Che fine ha fatto Renzo Arbore?

21 ottobre 2016 ore 10:18, intelligo
di Anna Paratore

Se si dovesse scrivere una storia dello spettacolo italiano dagli anni ’60 ad oggi, per Renzo Arbore occorrerebbe un capitolo a parte o, forse, sarebbe meglio che fosse lui a curare una simile opera, perché nessuno come Renzo Arbore si è tanto integrato in questo mondo in continua evoluzione, e con esso si è misurato, sempre con coraggio e originalità.
Lorenzo Giovanni Arbore viene al mondo nel 1937, a Foggia, in una famiglia borghese. 

Suo padre è uno stimato dentista e sua madre una casalinga. D’estate la famiglia va al mare a Riccione, dove affitta per le vacanze una casa del Duce. Uno dei primi ricordi di Renzo è suo padre che torna a casa dopo un’adunata e sbuffa perché non riesce a togliersi gli stivali.  Renzo ricorda anche Mussolini, e di come tutti a Riccione lo attendessero in adorazione, anche solo per rubargli uno sguardo. Allora era così che funzionava, inutile negarlo. E del resto, Arbore ammette anche che un po’ più grandicello leggeva  il Borghese , quello di Leo Longanesi, e di aver amato i pezzi di Antonio Siberia, che in realtà era Montanelli: “Anche quando diventammo amici”, racconta Arbore, “non lo chiamavo Indro, ma Antonio”, e aggiunge in un’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera(2015) “Mio fratello portava a casa il Mondo di Pannunzio, la cameriera portava Grand Hotel. Io leggevo avidamente entrambi. Ho sempre amato i rotocalchi […]Con Roberto D’Agostino, che conobbi al Piper quand’era ragazzo, fummo i primi a fare  gossip: Il peggio di Novella 2000 vendette centomila copie. Poi Roberto continuò genialmente per conto proprio”.
In ogni caso, il mondo delle spettacolo attira il giovane Renzo Arbore da sempre.  Prima ancora che si trasferisca da Foggia a Napoli per studiare giurisprudenza all’università, Arbore si fa notare nella sua città natale nella storica Taverna del Gufo, una sorta di Derby foggiano,  dove con un complesso jazz, i Parker’s Boys,  si esibisce come clarinettista. Dal 1964, poi, proprio riguardo al jazz, Arbore inizia la sua collaborazione con la RAI. Si occupa con competenza e capacità di trasmissioni di varietà (Bandiera gialla, Alto gradimento, L'altra domenica, Cari amici vicini e lontani..., Indietro tutta!) e nel 1996 diventa con merito direttore artistico dei programmi Radio RAI.  
Non basta. Renzo Arbore è un talento poliedrico. Giornalista, musicista, intenditore di correnti musicali passate e presenti, autore di trasmissioni di avanguardia, direttore di un’orchestra che girerà il mondo facendo conoscere i successi italiani anche nei luoghi più sperduti. Insieme a Gianni Boncompagni è l’animatore di trasmissioni radiofoniche quali Bandiera gialla (1965), Per voi giovani (1967), Alto gradimento (1970) e televisive: Speciale per voi (1969-1970), una specie di processo ai cantanti dell’epoca, e L'altra domenica (1976-1979). Il suo primo grande successo in cui crea uno stile alternativo in diretta concorrenza con la neonata Domenica in di Corrado, fu però Quelli della notte (1985), seguita da Indietro tutta! (1988) e dalla recente Speciale per me - meno siamo meglio stiamo (2005). È stato anche attore e regista cinematografico (Il pap'occhio, 1980; "FF.SS." - Cioè: "...che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?", 1983).  Racconta lo stesso Arbore: “FF.SS -  Federico Fellini South Story doveva essere un omaggio al grande maestro. Glielo facemmo vedere. Ma lui si dispiacque per la scena in cui il copione volava via dalla finestra mentre andava a fare pipì. Ce lo disse in faccia: “Non ci siamo. La cosa migliore è il finale con la musica di Rota”. Una pugnalata al cuore”.    
Anche nella vita privata e sentimentale, Renzo Arbore non si è mai fatto mancare nulla anche se, ha confessato sempre a Cazzullo, i veri amori della sua vita sono stati pochissimi, uno su tutti, quello con la grande Mariangela Melato. Arbore non si dà pace per non averla sposata dopo che sua madre aveva preparato anche le carte per il matrimonio. Di lei, ricorda: “Giancarlo Giannini sostiene che Mariangela è stata la più grande attrice di tutti i tempi. Eduardo, che ci ospitava ogni sera alla sua tavola nei locali del teatro Eliseo, quando in tempo di austerity i ristoranti chiudevano presto, la corteggiava perché facesse Filumena Marturano, ma lei non se la sentiva di impersonare una napoletana... sarei felicissimo di fare qualcosa in tv per ricordarla.”  Poi, un’altra donna importante nella sua vita, Mara Venier, con cui è rimasto comunque molto amico ed è d’accordo con quello che lei ha scritto nel suo libro, e cioè che loro due hanno avuto momenti felici e momenti dolorosi, come spesso accade nella vita delle persone.
Nel suo percorso di vita, Arbore ha praticamente conosciuto e frequentato tutti i maggiori artisti italiani, e non solo quelli. Nell’intervista con Cazzullo, per esempio, ha parlato del palazzo in cui abitava agli inizi della carriera, e
Che fine ha fatto Renzo Arbore?
che era una sorta di casa degli artisti. “Nel sottoscala c’erano i Primitives
. Al secondo piano il proprietario del Titan Club, concorrente del Piper, che ospitava un’attrice francese di straordinaria bellezza: Edwige Fenech. Sullo stesso pianerottolo abitava una donna ancora più bella, con Virna Lisi la più bella che abbia mai visto: Laura Antonelli. Un angelo disceso dal paradiso. Fidanzata con Mario Marenco. […]  Terzo piano: Shel Shapiro, che girava in Rolls-Royce bianca mentre io avevo la 500 targata Foggia, nel bagagliaio il plaid messicano che la Fiat vendeva come optional. Quarto piano: Franco Califano, bellissimo e invidiatissimo; allora viveva con Mita Medici. Io stavo all’ammezzato. Di fronte, Alberto Durante, direttore della Ricordi. Da lui passava sempre Lucio Battisti, che poi veniva a trovare me.” Già, il grande Lucio Battisti che proprio Arbore provvederà a lanciare in una delle sue trasmissioni, dopo che il ragazzo gli era stato segnalato dall’allora moglie del Mago Zurlì, al secolo Cino Tortorella. Racconta: “C’è un ragazzo che suona con I Campioni di Tony Dallara, è bravo...” All’epoca Lucio scriveva canzoni per i Dik Dik e l’Equipe 84 e rifiutava di cantare: “Ho una vociaccia, canto peggio di Mogol”, diceva. Gli mettemmo in mano una chitarra. Cantò Per una lira . Fu subito un successo clamoroso».  
Dei suoi ultimi successi, quelli raccolti in tutto il mondo con l’Orchestra Italiana, Arbore dice: “La canzone oggi sarebbe un formidabile strumento per far conoscere la nostra lingua e il nostro Paese. Ma la dobbiamo aiutare. Tradurre i testi di Dalla, De André, De Gregori. Portarli all’estero. Riallacciare i rapporti con la straordinaria comunità degli italiani espatriati”. Rammenta in proposito il grande concerto tenuto  nel 2015 al Palazzo dei Congressi del Cremlino in Russia dove, oltre a fare spettacolo in diretta tv nazionale, si è presentato come ambasciatore Expo 2015 . Nel 2013 è stata anche pubblicata la sua biografia, Renzo Arbore, vita, opere e (soprattutto) miracoli, Rai Eri,  firmata da Gianni Garruccio.
Oggi Arbore continua a lavorare come sempre, soprattutto con l’Orchestra Italiana, ed è sempre circondato da tantissimi amici…

autore / intelligo
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