Che fine ha fatto Vittorio Cecchi Gori?

21 novembre 2016 ore 11:54, intelligo
di Anna Paratore

Vittorio Cecchi Gori nasce il 27 aprile del 1942, in piena Seconda guerra mondiale. E’ l’unico figlio di Mario e di Valeria, che all’epoca sono una famiglia modesta. Papà Mario è un uomo che si adatta a qualsiasi lavoro, sempre però con una gran voglia di migliorare la vita della sua famiglia tanto che, inizialmente autista di Dino De Laurentis e poi di Vittorio De Sica, entra nel mondo del cinema da una porta di servizio e si fa largo alla grande. Dopo pochi anni, infatti, tramite conoscenze, capacità, invettiva e tanta voglia di fare, comincia un’attività che lo porterà ad un certo punto ad essere il maggior produttore cinematografico italiano, e non solo.  In tutto questo, l’unico figlio Vittorio cresce nella bambagia più assoluta “cocco di mamma” fino alla fine. Per lui gli anni dell’adolescenza prima e della gioventù poi, sono davvero d’oro. Papà Mario lo tiene lontano dall’attività lavorativa, non si sa bene se perché voglia che il figlio si diverta più che può o perché non giudicandolo questo “fenomeno”, teme i guai che gli potrebbe combinare. Vittorio, dal canto suo,  no n è poi che sgomiti troppo per finire 12 ore al giorno dietro a una scrivania. In fondo, la sua è un’esistenza entusiasmante fatta di auto veloci e donne da copertina, che fretta c’è di mettersi a lavorare seriamente?
Il giovanotto non è bellissimo, ma possiede il fascino del denaro e del potere. E poi, sebbene il produttore di casa sia il papà e lui non possa mettere bocca nell’attività di famiglia, basta il suo cognome per renderlo affascinante agli occhi di ogni giovane attrice – e non solo – che voglia sfondare nel mondo dello spettacolo. Così, le notti brave di Vittorio Cecchi Gori si susseguono, tra amici che si chiamano Gassman e Sordi, e storielle sentimentali con ragazze che tutti vorrebbero poter corteggiare, come la maggiorata Maria Grazia Buccella.  Tutto questo fino al 1983, quando il nostro conosce un’attricetta, la figlia di un sassofonista che però fa il muratore per campare, ex modella del catalogo Postalmarket, bellissima ragazza, che incontra sul set di Attila Flagello di Dio. Lei è Rita Rusic, nativa di Parenzo, classe 1960. E’ un amore travolgente? Parrebbe di sì, anche se quando Mario Cecchi Gori non parve per il gossip del tutto d'accordo. 
Che fine ha fatto Vittorio Cecchi Gori?
Vittorio e Rita si sposano nel 1983, e la ragazzotta aspirante attricetta, di colpo si trasforma in una signora del bel mondo, e comincia lei sì a seguire l’azienda di famiglia con interesse e attenzione tanto che, dieci anni dopo il matrimonio e due figlioli (Vittoria e Marietto), quando Mario morirà d’infarto nel 1993, sarà lei a prendere saldamente in mano l’attività. E anche con una discreta capacità, tanto che bisogna attribuirle di aver scoperto sia Leonardo Pieraccioni che Giorgio Panariello, e di aver dato grande impulso all’attività del marito. Una presenza ingombrante quella di Rita nella vita di Vittorio, quasi quanto lo era stata quella del papà Mario, ma probabilmente tutto filerebbe liscio se la storia d’amore tra i due non cominciasse ad incrinarsi e i rapporti di coppia ad inasprirsi. La separazione prima e il divorzio dopo sono di quelli che fanno la felicità di ogni giornaletto di gossip, tutta una teoria di liti furibonde, tentativi di suicidio, insulti urlati in ogni dove, accuse pensatissime. Alla fine lei gli chiede 2000 miliardi, metà del patrimonio di famiglia. Il tribunale le concede un assegno di 70 milioni di lire al mese, quando 70 milioni sono ancora bei soldini.
Nonostante ciò, gli anni che intercorrono tra la morte del papà Mario e l’inizio delle difficoltà economiche del gruppo Cecchi Gori, sono anni entusiasmanti e fertili per Vittorio. Malgrado molti addetti ai lavori lo considerino poco più di una macchietta, col “…ciuffo color mogano, la camicia sempre spalancata sul pelo dove sfavilla un crocifisso incastonato di diamanti…”, come scrive Maurizio Crosetti, Vittorio Cecchi Gori produce buona parte della commedia all’italiana di successo, compresi due capolavori – qualcuno sostiene grazie all’acume della moglie – come Il Postino di Troisi e La Vita è Bella di Benigni, entrambi premi Oscar per il miglior film straniero.
Oltre alla casa di produzione, a decine di sale cinematografiche in tutta Italia e a notevoli altri beni, alla morte del papà, Vittorio ha ereditato anche la presidenza della Fiorentina, la squadra del cuore per tutta la famiglia, compresa la mamma Valeria, sempre pronta a seguire il marito prima e il figliolo poi sugli spalti del Franchi.  Insomma, ce ne sarebbe tanto per chiunque, ma per Vittorio è probabilmente troppo. Forse non possiede la tempra granitica del padre, ma il grande compiacimento che circonda chiunque abbia potere e denaro, e la facilità con cui certi benefici gli sono arrivati, collaborano a fargli montare un po’ troppo la testa tanto è vero che, come dice sempre Crosetti: “…pensa di depurare l’Arno perché lo vede lurido quando si affaccia dal suo attico, si mette in testa di poter essere più alto di Berlusconi in tutto: nel pallone, in politica, con le tivù, nel cinema...” Così compra Telemontecarlo e Videomusic, poi trasformata in Tmc 2, e viene eletto senatore nel Partito popolare nel 1994. In seguito sarà tra quelli che al momento del voto di fiducia al primo governo Berlusconi usciranno dall’aula determinandone la caduta.
A questo punto, senza entrare troppo nel particolare perché non basterebbero pagine e pagine, comincia la parabola discendente di questo rampollo d’oro ormai diventato un panciuto signore di mezz’età ma che continua a ostentare i vezzi e le debolezze di quando aveva vent’anni.  Il 2000 può essere considerato una sorta di “anno orribile” nella vita di Vittorio. In un breve lasso di tempo, perde le tivù su cui aveva scommesso davvero tanto, l’adorata mamma che gli era sempre rimasta vicina difendendolo in ogni circostanza, la presidenza dell’amata Fiorentina che comunque gli sarà costata un’altra imprecisata quantità di miliardi. L’impero comincia a sgretolarsi, probabilmente non solo per le gravi perdite finanziarie, ma soprattutto per la perdita di fiducia di amici, sostenitori, investitori davanti a quella che Vittorio stesso definisce “una casa di cristallo” e che quindi sembra proprio prossima a frantumarsi.
L’11 dicembre del 2001 la sua bellissima casa sul lungotevere viene perquisita alla presenza della sua fidanzata di allora, Valeria Marini. Da quel momento in poi, la discesa diviene addirittura rovinosa. Ad avviso di garanzia si sussegue avviso di garanzia, e poi la custodia cautelare, che lo porta in carcere dove resta alcuni mesi. Intanto arrivano anche le prime condanne per il fallimento della Fiorentina e riguardo ai crac di alcune società e per il crac Finmavi.
Oggi di Vittorio si sa poco. La Rusic si dice dispiaciuta per lui.  Una triste parabola discendente per una partenza così entusiasmante...

autore / intelligo
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