Morta dopo aborto di 2 gemelli: obiezione di coscienza la 'grande accusata'

21 ottobre 2016 ore 16:57, Americo Mascarucci
Sono stati indagati tutti e dodici i medici del reparto di ginecologia dell’ospedale Cannizzaro di Catania, per la morte di Valentina Milluzzo e dei suoi due gemellini. 
Soltanto il primario è fuori dall'inchiesta.
A tutti è contestato il reato di omicidio plurimo colposo anche se gli inquirenti hanno chiarito che si tratta di "un atto dovuto essenziale per poter eseguire l'autopsia".
Insomma troppo presto per stabilire se vi siano state o meno responsabità penali da parte dei medici.
La donna, impiegata di banca di 32 anni, è deceduta il giorno dopo i suoi figli, al quinto mese di gravidanza, dopo 17 giorni di ricovero, per complicazioni. 
La Procura di Catania si è attivata in seguito alla denuncia dei familiari, il marito e i genitori della donna.
"Uno dei medici si sarebbe rifiutato di estrarre il feto che aveva gravi difficoltà respiratorie fino a quando fosse rimasto vivo perché obiettore di coscienza" si legge nell'esposto. 
Una versione dei fatti però smentita dalla direzione generale dell'ospedale che ha convocato una conferenza stampa:
 "La macchina terapeutica si è messa in moto subito e in maniera adeguata - hanno dichiarato il dg Angelo Pellicanò e il primario di Ginecologia Paolo Scollo, presidente della Società ginecologi-ostetrici italiani - la paziente era stata ricoverata il 29 settembre, dopo l'induzione di una gravidanza con la procreazione assistita, per minaccia di doppio parto abortivo. È stata sottoposta a cura antibiotica. Il 15 ottobre ha avuto un piccolo febbrile, ed è stata trasferita nel reparto di semi intensiva. È stata sottoposta all'esame della procalcitonina, che non tutti gli ospedali eseguono, perché c'era il sospetto di un'infezione in corso". 
Il primario ha ricostruito poi come la ragazza abbia avuto un primo aborto spontaneo alle 23.30 di sabato 15 ottobre, un secondo indotto dal medico di turno con l'ossitocina alle 1.40, domenica 16 ottobre, e successivamente il decesso alle 13.45 avvenuto a causa di una sepsi, una violenta infezione. 
"Ma su questo - hanno sottolineato - è meglio attendere l'esito dell'autopsia". 

Al quotidiano La Sicilia il padre della donna, ha spiegato: "Chiediamo giustizia per mia figlia. Non puntiamo il dito contro alcuno. Medici obiettori di coscienza o no. L’importante è che sia fatta chiarezza, si accertino, se ci sono responsabilità, e che altre donne non muoiano di parto. Che altre famiglie non debbano sopportare il dolore che proviamo noi"
E ancora: "Quando io e mio genero abbiamo chiesto di non fare soffrire più Valentina e chiesto di procedere, il medico ha detto che essendo lui un obiettore di coscienza fino a quando i cuoricini dei bambini battevano non poteva procedere". 
Un giallo quello dell'obiezione di coscienza che resta tutto da chiarire.
Morta dopo aborto di 2 gemelli: obiezione di coscienza la 'grande accusata'
I familiari sostengono che il medico abbia affermato di non voler procedere in quanto obiettore tanto davanti a loro che in presenza di altri possibili testimoni. 
Ora starà agli inquirenti verificare se effettivamente la presunta obiezione di coscienza del medico è stata fatale o se al contrario è stata del tutto irrilevante.
Secondo quanto riferito dai medici infatti l'eventuale obiezione di coscienza non avrebbe comunque impedito l'intervento contestato dal momento che quando è in pericolo la vita dei pazienti non vi sarebbe obiezione che tenga.

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