Vince Tsipras (ma davvero?): arriva il patto del Nazareno in salsa greca

21 settembre 2015, intelligo
Vince Tsipras (ma davvero?): arriva il patto del Nazareno in salsa greca
di Antonio Rapisarda

Provaci ancora Tsipras. I greci – o meglio quella metà scarsa che ha deciso di recarsi alle urne - hanno deciso: è ancora Syriza ad avere la maggioranza relativa e l’incarico di guidare le “larghe intese” in salsa greca nell’odissea della crisi finanziaria. Un trionfo elettorale e personale quello di Alexis Tsipras, a maggior ragione se il contraltare è la mancata affermazione del centrodestra di Nea Demokratia ma soprattutto il flop di Unità popolare, la costola critica della sinistra nata dalla drammatica scissione. IntelligoNews, a spogli elettorali ancora da ultimare, risponde così allora alle Faq sul caso Grecia.

Chi ha vinto?

Il vincitore di queste elezioni ovviamente è lui, Alexis Tsipras, il premier uscente riconfermato dopo appena otto mesi dalla prima elezione. In mezzo un braccio di ferro drammatico con la Germania e la Bce, un referendum sul memorandum della troika che ha rappresentato una “vittoria di Pirro” per il premier e una nuova vittoria che rappresenta la conferma dell’inevitabilità di Tsipras come interprete maggioritario dell’inquietudine dei greci. Se gli elettori, con il 35%, gli hanno perdonato errori, giravolte e retromarce, ciò conferma il profilo governista di Syriza come il vero catch-all party greco.

Vincono anche i terzi, ossia Alba Dorata. Il partito nazionalista ellenico ha “tenuto” la posizione, incrementato la percentuale di consenso e si candida così a rappresentare l’unica opposizione radicale “alternativa”. Dato interessante è che se Alba Dorata è terza, risulta essere prima nelle rilevazioni tra i disoccupati e tra gli under 25. Tutto questo nonostante quella che i suoi dirigenti hanno definito «una persecuzione politica senza precedenti»: in carcere (adesso in libertà vigilata), infatti, sono finiti lo stesso leader e diversi dirigenti del partito.

Chi ha perso?

Lo sconfitto politico è Nea Demokratia. Il partito di centrodestra guidato da Vangelis Meimarakis rappresentava non solo la scommessa dei ceti finanziari e degli ambienti conservatori ma anche di larghe fette dell’opinione pubblica greca che intendevano riallacciare rapporti consustanziali con Bruxelles. E invece, con il 28% dei consensi, il partito di centrodestra è relegato al ruolo di opposizione “responsabile”. Un possibile “secondo forno” di Tsipras in caso di emergenza, come si è dimostrato in questi mesi.

Sconfitto, seppure in lieve ripresa, è il Pasok. Il partito socialista che sperava di poter essere l’ago della bilancia – in una sorta di riedizione delle geometrie variabili all’italiana – e di poter riprendere una parte di quel consenso che Tsipras gli ha strappato, deve rassegnarsi a una posizione marginale e ormai culturalmente minoritaria all’interno della sinistra greca.

Ma il vero sconfitto di queste elezioni greche si chiama Yanis Varoufakis. L’ex ministro delle Finanze, il gemello diverso di Tsipras, l’incubo del falco tedesco Schäuble ha perso il derby di popolarità con il leader di Syriza. Il suo endorsement in zona Cesarini agli scissionisti di Unità popolare non è bastato per far superare la soglia del 3%: anzi, ha evidenziato come i “progetti” di colpo di mano sull’euro sono stati considerati delle forzature dal grosso dell’opinione pubblica ellenica.

In Grecia cambia tutto per non cambiare nulla?

Nuove elezioni ma stesso risultato e stessa coalizione. Le urne, infatti, riconfermano lo schema non più inedito delle “larghe intese” in salsa greca. Sarà ancora la destra nazionalista di Anel, infatti a rappresentare l’interlocutore politico del premier: stralciato, così, ogni sogno di coalizione dei socialisti ma anche dei neocentristi di Potami. Terzo incomodo sarà ancora Alba Dorata ma con l’incognita di rappresentare stavolta il partito maggioritario del fronte no euro in Grecia.

Tsipras presenterà lo stesso programma?

Stesso programma? Decisamente no. La vera novità di queste elezioni è il “dopo”. Se il cambio di paradigma non vi è stato nell’architettura della maggioranza, lo sarà di certo sulla promessa «di abbattere il regime dell’austerity». Dal sogno di “cambiare verso” all’Ue Tsipras ha già dimostrato di non poter (o saper) corrispondere. Ai sorrisi occorrerà sostituire la parola “sacrifici”: non a caso i mercati non hanno reagito in maniera allarmata al risultato greco, dato quasi per scontato. Questo perché sia Tsipras che i contendenti di centrodestra avevano già dato ampie rassicurazioni sul punto dirimente. Il programma di governo? Per Bruxelles conta il punto primo che recita una promessa: Atene rispetterà gli impegni.

Quanto chiede l’Europa?

Tagli e riforme. Proprio questa è la corvée richiesta dall’Europa e – nonostante i proclami del premier riconfermato – sarà qui che si coglierà il “tradimento” delle aspettative di tanti greci che otto mesi fa speravano che Tsipras avrebbe davvero portato la Grecia fuori dalla morsa dell’Ue e che oggi si aggrappano non a caso al leader più che al programma. Il nodo economico resta la sostenibilità del debito pubblico greco nonostante le promesse (privatizzazioni, riforma delle pensioni, ulteriori cessioni di sovranità) di riforme sottoscritte dal governo. Ma il dato macroeconomico è che con questo voto i greci (al 70%, sommando i partiti pro-euro) dimostrano di voler restare agganciati all’Europa. A modo loro, in fondo, sperano: per questo si sono affidati ancora a Tsipras.
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]