Vaccini e sentenze: ora la Cassazione dice no al risarcimento danni

21 ottobre 2015, Marta Moriconi
Vaccini e sentenze: ora la Cassazione dice no al risarcimento danni
Vaccini sempre al centro del dibattito e la giustizia prova a fare a chiarezza. 
Già a Bologna, la corte d'Appello  aveva ribaltato a marzo una discussa sentenza del 2102 del giudice del lavoro di Rimini, che aveva riconosciuto il risarcimento ad una coppia romagnola il cui bambino era stato vaccinato dalla Asl nel 2002 e successivamente aveva avuto una diagnosi di autismo. Si trattava di una decisione "storica", come anche questa volta.
Se sui vaccini esistono, come cita la sentenza, “studi irrilevanti smentiti dalla comunità scientifica”, su chi vaccina non non pesa la "cattiva esecuzione di una iniezione". Spieghiamo meglio.

Il ricorso è del 1997 e lo aveva fatto Filomena P. al pretore di Torre Annunziata. Accusata è stata una dottoressa che con l'iniezione aveva leso il "nervo circonflesso" del soggetto con tanto di effetto collaterale.

A quel punto si era aperta la causa con richiesta di risarcimento danni, a carico della Asl 5 di Napoli, "a seguito della cattiva esecuzione di una iniezione intramuscolare finalizzata alla vaccinazione obbligatoria antitifica". 

Dopo un primo rigetto della domanda nel 2003 del tribunale di Torre Annunziata, la Corte d'Appello di Napoli nel 2011 aveva affermato che "benché sia stato provato che l'iniezione aveva toccato e danneggiato il nervo circonflesso, nessuna responsabilità era ascrivibile al medico vaccinatore e per esso alla Asl, avendo il medico somministrato il vaccino in maniera tecnicamente corretta e avendo il predetto nervo un andamento variabile da individuo ad individuo".

E allora è stata la volta della Cassazione. Filomena voleva giustizia. Ma la sentenza 21177 chiude la storia: su responsabilità medica e danno da vaccinazione la Corte d'Appello ha preso questa decisione: "Non ha violato i principi in tema di responsabilità medica". Dunque non è valutabile quanto "all'esterno della sfera di controllo e di prevedibilità della professionista che ha effettuato l'intervento routinario".

Per la Corte quindi esiste ed è stato valutato "il nesso causale tra la vaccinazione e il danno riportato dalla paziente" ma non è imputabile "che la responsabilità colposa gravasse sulla dottoressa che ha eseguito la vaccinazione, la quale si è attenuta ai protocolli nella localizzazione dell'iniezione e nelle modalità della sua esecuzione, né era tenuta, trattandosi di una pratica routinaria, a eseguire altri e più complessi accertamenti preventivi". 

Dunque, "il verificarsi dell'evento dannoso è stato ricondotto al caso fortuito", in questo caso "all'andamento variabile e talvolta imprevedibile del nervo circonflesso". 
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