Diabete allo "scatto finale": basta una foto per controllarsi

21 settembre 2015, intelligo
Diabete allo 'scatto finale': basta una foto per controllarsi
Da oggi si può fotografare il diabete e monitorarlo mentre si evolve nel corpo umano. E’ il risultato di uno studio tutto italiano, condotto da un team di ricercatori della Società Italiana di Diabetologia. Lo studio è stato presentato a Stoccolma in occasione del meeting annuale della European Association for the Study of Diabetes. 

L’importanza scientifica di questo lavoro sta nel fatto che al medico vengono forniti strumenti innovativi e più dettagliati per poi applicare sul paziente una cura anti-diabete “personalizzata”, in grado di colpire l’elemento predominante all’origine della tipologia diabetica. 

Ad esempio, il diabete mellito di tipo 2 è un elemento molto diffuso tra i pazienti, al punto che si stima ne vengano colpite circa quattro milioni di persone. E se non si arriva per tempo con una diagnosi e una terapia appropriata, si corre il rischio che il diabete aumenti e con lui anche la possibilità di malattie come l’infarto, l’ictus o altre patologie vascolari.

Lo studio del team dei ricercatori nasce con l’obiettivo di focalizzare meglio e per quanto si può sempre più in profondità, 
tutti gli elementi che contribuiscono a determinare il diabete di tipo 2. Il lavoro è frutto di uno studio condotto per molti anni presso la Divisione di Endocrinologia, Diabetologia e Metabolismo dell'Università di Verona, testato su un campione di 700 pazienti (482 maschi e 218 femmine). 

La valutazione di tutti i dati e le informazioni ricavate durante il monitoraggio ha consentito di verificare che già al momento della diagnosi di diabete, il 90 per cento del campione presentava una compromissione della secrezione insulinica e che nell'88 per cento era evidenziabile una ridotta sensibilità. 

I pazienti che presentavano solo insulino-resistenza erano l'8,8 per cento del totale, mentre quelli che presentavano solo un difetto di secrezione insulinica, tutti molto magri, erano il 10,8 per cento. Ma grazie alla ricerca, da oggi la prevenzione ha un’arma in più. 

LuBi


autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]