Crescita: Bankitalia denuncia, Fed e Bce litigano. E l'Italia…

21 novembre 2014, intelligo
Crescita: Bankitalia denuncia, Fed e Bce litigano. E l'Italia…
di Gianfranco Librandi
Mentre Bankitalia denuncia che l’Europa è sull’orlo della deflazione (parole del Direttore Generale Rossi di ieri) l’Istat segnala che al contrario delle altre economie più forti d’Europa, la crescita economica italiana non dà segni di ripresa. Secondo le stime preliminari dell’Istat, il Pil è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% rispetto al terzo trimestre 2013. L’economia era rimasta ferma sullo zero nel primo trimestre 2014 ed era arretrata dello 0,2% nel secondo. Dopo tredici trimestri consecutivi di mancata crescita, cioè con una variazione del Pil negativa o pari a zero, l’economia italiana è “ai livelli del 2000”. Il Pil acquisito per il 2014, quello che si otterrebbe cioè se nel quarto trimestre si registrasse crescita zero, è pari -0,3%. In pratica l’ultimo trimestre “utile” è stato il secondo del 2011, tutto quello che è successo dopo è stato (un paragone per i più giovani) esattamente quello che si replicherebbe in una situazione del tutto simile a un’economia da tempo di guerra. Si disegna una discreta analogia con la situazione Argentina; nella sostanza l’Argentina aggancia il Peso al Dollaro e da quel momento entra sotto il controllo del FMI. Da allora gli organismi sovranazionali chiedevano “le riforme”, e queste sono state fatte per evitare il default del paese sudamericano. Il seguito lo sappiamo tutti. Quello che la politica non vuole capire, o forse fa finta di non capire, è che i mercati rispondono a regole generali per una parte, ma poi seguono regole riferite ai ritmi dell’economia interna al paese di riferimento. E’ come un figlio che deve assumere comportamenti di fondo riferibili ai rapporti naturali fra tutti i figli e i genitori, tuttavia questo non significa che per ogni figlio sia buono un genitore qualunque. Quello che è successo all’Argentina costringendola alla parità monetaria è stato incanalare su binari sbagliati una locomotiva a scarto ridotto, prima o poi deraglia, è una legge matematica, senza esclusioni di alcun genere. Quanto poteva durare? Allo stesso modo ci si deve chiedere se la parità fra la lira e il marco tedesco (cioè l’euro), può durare con queste regole. La medesima domanda è stata posta nel momento peggiore della crisi in Grecia, ma quanto poteva durare la parità fra la Dracma e il Marco tedesco? Infatti, non è durata perché il titolo del debito pubblico greco è andato in default e l’esplosione completa non si è ancora avuta soltanto per tutti i miliardi di aiuti arrivati al Paese ellenico che sono serviti a far credere che sia ancora in vita uno Stato che nella realtà è imbalsamato. Ovviamente il paragone Grecia-Italia non regge, un conto è mantenere in vita la Grecia che se dovesse esplodere sarebbe poca cosa in confronto alla deflagrazione di un Paese come il nostro, di fatto, però, l’esplosività della situazione è la medesima. Sconforta solamente il fatto che a soluzione della pericolosissima situazione siano proposte solo terapie palliative. La nostra economia deve muoversi con una grossa zavorra legata al piede. E se la soluzione più logica sarebbe quella di tagliare il laccio? Tuttavia non conviene a nessuno neanche riunirsi intorno a tavoli senza cercare una soluzione mentre nel centro del tavolo c’è un canestro di frutta secca e lo schiaccianoci nelle mani di un solo commensale. E’ in corso una spaccatura (piuttosto uno scontro vero e proprio) all’interno dei vertici della FED e fra la FED e la BCE. Seguiamo con attenzione perché la sensazione è che Draghi sia a un passo dalla esautorazione, e si porterà dietro, inevitabilmente, anche Renzi?
autore / intelligo
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