettorale, Giachetti denuncia: «Siamo in un paradosso: questo governo e questa situazione anomala è figlia di questa legge elettorale, ma non si può cambiare altrimenti casca il governo». E avverte di altri pericoli, mentre aspetta ancora una risposta dal Presidente Grasso... Il pentastellato Di Battista, proprio a Intelligonews, ha detto che ieri Renzi ha perso 2 a 0 contro Letta. Lei come commenta? «Francamente non mi appassiona la questione calcistica. Non penso che abbia perso Renzi. Penso che il partito democratico abbia perso un’occasione per comportarsi in modo diverso. Ovviamente, siccome in questo momento la cosa più importante era confermare la fiducia al governo, nel momento in cui Letta ci ha posto il tema nei termini che tutti conosciamo, ci siamo adeguati a quello che ci ha chiesto e quindi alla fiducia». È vero che Pd e Pdl sono sotto ricatto di Napolitano, come ha denunciato il pentastellato Giarrusso? «Mi sembra una delle tante sciocchezze che dicono i pentastellati». Passiamo al Pd. Renzi annuncia che il ‘nuovo Pd non difenderà più casi del genere’, ricordando però che dipenderà dall’8 dicembre. Come cambierebbe il Pd con Renzi? «Sicuramente con delle proposte da avanzare al governo. Saremo noi che detteremmo l’agenda e non, come purtroppo sta un po’ avvenendo in queste ore, a farcela dettare. E sarà sicuramente un Pd più in sintonia con il pensiero e i desiderata dei nostri iscritti ed elettori». E nel caso di vittoria di Cuperlo? «Non so se cambierà. Io auspico che possa farlo, perché in questo momento non siamo nella migliore condizione. Basti pensare che l’esperienza della segreteria Bersani ci ha portato ad avere 140mila iscritti in meno, oltre che ai risultati elettorali che conosciamo. Mi pare di capire che Cuperlo, pur avendo dei tratti di originalità, vada in continuità con quella esperienza. Quindi, siccome penso ci sia bisogno di una grande discontinuità, mi auguro che vinca Renzi».  Ci potrebbe essere una scissione nel Pd? «Tenderei proprio ad escluderlo. Noi siamo stati in minoranza per tanto tempo in questo partito. Magari si fanno battaglie e si cerca di cambiarlo, ma non si scappa». E i cuperliani, in caso di vittoria di Renzi? «Siamo in un partito che si chiama democratico, che democraticamente sceglie i propri leader e i propri organigrammi. Sono gli iscritti e gli elettori che decidono qual è la leadership e qual è la linea».  Passando alla legge elettorale, ieri c’è stato un rinvio alla Commissione del Senato. Perché? «È anche conseguenza delle scelte che si fanno: si è voluta portare la legge elettorale al Senato, sapendo che non se ne sarebbe fatto nulla e ci si sarebbe consegnati alla Corte Costituzionale, ed è esattamente quello che sta accadendo. È questa la ragione per cui faccio lo sciopero della fame, perché penso che la politica non debba e non possa abdicare alle sue responsabilità. Dobbiamo assolutamente rispettare gli impegni con gli elettori, e il primo di questi impegni era quello di cambiare la legge elettorale». Chi ha interesse a mantenere il Porcellum? «A parole, lo vogliono cambiare tutti, ma nei fatti vedo grandi timidezze. Uno dei problemi che fu esplicitamente posto, quando presentai la mozione, era che avrebbe fatto cadere il governo. Mi pare di capire che è uno dei problemi che ci portiamo dietro. Siccome il Pdl non vuole cambiare questa legge elettorale, e se vuole è per peggiorarla, portandola a un proporzionale puro, di fatto non si riesce a fare questa riforma. Siamo in un paradosso: questo governo e questa situazione anomala è figlia di questa legge elettorale, ma questa legge elettorale non si può cambiare altrimenti casca il governo». La presidente della Camera Boldrini ha risposto al suo appello di ieri, in cui invitava a sbloccare la situazione. Ha ricevuto risposte anche dal presidente Grasso? «No, e me ne rammarico. Francamente credo che dovrebbe essere il primo, nel momento in cui parliamo di tutelare le istituzioni, a prendere atto che al Senato non si stia riuscendo a fare nulla e, quindi, a concordare col Presidente della Camera il passaggio all’altro ramo del Parlamento. Invece, sono lieto delle dichiarazione del Presidente Boldrini, che non erano affatto scontate e che, mi pare di capire, siano molto in linea con quello che penso. Ma è chiaro che c’è bisogno di un accordo fra i due Presidenti». Nel caso in cui la pratica passasse alla Corte Costituzionale, cosa ci dovremmo aspettare? «Non lo so e non mi va neanche di pensarci. Prima bisogna capire se la Corte Costituzionale dichiarerà ammissibile il ricorso della Cassazione, e questo da molti costituzionalisti non è dato affatto per scontato. E poi, qualora intervenisse, bisognerebbe vedere come. Mi pare che una delle cose più probabili è che la Corte Costituzionale possa limitarsi a dichiarare incostituzionale il premio di maggioranza. In questo caso, la legge elettorale rimarrebbe un proporzionale puro con le liste bloccate. Larghe intese per tutta la vita». Ieri ha scritto che stanno dando gli ultimi colpi alla credibilità della politica. Cosa rimarrebbe dopo? Che scenario potremmo prospettare? «Se non si facesse la legge elettorale?». Esatto. Se si facesse la riforma, la politica recupererebbe… «Non esageriamo. La legge elettorale è l’inizio. Per recuperare anni di discredito ci vorranno anni di impegno in senso opposto. Detto questo, sicuramente sarebbe una cosa importante. Se non la si fa, non dovremo meravigliarci se, come sta accadendo ormai in quasi tutte le tornate amministrative, il numero di persone che non va a votare è maggiore di quelle che ci va». Quindi potrebbe vincere l’astensionismo. «L’astensionismo è l’effetto immediato. Quando la gente pensa che il suo voto non vale più niente, perché poi le cose che si dicono non si fanno, evidentemente la traduzione immediata è nel voto». Potrebbe aumentare il bacino elettorale del M5S? «No, francamente non lo penso. Mi pare abbastanza evidente che ci siano forti delusioni anche nei confronti del M5S. Le aspettative erano molto alte e non mi pare che ci siamo accorti di grandi diversità». Sempre sul suo blog, ha parlato di un’orchestra che suona mentre il Titanic va a schiantarsi contro l’iceberg. Quanto è lontano l’iceberg? E ci sono scialuppe? «Quando il Titanic va contro l’iceberg, le scialuppe servono a poco, nel senso che non sono risolutive. Ma per quanto riguarda la credibilità della politica, siamo a poche centinaia di metri dall’iceberg. Non stiamo parlando di una vicenda che nasce una settimana fa. È un discredito che si trascina ormai da alcuni anni e, di giorno in giorno, la situazione peggiora. Si dichiara dalla mattina alla sera che si vuole fare una cosa e poi, quando si è nella condizione di farla, non la si fa». È in sciopero della fame da 46 giorni. Ieri la Presidente Boldrini l’ha invitata a scegliere un metodo di protesta meno dannoso per la sua salute. Raccoglierà l’invito? «Ringrazio ovviamente la Presidente Boldrini, che è attenta alle mie condizioni di salute, ma io non ho alcuna intenzione di fermarmi. Il tema per me è troppo importante. Se io fossi rassegnato ad osservare semplicemente quello che sta accadendo, starei molto peggio di quanto non sto. E quesro nonostante il fatto che, chiaramente, dopo 46 giorni sia molto provato».
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