Furlan (Fi): "Salvini se ha le pal... aspetti marzo, il ritorno di Berlusconi sul ring"

21 novembre 2014 ore 13:03, Lucia Bigozzi
Furlan (Fi): 'Salvini se ha le pal... aspetti marzo, il ritorno di Berlusconi sul ring'
"A Salvini piace vincere facile. Se ha le pal... aspetti marzo quando Berlusconi riavrà la totale agibilità politica, si misuri con lui alle primarie di coalizione e così ci faremo tutti delle grasse risate”. Non ci gira intorno Simone Furlan, leader dell’Esercito di Silvio e dirigente nazionale di Fi e nell’intervista a Intelligonews spiega come e perché il leader della Lega non sarà mai quello del centrodestra, tantomeno l’anti-Renzi. Furlan non giriamoci troppo intorno: nel centrodestra Salvini è il nuovo Berlusconi? «Noooo. Salvini non può neanche lontanamente essere paragonato a Silvio Berlusconi. Prima, deve prendere i milioni di voti che ha preso Berlusconi e deve dimostrare che alle parole seguono i fatti concreti. Premetto che Salvini è simpatico e in questo momento sta portando avanti battaglie sovrapponendosi ai temi di Berlusconi il quale in questo momento, purtroppo, non può parlare ». Resta il fatto che Salvini è il più presente nei talk televisivi ma anche sul territorio; ha una visibilità politica e mediatica molto forte rispetto a un Berlusconi e a una Fi che in questa fase sembrano appannati. Cosa risponde? «Dimentichiamo tutti che c’è una sospensione della democrazia e che Berlusconi, grazie a manovre interne e a livello europeo, è stato messo fuori, non è libero di esercitare il suo ruolo di leader politico. Io lo definisco un martire della libertà per essersi opposto alla tecnocrazia europea. Salvini ama vincere facile. Faccio un paragone…». Quale? «Salvini è come un pugile dei pesi medi che vuole sfidare il campione mondiale dei pesi massimi sapendo che lui in questo momento è stato messo fuori gioco e non può salire sul ring. Allora io dico: se Salvini ha l’ambizione di fare il leader del centrodestra, abbia le palle, aspetti Berlusconi a marzo quando tornerà pienamente libero e riavrà la piena agibilità politica così ci facciamo due grasse risate tutti assieme, magari mangiandoci un sacchetto di patatine…». Sì ma da qui a marzo ci sono alcuni mesi e nel frattempo Salvini si sta portando avanti, sta guadagnando terreno e consenso politico. Come la mette? «Su questo credo che la differenza la debbano fare i berlusconiani doc. Da mesi dico che non si può solo attendere che Berlusconi torni alla sua piena agibilità politica: in questa fase specifica occorre fare quello che lui con tanta generosità ha fatto per tutti noi, ovvero essere il megafono sul territorio e tra la gente delle sue battaglie politiche. Perché altrimenti, lasciamo la prerogativa a Salvini. E’ stato Berlusconi da sempre, l’interprete delle battaglie a sostegno degli artigiani, delle partite Iva, dei piccoli e medi imprenditori, dei liberi professionisti: oggi questi temi li stiamo lasciando a Salvini. Invece no, tocca a noi». A chi si riferisce? «Dico che dobbiamo stare il territorio. C’è una parte della classe dirigente che ha un po’ dimenticato questa funzione: tocca ai tanti amministratori, ai militanti a che in vista delle tornate elettorali per le regionali in primavera, diventare rappresentanti delle istanze del territorio. L’ho detto anche in occasione di una riunione ai tanti militanti che mi chiedevano cosa fare. Ho ripetuto loro: non dovete aspettare la linea dall’alto perché magari ha caratteri e indicazioni generali, no, dobbiamo stare tra la gente che poi è quello che fa Salvini riportandolo a livello nazionale». Il dato oggettivo, però, è che Berlusconi con Renzi ci ha fatto il patto del Nazareno e in parlamento coi suoi voti sostiene le riforme. In quest’ottica Salvini è il vero anti-Renzi? «Anzitutto dico che è sempre molto più facile criticare che costruire. Salvini è pienamente consapevole che non può trasformare domani in atti concreti quello che dice oggi. Ritengo che Berlusconi avesse pensato di aver trovato in Renzi il leader di una sinistra moderna, una sinistra non ideologizzata come l’abbiamo vista e conosciuta in venti anni, col quale poter davvero scrivere insieme le regole del gioco. Pertanto ha partecipato alle riforme, il patto delle riforme nella sua essenza aveva questa finalità. E’ un mio pensiero personale, ma ritengo che Berlusconi si stia rendendo conto che forse Renzi è più vecchio di coloro i quali voleva rottamare». Quindi secondo lei il patto del Nazareno è a rischio? «Non lo so. Mi sembra che Renzi quanto meno stia cambiando continuamente le carte in tavola. Sono tra quelli che spingono per una opposizione forte e concreta perché questo governo sta dimostrando di essere un esecutivo tipico di sinistra che conosce solo l’arma della tassazione e che ci sta portando alla deriva». Come legge l’editoriale di Bruno Vespa che non ha mai nascosto la sua stima per il Cavaliere ma che oggi fa un endorsement a Salvini? Che segnale è quando Vespa dice che il centrodestra deve ripartire dal leader della Lega? «Credo che più che da Salvini il centrodestra debba ripartire dal coraggio; questa è la stagione del coraggio: come dico io bisogna essere meno democristiani e più veri, più concreti. Salvini interpreta bene questo spirito ma se però ricomincia a farlo Berlusconi credo che non ci siano paragoni che tengano. L’unico che in assoluto può federare il centrodestra e favorire un’alternativa di governo è Berlusconi. Salvini non può ambire a essere l’alternativa al governo Renzi». La lega è data dai sondaggi al 10 per cento a fronte di una Fi che oscilla tra il 15 e il 16 per cento. Cosa risponde? «Il motivo sta in quello che dicevo prima. Berlusconi è un leader che non è libero di andare in mezzo alla gente, non può allontanarsi da casa ed è costretto a spostarsi tra Arcore e Roma in base agli orari previsti dalle limitazioni che gli sono state prescritte. È già un miracolo che oggi siamo ancora al 16 per cento. Per questo nei prossimi 4-5 mesi che ci separano dalle regionali e dal ritorno alla piena agibilità politica del nostro leader, dobbiamo traghettare le sue battaglie e radicarle ancora di più sul territorio, comunicarle alle persone in attesa che Berlusconi torni libero e possa portare Fi e il centrodestra verso una nuova dimensione. Poi - e oggettivamente è quello che Berlusconi sta già facendo – occorre riprogettare Fi, innestarla con forze vigorose, e che vi sia un passaggio generazionale». Sì ma secondo lei come si prepara la successione a Berlusconi? «Non è affatto una successione. Io dico sempre: a casa tutti tranne Silvio. Secondo me Berlusconi deve fare come ha fatto con il Milan: riformulare la squadra». Borghezio a Intelligonews dichiara che a Roma tanta gente lo sta contattando per la Lega della Capitale e tra questi vi sono anche personalità di spicco del mondo accademico. Come commenta? «Borghezio faccia i nomi. E’ facile dire mi stanno chiamando i professoroni, dica intanto chi sono. A Tor Sapienza mi pare che Borghezio non sia stato accolto con tutto questo grande entusiasmo e questa grande acclamazione. Lui è un altro di quelli che da un milioni di anni chiacchiera, ma non mi pare di aver visto cose sconvolgenti, atti parlamentari, risultati concreti portati a casa nel suo ruolo di parlamentare europeo. Vivere da vent’anni di parole non vuol dire assolutamente risolvere le esigenze dei cittadini». Cosa direbbe a un Salvini mediaticamente e politicamente “scatenato”? «Gli direi che sta facendo bene, ma gli ricorderei che quando lui arriva Berlusconi è già di ritorno, come dicono in Toscana…».
autore / Lucia Bigozzi
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