Ma quale miracolo economico! Leggete il rapporto di McKinsey

21 settembre 2015, Luca Lippi
Ma quale miracolo economico! Leggete il rapporto di McKinsey
Le parole sono importanti, tuttavia nulla giustifica il loro utilizzo per mistificare la realtà. Riportiamo l’eloquio filogovernativo e invitiamo a confrontarne la consistenza con un documento piuttosto eloquente della McKinsey che tenta di aprire gli occhi su una realtà assai meno confortante. 

Non si vuole e non si può determinare la responsabilità di una congiuntura a nessuno in particolare, ma a una politica decennale cieca e troppo sottomessa alla finanza sì.

Si sente dire da voci di governo: “I consumi dovrebbero beneficiare in particolare della risalita del reddito disponibile reale (+0,9 in media nel triennio di previsione contro una contrazione pari al -1,5% medio annuo dal 2008 al 2014) alimentata da una buona ripresa dell’occupazione e da un consolidamento della fiducia delle famiglie”.

Purtroppo non è così che si deve riconquistare la fiducia delle famiglie! L’aumento del Pil nel secondo trimestre (+0,3%) non sarà mai un “miracolo economico”!

Prosegue il comunicato riferendosi all’abbattimento degli investimenti durante la crisi economica che ha sferzato tutta (?) l’economia europea: “dovrebbero reagire positivamente alle prospettive di ripresa divenendone nel biennio finale della previsione il fattore trainante. Sul profilo di entrambe le componenti della domanda interna oltre ai fattori nazionali eserciterà effetti benefici la politica della Bce”.

Non è così che funziona! I numeri non possono essere considerati osservandone esclusivamente “l’estetica”, non emerge alcuna “uscita dalla crisi”.

Il prezzo del petrolio basso, l’euro vicino alla parità con il dollaro e il Quantitative Easing della Bce avrebbero dovuto dare nell’immediato una spinta formidabile, destinata certamente a diminuire la sua dinamica nel tempo (i Qe non risolvono i problemi, semplicemente hanno la funzione di defibrillare la stasi economica), nonostante tutto si leggono aumenti poco significativi, non solo in Italia. 

Draghi ha già annunciato che il programma di stimoli potrebbe durare oltre la scadenza e che l’importo di 60 miliardi al mese potrebbe essere ampliato. Non sono escluse, inoltre, variazioni nel meccanismo d’acquisto di titoli sul mercato al fine di rendere l’operazione più efficace.

È una situazione che avevamo già preannunciato sei mesi fa, quando per primi abbiamo parlato del rischio di “mancanza carta”, e comunque fa emergere l’impotenza e l’accanimento terapeutico che tutto può significare ma sicuramente non può aumentare la fiducia di nessuno.

Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, oltre opporsi già all’origine del Qe, aggiunge oggi che “la debole crescita dimostra i limiti della politica monetaria espansiva”. 

È lezioso parlare ancora del fatto che l’euro senza unione politica e fiscale dell’area europea ha condannato l’Europa e l’Italia alla recessione ed alla deflazione perpetua, però l’esempio di quanto accaduto e accade negli Stati uniti dovrebbe funzionare da monito.

L’economia americana cresce con moderazione ma stabilmente con segni positivi in tutto il Paese (questo dicono), e la Fed pubblica il Beige Book (è un rapporto a cadenza regolare sullo stato dell’economia, l’ultimo sarebbe il sesto dall’inizio dell’anno) dove si legge il progresso dei consumi e dello stato dell’occupazione delle varie attività economiche. 

La produzione industriale è in aumento, la vendita delle auto in continua crescita (i costruttori stanno limando sempre più i margini di guadagno). Anche in questo caso si intravede l’esaltazione estetica dei dati perché tutto è in netto contrasto con la crisi delle Borse. La Fed descrive un paese in cui si continuano a costruire case e prodotti manifatturieri ma intere zone industriali nel midwest, come Cleveland, faticano a riconquistare quello che è sempre stato un primato nazionale, dal secolo scorso.

 Invitiamo alla lettura del rapporto di McKinsey “The New global Competition For Corporate Profits”, la risposta agli strali propagandistici di tutte le autorità politiche del globo le trovate scritte molto chiaramente in questo documento in lingua inglese, è importante avere la propria idea pur ascoltando le parole di tutti, anche solo per valutarle. 

Prima o poi si dovrà andare alle urne! 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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