Demagogia populismo e bufale sul finanziamento pubblico ai partiti

21 novembre 2015 ore 17:32, Luca Lippi
Demagogia populismo e bufale sul finanziamento pubblico ai partiti
In una intervista alla trasmissione “di martedì” il senatore ed ex presidente del consiglio Mario Monti incalzato dal conduttore, alla richiesta di esprimere un parere sull’attuale Presidente del Consiglio ha risposto “è il meno populista di tutti”. Risposta “democristiana” tuttavia assai azzeccata; nel mare magnum della politica attuale e con il rischio di elezioni comunali e regionali incerte più che mai, è anche cominciata la campagna elettorale, e in queste occasioni si celebra l’inno del populismo. Recentemente però Matteo Renzi si è rivelato populista quanto gli altri, e nei giorni scorsi si è consumato lo scontro fra “titani populisti”. Matteo Renzi esattamente l’8 novembre scorso ha dichiarato che il finanziamento pubblico ai partiti lo ha abolito il suo esecutivo e che il M5S utilizza danaro pubblico esattamente come gli altri.

Matteo Renzi cade nella trappola appuntandosi una medaglia che non è a sua: il 28 dicembre 2013, Enrico Letta ha presentato un decreto legge approvato in via definitiva il 20 febbraio 2014 e pubblicato il giorno dopo in Gazzetta Ufficiale. 24 ore dopo (22 febbraio 2014) nasceva l'esecutivo Renzi. Oltretutto, il premier spende indebitamente un merito che un vero e proprio merito non è. Quello che è stato abolito con il decreto in questione è il finanziamento pubblico diretto ai partiti, mentre rimangono di fatto molte forme indirette di finanziamento. Il cambiamento più grande della norma riguarda i rimborsi elettorali, che saranno aboliti una volta terminato il pagamento delle rimanenti rate dalle elezioni politiche del 2013. Come si può infatti leggere dalla relazione datata 16 marzo 2015 della Corte dei Conti l'abolizione del finanziamento pubblico diretto entrerà a pieno regime solamente nel 2017, lasciando spazio ad un finanziamento basato sulle detrazioni fiscali delle donazioni private e sulla destinazione volontaria del 2 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche.

Per i strenui difensori del premier è utile ricordare che il versamento volontario del 2 per mille comunque è una forma di finanziamento sul groppone di tutti! In sostanza, se lo Stato fino all’entrata in vigore del 2 per mille “volontario” incassa 10000 euro in tasse (destinate ai servizi) con la decisione del contribuente di destinare 1 euro a un partito piuttosto che un altro, nella sostanza priva di un euro tutta la collettività che dovrà sborsare a sua volta un euro in più per mantenere l’equilibrio necessario a garantire i servizi. Inoltre, si aggrava la situazione perché lo stato continua a dare soldi ai partiti! Indirettamente, lo stato finanzia i gruppi parlamentari di Camera e Senato, per esempio nel 2013 i gruppi parlamentari di Camera e Senato hanno ricevuto 40 milioni di euro (fonte Openpolis) che in grandezza assoluta corrisponde a due anni di rimborsi elettorali. A questi devono essere aggiunti i finanziamenti pubblici indiretti, alle testate giornalistiche di organi politici; per esempio sempre nel 2013, l'Unità ha ricevuto dallo Stato oltre 2 milioni di euro in quanto testata del Partito Democratico

Ora passiamo al M5S, attaccato dal Presidente del Consiglio perché spesso “punzecchiato” dai parlamentari pentastellati sul fatto che loro hanno ripudiato soldi pubblici destinati al loro movimento. Il Movimento 5 Stelle, come da regolamento, riceve una fetta del finanziamento di stato ai gruppi parlamentari come tutti gli altri in base alla sua composizione numerica. Soldi che si aggiungono agli stipendi dei parlamentari. Quello a cui il Movimento di Beppe Grillo ha rinunciato sono i rimborsi elettorali, e la possibilità di accedere al 2xMille e questo si capisce leggendo la relazione della Corte dei Conti (documento che certificava le spese elettorali e sanciva le rate dei rimborsi stessi), il Movimento 5 Stelle è stato dichiarato ufficialmente decaduto come partito politico. Di cosa parliamo? I partiti che vogliono ricevere contributi da parte dello Stato (diretti o indiretti che siano) devono presentare delle documentazioni (atti costitutivi, statuti e bilanci), al fine di essere "riconosciuti" dallo Stato. I pentastellati, per loro scelta, questi documenti non li hanno mai presentati, di fatto rinunciando al diritto in questione. Stesso discorso vale per l'attuale sistema vigente della donazione del 2xMille ai partiti politici: il Movimento 5 Stelle infatti non risulta essere nella lista dei partiti che possono usufruire di tale forma di finanziamento, un pò per scelta politica, un pò perché il Movimento 5 Stelle uno statuto vero e proprio non ce l'ha.

Dunque il M5S, come tutti i gruppi attivi in parlamento, ricevono un contributo economico per le loro attività istituzionali:precisamente nel 2014 il Movimento 5 Stelle ha ricevuto circa 2,7 milioni di euro al Senato e circa 4,4 milioni alla Camera. Quindi in sostanza, rinunciano solamente al rimborso elettorale che è veramente poca cosa e non hanno diritto al 2 per mille non perché hanno espresso specifico rifiuto, ma perché non esistono causa l’assenza di uno statuto. In conclusione, temiamo che la campagna elettorale imminente sarà foriera di molte imprecisioni e tanta, tanta demagogia!
autore / Luca Lippi
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