Airbnb: no a tassa su affitti temporanei, ma è solo congelata

21 novembre 2016 ore 15:38, Luca Lippi
Il nodo Airbnb sta coinvolgendo trasversalmente diversi schieramenti in Aula che a diverso titolo reclamano le proprie motivazioni su tassare o non tassare.
Di cosa parliamo? 
parliamo di cedolare secca al 21% per gli affitti brevi e su Airbnb che è un servizio online che permette di prenotare e offrire alloggi in ogni parte del mondo, e che ora punta anche fare concorrenza alle agenzie di viaggi. 
È molto più economico degli hotel, più immediato, e include tutti gli strumenti necessari a organizzare i propri viaggi al meglio, senza imbattersi in brutte sorprese.
Fra i 5000 emendamenti alla manovra, poi drasticamente ridotti a poco più di mille, un capitolo fra i più dibattuti è proprio quello di imporre la cedolare secca sugli affitti temporanei delle case vacanze.
La proposta originaria partita dal Pd imponeva la cedolare secca al 21% per tutte le transazioni di affitto temporaneo in strutture come casa vacanze e affini; da qui la levata di scudi dei diretti interessati che a diverso titolo si oppongono alla norma , da un lato gli albergatori, che vedono in Airbnb una forma di concorrenza sleale (si ripropone lo scontro tra gli operatori tradizionali e la sharing economy già in atto per esempio tra i tassisti e Uber),  dall'altro i proprietari di casa, rappresentati dalle varie associazioni del settore, che difendono il diritto di fare in casa propria quello che si vuole.
La domanda di fondo è una; imporre la cedolare secca sugli affitti temporanei delle case vacanze significa ridurre l'evasione fiscale e regolarizzare una forma ormai molto diffusa di ospitalità alberghiera oppure vessare ingiustamente i proprietari che affittano ogni tanto qualche stanza per incrementare le entrate?
Intanto è importante sottolineare che Matteo Renzi ha immediatamente rimproverato ‘i suoi’ mettendo in discussione l’emendamento che appare come un vero e proprio ‘aumento di tasse’.
Giulio Marcon e Giovanni Paglia (Sinistra Italiana, commissione Bilancio di Montecitorio) hanno subito risposto che “oggi in Italia un privato che ottiene reddito dall'affitto di una stanza dovrebbe dichiararlo e pagare l'aliquota Irpef, oltre alle addizionali. Se non lo fa è perché una piattaforma estera incassa commissioni sulla mediazione garantendo l'anonimato, e di conseguenza l'affitto in nero”.
Dalle fila del Pd Francesco Boccia difende la Norma: "Sulla cosiddetta norma 'Airbnb' che poi in realtà riguardava banalmente la cedolare secca per i B&B evitiamo demagogia e propaganda non solo sul fisco ma almeno quando tocchiamo il tema  molto serio della sicurezza e tasse comunali evase".

Airbnb: no a tassa su affitti temporanei, ma è solo congelata

Proprio in questi giorni sono circolati dati sul ripiegamento della sharing economy: sembra che non stia crescendo più nei Paesi nei quali si è diffusa inizialmente e con maggior vigore, a cominciare dagli Stati Uniti. Ciononostante, ha spiegato in questi giorni Federalberghi, in Italia il 79% delle "case vacanza" viene affittato per oltre sei mesi l’anno, e il 70% non è mai stato abitato da nessuno prima che il proprietario iniziasse questo tipo di attività. Il che significa che si sta creando un vero e proprio sommerso del turismo. In effetti gli affittacamere abusivi sono sempre esistiti, in questo caso però si tratta di un'attività potenziata da una solida piattaforma come Airbnb, che vale ormai, secondo le ultime stime pubblicate dal Wall Street Journal, 30 miliardi di dollari.
Per Confedilizia, l'associazione dei proprietari di case, si tratta invece "di una pericolosa macedonia di norme confusionarie e orpelli burocratici, che avrebbe come effetto la fine della locazione turistica e, con essa, dell'unico modo con cui alcuni proprietari riescono a pagare almeno parte delle tasse sulla casa, una patrimoniale da 22 miliardi l'anno fatta di Imu, Tasi e di altri balzelli meno noti", come dichiara il presidente, Giorgio Spaziani Testa.
In conclusione, Renzi in questo momento non vuole esacerbare gli equilibri ma la situazione è piuttosto alterata, la parola ‘patrimoniale’ evocata da Confedilizia è uno spauracchio che mette sull’attenti diverse persone che si vedono con le spalle al muro riguardo il proprio diritto di potere detenere ricchezza senza dovere necessariamente cederne la titolarità per il solo fatto di detenerla.
Quindi norma 'congelata' ma non rimossa!

autore / Luca Lippi
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