A.A.A Studente cerca università per suicidarsi. In Cina arriva la liberatoria

21 settembre 2013 ore 11:03, intelligo
di Andrea davì
A.A.A Studente cerca università per suicidarsi. In Cina arriva la liberatoria
Il City College of Dongguan University of Technology della provincia del Guangdong nella Cina meridionale ha obbligato tutti gli studenti che intendano immatricolarsi o iscriversi al nuovo anno accademico a firmare un contratto che solleva l’università da qualsiasi responsabilità inerente a suicidi, tentati suicidi o lesioni in generale.
Un’ondata di indignazione si è subito alzata da parte dei genitori per i quali la richiesta dell’ateneo rappresenterebbe solo un inquietante e squallido tentativo di lavarsi le mani per episodi che potrebbero accadere all’interno del Campus. In particolare si fa riferimento al caso dello studente che lo scorso anno ha aggredito e ferito una compagna che si era rifiutata di avere una relazione con lui. Gli alti funzionari dell’istituto hanno negato una connessione tra i fatti definendo il contratto “una pura formalità, una banale regola di condotta del dormitorio” e secondo il China Daily, il giornale su cui è apparsa la notizia, sarebbero più di 5000 le matricole che avrebbero già firmato l’accordo. In base alle interviste rilasciate gli studenti sostengono che la vera causa della maggior parte dei suicidi e degli episodi di violenza non è da cercarsi nel mondo scolastico ma nella vita privata e sentimentale dei ragazzi. Tendenza assai diffusa tra le nuove generazioni di adolescenti cinesi è quella di avere precoci rapporti sentimentali con i propri coetanei, addirittura fin dai  primi anni delle scuole medie; inoltre la politica del figlio unico non solo ha  prodotto una prole viziata e iperprottetta che soffre di debolezza caratteriale ma ha generato anche una notevole pressione psicologica sui questi figli che rappresentano le aspettative e le speranze di tutta una famiglia. In Cina il suicidio è la prima causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni e sono sempre più frequenti storie di suicidi giovanili, anche di gruppo che riguardano l’ambiente scolastico, addirittura fin dalle elementari specialmente nelle grandi aree urbane. Così come emerge da alcune ricerche il più alto numero di ragazzi che si tolgono la vita si concentra ogni anno tra gli studenti dell’ultima classe di liceo nei giorni successivi all’esito del test di stato che permette di accedere all’università. L’esame di ammissione, il gao kao, in Cina è un passaggio cruciale nella vita dello studente  e come spiega il professor Giorgio Strafella, esperto di cultura cinese, non solo perché giudica chi possa accedere all’università e il corso di laurea che potrà intraprendere ma soprattutto perché determina l’ateneo nel quale gli sarà permesso di studiare, e questo è un valore ritenuto fondamentale dalle famiglie per il futuro dei propri figli. Un’applicazione standardizzata che estremizza il sistema meritocratico nel rapporto voto migliore scuola migliore, che ordina i ragazzi in classifiche fin dalle elementari e li immerge in una serrata competizione che li accompagna drammaticamente senza sosta fino al giorno del fatidico gao kao e poi oltre per il resto della vita. La deriva del sistema scolastico ha generato delle aberrazioni nell’istruzione, come ad esempio una cieca tolleranza da parte anche dei genitori nei confronti dell’eccessiva severità degli insegnanti che spesso si è rivelata la causa scatenante di tentati o riusciti suicidi da parte di studenti umiliati o vessati. Questi episodi si sono verificati soprattutto nelle scuole superiori per le quali il prestigio e quindi il costo della retta si misura in base alla qualità degli insegnanti stessi, che a sua volta dipende esclusivamente dai punteggi ottenuti dagli studenti nell’esame di stato. L’idea di una società fondata in modo assolutistico sulla meritocrazia e la scientificità ha incontrato da tempo i suoi limiti e una forte critica proprio nei paesi in cui essa rappresentava la cultura dominante. Una volta tanto speriamo di riuscire a non sdoganare l’ennesimo prodotto made in Cina.  
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]