Fi-Lega-Fdi, Gasparri (Fi): “L'alleanza c'è sempre stata e continua ad esserci"

21 settembre 2015, Lucia Bigozzi
Fi-Lega-Fdi, Gasparri (Fi): “L'alleanza c'è sempre stata e continua ad esserci'
“Né troppo moderati, né troppo decisi: noi siamo i determinati”. Sintesi che Maurizio Gasparri, senatore di Fi e vicepresidente dell’Assemblea di Palazzo Madama, usa nella conversazione con Intelligonews per rilanciare l’alleanza di centrodestra nel giorno in cui Berlusconi dice che con Lega e Fdi “avremo la maggioranza e batteremo Renzi”. 

Berlusconi dice che con Fi, Lega e Fdi, il centrodestra tornerà ad avere la maggioranza e batterà Renzi. Quanto c’è di vero e quanto di tatticismo per l’annunciata e imminente ridiscesa in campo?

«È possibile, i numeri lo lasciano sperare. In una fase di nostra oggettiva difficoltà, c’è questa possibilità reale e lo sarà ancora di più in presenza di una forte ripresa dell’attività politica di Berlusconi e di Fi. Tuttavia, serve una legge elettorale che preveda il premio alla coalizione perché listoni o strane alchimie sono difficili da fare e possono determinare tensioni. Invece è opportuno prevedere una corsa unitaria, ciascuno con i propri veicoli»

Non c’è il rischio di riproporre sic e simpliciter lo schema del Pdl che ha dimostrato tutti i limiti?

«L’alleanza c’è sempre stata tra le forze del centrodestra; è un falso problema. Noi siamo stati alleati della Lega dal ’94, poi c’è stata una dannosa interruzione che ha provocato esiti nefasti. Ma nei governi locali l’alleanza c’è sempre stata e continua ad esserci. Diciamo che è una condizione normale; è anormale la divisione. Quella del Pdl è stata un’ottima stagione che poi qualcuno ha sfasciato. Quella della coalizione è sempre stata una buona idea: oggi ci sono leader diversi e sono intervenuti mutamenti; ad esempio nella Lega c’era Bossi leader e oggi c’è Salvini, ma anche le intemperanze dialettiche, le esagerazioni che ogni tanto Salvini mette in campo, alla fine non sono molto diverse da quelle di Bossi. Quando Bossi parlava di proiettili, tutti sapevamo che non c’era nessuna fondina e nessuna pistola»

Rimonta possibile già in caso di voto anticipato o alla scadenza naturale della legislatura, nel 2018?

«E’ possibile nella normalità, sarebbe una notizia il contrario. E comunque lo schema che immaginiamo già esiste, è presente ed è reale. Lo dimostrano i governi di centrodestra in Lombardia, in Veneto e anche in Liguria dove si è votato pochi mesi fa. Qui c’è anche Ncd che ha siglato l’accordo con Fi, Lega e FdI, nonostante Alfano voglia fare il subalterno di Renzi a sinistra. In Liguria è avvenuto l’opposto con Ncd che ha sostenuto Toti e fatto parte della coalizione; in quella regione Ncd è debole ma questo è un problema di Alfano, non nostro. Io condivido lo scenario normale che si è realizzato in tutti questi anni, dovrebbe spiegare chi ne immagina uno diverso. Aggiungo: sono dispiaciuto quando qualcuno per il solo fatto di non essere d’accordo su un tema all’interno del partito, prende e se ne va, fondando l’ennesimo partitino dello 0,8 per cento. Io in una iniziativa politica a Bologna ho chiesto che mi facessero un applauso per non aver fondato – pur potendolo fare – un mio partitino come hanno fatto Fitto, Verdini, Fini, perché non serve a niente»

Sì’, ma su che numeri state ragionando per battere Renzi?

«Sono numeri teorici, quelli veri sono i numeri delle elezioni. Anche se, talvolta, le analisi si fanno anche sulla base dei numeri teorici. Sono i sondaggi, da quello di Pagnoncelli sul Corsera ad altre rilevazioni, ad evidenziare che la sommatoria dei voti di Fi, Lega, FdI e altri piccoli pezzi del centrodestra - alcuni piccoli partiti non sono nemmeno rilevabili o leggibili dai sondaggi – dà un divario piccolissimo e in alcuni casi si registra addirittura un vantaggio per il centrodestra. Sinceramente, la partita è affrontabile e la legge elettorale è la condizione importante per evitare che il Paese si frantumi ulteriormente e cada in mano alle derive estreme come quelle grilline».

Centrodestra riunito con Berlusconi ancora al timone o è arrivato il momento del passaggio di testimone per la premiership?

«Berlusconi resta il riferimento e sua è la leadership del centrodestra; lo dicono i numeri e la percezione popolare. Altra questione è poi l’agibilità, la candidabilità che oggi Berlusconi, a causa dei ingiuste persecuzioni non ha. Lei sa che ci sono vertenze giudiziarie aperte in Europa sulla retroattività della legge Severino: quando si voterà – e non sarà domani mattina – vedremo l’esito dell’iter dei ricorsi presentati e se avranno avuto esito positivo Berlusconi oltre alla leadership politica avrebbe anche le condizioni tecniche per esercitarla. In caso contrario e non me lo auguro, parleremo di quale possa essere la figura di un candidato la leadership politica resta in mano a Berlusconi. Non c’è nessun altro in grado di parlare con Putin e con i grandi della terra come sa fare Berlusconi».
Quelli che stiamo vivendo sono tempi da moderati?

«Sono tempi per chi ha le idee chiare e decise. Se uno è troppo moderato, forse scompare, ma questo non è nemmeno il tempo degli esagitati. Diciamo così: né troppo moderati, né troppo decisi: noi siamo i determinati»
 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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