Sinodo verso la conclusione: le maggioranze vincenti su Eucaristia, gay e gender

21 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Sinodo verso la conclusione: le maggioranze vincenti su Eucaristia, gay e gender
“Per l’intercessione di San Giovanni Paolo II preghiamo che il Sinodo dei Vescovi, che sta per concludersi, rinnovi in tutta la Chiesa il senso dell’innegabile valore del matrimonio indissolubile e della famiglia sana, basata sull’amore reciproco dell’uomo e della donna, e sulla grazia divina”. 

Questa l’invocazione di Papa Francesco in occasione della solennità liturgica dedicata alla memoria del Papa polacco da lui stesso canonizzato. Un Papa, Wojtyla, che ha sempre fatto della difesa del principio dell’indissolubilità del matrimonio, unito a quello della difesa della vita umana, un caposaldo del suo pontificato. Il Sinodo si sta avviando alla conclusione e secondo indiscrezioni dovrebbe risolversi come si era pensato sin dall’inizio, ossia senza decisioni eclatanti, rivoluzionarie o di grande rottura. Qualche spiraglio potrà esserci soprattutto sul tema della riammissione dei divorziati risposati all’Eucaristia ma nulla che lasci pensare a svolte epocali. Ad ogni modo la maggioranza dei padri sinodali si sarebbe riconosciuta nella ferma volontà di difendere l’istituto del matrimonio e quindi la sua indissolubilità, evitando di far passare scelte che potrebbero in qualche misura contraddire questo principio. 

Il tema della comunione ai divorziati risposati è uno di questi e nonostante le spinte riformiste provenienti dai vescovi tedeschi, l’orientamento prevalente sarebbe quello di accompagnare queste persone in una sorta di cammino penitenziale che porti a valutare le cause che hanno generato il fallimento del primo matrimonio e soltanto alla fine lasciare al vescovo diocesano la decisione se riammettere o meno il divorziato risposato all’Eucaristia. 
Altro tema che sembrerebbe  respinto dalla maggioranza dei padri sinodali è quello delle coppie gay. In pratica su questa specifica questione dovrebbe restare pressoché invariato l’approccio fin qui tenuto, ossia quello del rispetto della persona omosessuale ma senza legittimare in alcun modo l’omosessualità che resterebbe un disordine morale. Anche per le persone omosessuali dovrebbero essere previsti percorsi di sostegno e di accompagnamento ma fermo restando che nessuna legittimazione sacramentale potrà essere riconosciuta nei riguardi dell’unione fra persone dello stesso sesso, mantenendo anche in piedi quel richiamo alla castità quale strumento per restare in piena comunione con la Chiesa. Anche perché, su questo punto, soprattutto i cardinali e vescovi italiani avrebbero evidenziato come, eventuali cedimenti, rischierebbero di agevolare l’affermazione dell’ideologia gender che l’intero Sinodo all’unanimità si sarebbe trovato d’accordo a condannare. Anche i progressisti più accesi, ad iniziare ad esempio dal cardinale tedesco Reinhard Marx che pure si è sempre mostrato aperto e sensibile sul tema dell’accoglienza delle coppie gay, hanno evidenziato la pericolosità connessa allo sviluppo di un’ideologia che punta a svuotare di significato le differenze sessuali naturali omologando tutto ad una neutralità dei sessi contraria al progetto originario di Dio. 

Sinodo verso la conclusione: le maggioranze vincenti su Eucaristia, gay e gender
Queste le ultime indiscrezioni, anche se i  vari gruppi sono alla ricerca di una mediazione che porti ad elaborare un documento finale il più possibile rispondente alle varie posizioni in campo. Anche se questo appare decisamente difficile visto che gli stessi gruppi si sarebbero divisi a loro volta; e così fra conservatori spinti e conservatori più aperti, ultra progressisti e progressisti a metà, le possibili soluzioni ai vari temi sarebbero state talmente ampie e diversificate da rendere quasi impossibile una loro completa omologazione. Alla fine dunque secondo i rumor più accreditati ad avere la meglio dovrebbe essere la posizione moderata, quella del fronte guidato dall’arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn, favorevole alla ricerca di soluzioni compatibili con la dottrina della Chiesa. Schonborn infatti è stato spesso indicato come il mediatore ideale fra il riformismo spinto di Walter Kasper e dell’episcopato tedesco e il tradizionalismo rigido di Peter Erdo, Leo Burke e altri. Una linea quella della moderazione intorno alla quale pare si starebbe ritrovando la grande maggioranza dei padri sinodali. Soluzioni che comunque la si pensi spegnerebbero le speranze di quanti si attendevano stravolgimenti in seno alla Chiesa. 

L’ultima parola alla fine spetterà a Papa Francesco ma appare evidente come, dopo aver voluto un confronto così franco fra gli episcopati di tutto il mondo, il Papa non possa far altro che uniformarsi alla linea che uscirà dal Sinodo con la maggioranza più ampia
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