Quaglie, gufi e avvoltoi: tutta questione di numeri

21 ottobre 2013 ore 17:28, intelligo
Quaglie, gufi e avvoltoi: tutta questione di numeri
Una Colomba (Quagliariello) e una Palma (Nitto) non fanno primavera. Perché in mezzo ci sono numeri che in Aula fanno la differenza e in politica rimandano a equilibri interni ed esterni. Sono i numeri dei pidiellini filo-governativi e quelli dei lealisti: tregua apparente sull’interdizione di Berlusconi, ma scontro strisciante sui destini del partito e le “nuove” alleanze.
Se, come gli spifferi di Intelligonews segnalano, tra i lealisti torna la tentazione di staccare la spina e tornare al voto tra febbraio e marzo col Cav. in sella (o di lato) alla nuova Forza Italia, l’ipotesi di un bis-sfiducia al Senato stavolta giocato sulla legge di stabilità, potrebbe sortire lo stesso effetto di quindici giorni fa. Di nuovo c’è il travaglio di Scelta Civica dopo il terremoto-Monti e cosa ne potrà derivare: se una rottura sancita domani nella riunione del direttivo con l’ipotesi di gruppi autonomi in parlamento (soprattutto al Senato dove il gruppo è diviso mentre alla Camera prevalgono i montiani), o se invece si arriverà a una ricomposizione (opzione ritenuta difficile). Certo è che il pranzo di Mauro con Casini e Alfano ha segnato uno spartiacque: i pidiellini-governativi e l’ala centrista di Sc seminano il campo – stando alle dichiarazioni delle ultime 72 ore – di un Ppe italiano durante e con Berlusconi. Ed è facile ritenere che in quest’ottica il pressing degli alfaniani sui senatori di Sc ancora indecisi e su quelli che hanno già deciso (gli undici+1 firmatari del documento che ha portato alle dimissioni di Monti) si farà più intenso. Anche perché qui si incastra l’altra partita che il Pdl – stavolta unito – sta portando avanti: mettere nel carniere più voti possibili per evitare la decadenza di Berlusconi da senatore. Guadagnare tempo è la parola chiave, sia per l’oggi che per il domani. Che il clima nel quartier generale di San Lorenzo in Lucina resti tesissimo lo dimostra la replica – durissima – del senatore Nitto Palma al ministro Quagliariello. Nell’intervista al Messaggero, il pomo della discordia è più che altro il passaggio nel quale il titolare delle Riforme ritiene che i pasdaran del Cav. non abbiano i numeri per mettere in ginocchio il governo: “Da mercoledì 2 ottobre, giorno della fiducia a Letta, non si torna indietro. Se qualcuno puntasse di nuovo alla crisi, si ritroverebbe gli stessi numeri a favore dell’esecutivo. Anzi: forse anche qualcuno di più”. Chiaro il riferimento a Sc alla quale Quagliariello guarda con interesse: “Quel che sta accadendo in Scelta Civica è una grande opportunità da cogliere. Partendo dalle scelte concrete di governo”. Altra stoccata ai lealisti avvertendo che chi si ostina (vedi Fitto) a chiedere l’azzeramento delle cariche nel Pdl “è contro il progetto di un centrodestra inclusivo, moderato e in sintonia con quel popolo che lo vota; se il centrodestra vuol tornare a vincere all’interno di uno schema bipolare deve andare da Alfano a Casini, con Silvio Berlusconi capo carismatico e Alfano alla guida del partito”. Tanto è bastato per scatenare l’ira funesta di Palma che sferza: “Prendo atto che il ministro Quagliariello, di cui ignoravo sia le capacità divinatorie che quelle di interpretazione del nostro elettorato, ha già definito i futuri assetti del centrodestra e del Pdl-Forza Italia, in particolare relegando il presidente Berlusconi al ruolo di padre nobile. Tanto da riaffermare che, in caso di azzeramento, la cui concretizzazione può passare solo ed esclusivamente dalla decisione del presidente Berlusconi, non entrerà in Forza Italia”. Quagliariello il cattivo e Palma il buono? Dipende da che parte la si giri: resta il fatto che contano i numeri. Pure quelli di Scelta Civica. A partire dal direttivo di domani dove proprio i numeri, faranno la differenza.
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