Lo Stato fa guerra al caporalato, stretta anche sulle aziende compiacenti

21 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Stretta del Governo sul caporalato, grazie a due emendamenti alla riforma del Codice antimafia. 

Le misure introdotte saranno molto pesanti e andranno dalla confisca penale "obbligatoria e allargata" per il "reato di caporalato" alla responsabilità oggettiva dell'ente che si avvarrà dell'intermediazione dei caporali per arruolare manodopera a basso costo eludendo la disciplina sul lavoro. 

Naturalmente le novità dovranno essere approvate dal Parlamento che esaminerà il nuovo Codice antimafia a novembre. Il relatore del testo è il deputato del Pd  Davide Mattiello che spiega: "Gli emendamenti presentati dal governo sono in sintonia con quello che io stesso avevo già presentato, sono molto soddisfatto e sono certo che i voti confermeranno questo indirizzo".

Il fenomeno del caporalato è molto diffuso nel mondo e in Italia è radicato soprattutto nel Mezzogiorno. Il caporalato è spesso collegato ad organizzazioni malavitose. Esso generalmente trova grande riscontro nelle fasce più deboli e disagiate della popolazione, ad esempio tra i lavoratori immigrati. 
Tuttavia anche al Nord esistono fenomeni di caporalato, lo sfruttamento della manodopera a basso costo in agricoltura è infatti diffuso anche in Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia e provincia di Bolzano.

Il fenomeno è stato denunciato più volte soprattutto in seguito a fatti di cronaca nera come l’incidente avvenuto  nel maggio del 1980 a tre ragazze in Puglia che persero  la vita in un incidente mentre viaggiavano su un autobus dei caporali. 
Nacquero manifestazioni di protesta con i caporali che tentarono di investire dei lavoratori e dei sindacalisti dopo aver rivolto nei loro confronti ripetute minacce di morte.

Il fenomeno del caporalato si è ancora più diffuso con l’arrivo massiccio degli immigrati clandestini provenienti soprattutto dall'Africa e dall'Asia. Infatti chi emigra clandestinamente nella speranza di migliorare la propria condizione, finisce facilmente nelle mani di queste persone, che li riducono in condizioni di schiavitù e dipendenza. 

La legislazione italiana ha già tentato in passato di mettere un freno al dilagare del caporalato. L’art. 12 del D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 ha introdotto nel codice penale italiano il nuovo reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Le pene previste per i cosiddetti "caporali" sono la reclusione da cinque a otto anni e una multa da 1.000 a 2.000 € per ogni lavoratore coinvolto.

Adesso arriva questa nuova stretta che comporterà sanzioni penali consistenti anche nei confronti di quelle ditte che si serviranno dell'intermediazione dei caporali per arruolare manodopera a basso costo.

"Il caporalato - ha sottolineato il relatore Mattiello - non è una emergenza, piuttosto è un dato strutturale del lavoro bracciantile in molte zone del nostro Paese. Il caporalato è soltanto la punta di un iceberg che presuppone una organizzazione criminale ampia, efficiente e spietata: giusto quindi contrastare questo fenomeno sempre più attraverso i medesimi strumenti con i quali si contrastano le organizzazioni criminali di stampo mafioso".

E il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina ha aggiunto:"Prosegue con forza l'impegno del Governo contro il caporalato. Le novità penali presentate oggi nell'ambito della riforma del codice antimafia sono un passo decisivo del lavoro che abbiamo intrapreso con il Ministero della giustizia e quello del lavoro".

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