Parigi, la password della settimana è "Noi siamo quelli che..."

21 novembre 2015 ore 7:00, Paolo Pivetti
Parigi, la password della settimana è 'Noi siamo quelli che...'
L’eco degli spari e delle esplosioni di Parigi invade i giorni e le notti delle cronache. Anche le distese di candele e lumini, linguaggio della pietà prestato dalla Fede all’umanità, servono per ricordare, per avere presente. C’è anche chi vuol ballare per riaffermare la vita. Tutto il mondo canta la Marsigliese. Anche Gerusalemme si sente Parigi.

Dunque la campanella dell’ultimo giro è suonata? La sfida degli jiadisti sta arrivando per forza inevitabile della storia al suo confronto finale, al redde rationem, o se vogliamo dirla più modernamente allo show-down? Eppure qui, tutto intorno a noi, nella confusione di opposte retoriche, regna una nebbia fitta. Ma noi, nel bailamme dei distinguo, riusciamo a cavar fuori una larva di nostra identità? Noi, chi siamo noi?

Gli altri, chi siano è più facile dirlo.

Sono quelli che accompagnano i colpi del kalashnilov col grido Allah Akhbar: un grido che non è una loro improvvisazione di oggi: lo hanno imparato, o letto, o ricevuto in eredità, dalla loro storia.

Ma gli altri sono anche quelli che a Camere riunite per bocca del loro presidente proclamano senza incertezze “La Francia è in guerra” e alla fine del discorso si alzano tutti in piedi e insieme cantano la Marsigliese.

E sono quelli che “Uniamoci come contro Hitler e distruggiamoli”. E fanno partire senza por tempo in mezzo stormi di Tupolev.

Ma noi, di fronte a queste ben certe identità, chi siamo? C’è un terreno nel quale possiamo affondare le radici di una decisione per reagire?

Noi siamo quelli che “La solidarietà è il farmaco fondamentale contro l’oscurantismo e l’intolleranza. Non ci faremo rubare il nostro modello di vita e il nostro futuro.” (Mattarella).

Noi siamo quelli che “Non bisogna correre il rischio dell’isteria e neanche della sottovalutazione. Non credo che la priorità siano leggi speciali.” (Renzi).

Noi siamo quelli che “Roma e l’Italia esposte come Parigi” (Alfano).

Noi siamo quelli che “Dobbiamo combattere i terroristi sul piano militare ma senza entrare in una dinamica di conflitto” (Gentiloni).

Noi siamo quelli che “Soltanto i coglioni, gli idioti e le persone in malafede possono pensare che il problema siano i rifugiati” (Cacciari).

Noi siamo quelli che “La Turchia venga esclusa dagli Europei di calcio” (Salvini).

Noi siamo quelli che “Niente porte blindate nella Chiesa, tutto aperto” (Bergoglio).

Noi siamo quelli che “L’Unione Europea è il nulla politico, lo zero assoluto; siamo nelle mani di incompetenti e incapaci” (Berlusconi).

Noi siamo quelli che “Ahi serva Italia, di dolore ostello / nave senza nocchiero in gran tempesta / non donna di province ma bordello...” (Dante).

Noi siamo quelli che “Siam pronti alla morte / l’Italia chiamò” (Mameli)

Noi siamo quelli che “Io speriamo che me la cavo” (D’Orta).
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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