Grecia, parla De Palo: "Cosa c'è dietro la vittoria di Tsipras. Occhio al gas di Creta"

21 settembre 2015, Marco Guerra
“Syriza è diventato un partito di governo pro-Europa e Tsipras ha mollato la sinistra radicale per rassicurare gli elettori”. IntelligoNews ha analizzato i risultati delle elezioni elleniche insieme a Francesco De Palo, direttore di Mondo Greco, esperto di Grecia e autore del libro ‘Greco eroe d’Europa’, il quale mette a fuoco anche le prossime sfide di Atene: “La vera partita sarà sui giacimenti di Gas al largo di Creta”

Grecia, parla De Palo: 'Cosa c'è dietro la vittoria di Tsipras. Occhio al gas di Creta'
Quali sono i dati più significativi che emergono da queste elezioni in Grecia?

“Il primo partito e quello dell’astensionismo, non hanno votato il 45% degli aventi diritto; ha vinto l’astensione, lo scollamento dalla gente dalle politica perché consapevoli che tanto nessuno potrà fare un passo in più per la Grecia che non sia quello che è stato siglato lo scorso agosto nel memorandum con la Troika. In cambio di ulteriori prestiti Tsipras sarà costretto a nuove tasse. Ricordo che gli agricoltori subiranno un forte aumento della pressione fiscale dal 13 % al 20%; entro fine anno ci sarà un ulteriore taglio delle pensioni se non verranno rispettati i parametri stabiliti dalla Troika. Dunque, la data cerchiata di rosso è il 5 ottobre, giorno entro il quale la Troika vuole vedere il nuovo bilancio dello stato greco che dovrà integrare, le direttive del memorandum, ovvero altre cento misure del nuovo pacchetto di impegni”.

I risultati dei vari partiti cosa dicono?

“I partiti hanno più o meno rispettato le attese, i sondaggi invece hanno di nuovo fatto flop visto che molti istituti davano i conservatori di Nuova democrazia avanti di due punti mentre sono stati staccati di ben sette punti da Syriza. Al terzo posto si conferma Alba Dorata, malgrado il suo leader sia agli arresti domiciliari e nonostante lo stesso leader abbia assunto la responsabilità politica dell’omicidio del rapper di sinistra Pavlos Fyssas. Un altro dato significativo è che gli esperimenti centristi hanno fallito e poi c’è la sorpresa degli scissionisti anti-troika, i quali avevano abbandonato Syriza un mese fa formando un gruppo di 25 deputati,  che non centrano il 3% e restano fuori dal parlamento. Letti così, questi risultati dicono che i greci vogliono l’Euro – o meglio i greci che sono andati a votare – voglio il memorandum. Ma ai greci che non hanno votato andrebbe chiesto cosa vi sareste aspettati dai partiti e soprattutto quali altri sacrifici siete pronti a fare entro il 31 dicembre?”

In questa vittoria di Tsipras è possibile ritrovare molte aspetti della situazione italiana. La gente si aggrappa alle poche certezze che offre il programma di risanamento concordato con L’Ue. Insomma le soluzioni alternative spaventano?

“Un punto di contatto con l’Italia è il fatto che Tsipras ha fatto ‘il Renzi’, mollando la sinistra radicale e dando un profilo più europeo al suo partito. Non più populismo ma memorandum, compiti a casa e riforme. Tsipras ha capito che con le promesse irrealizzabili non si fa strada né a casa né fuori. Syriza, ormai, da partito radicale si è trasformato in partito di governo entrando nella grossa famiglia dei partiti socialisti europei. La grossa differenza con L’Italia è che in Grecia non esiste un movimento non violento che incamera la protesta anti-sistema come il Movimento 5 stelle, i voti di protesta in Grecia vanno ad Alba Dorata che ha preso oltre il 7%. In Italia la protesta anti-euro ha trovato ampio successo nei grillini che sono al 25%. Quindi i greci non avevano alternative anti-sistema se non votare Alba Dorata, che però non da un’alternativa trasversale perché sono comunque voti provenienti da una destra nazionalista. Quindi ora Tsipras continuerà con una politica europeista ma sono curioso di vedere cosa succederà nei prossimi mesi, ricordo che il primo ottobre aumenteranno l’iva sul pane e sul latte e le tasse per gli agricoltori. Potranno esserci nuove proteste e manifestazioni partecipate anche da chi non ha votato”.   
 
Dunque questa non è una Grecia ancora fuori dalla crisi?

“Se da un lato il tema ‘grexit’ è uscito dal dibattito internazionale dall’altro la Troika ha ribadito che ogni tre mesi farà una valutazione scrupolosa; senza ok della troika trimestrale non ci saranno altri prestiti. Ricordo che lo stato greco nei primi sei mesi dell’anno non ha riscosso tasse per 6 miliardi di euro, ed entro il 31 dicembre è obbligato a mettere nella voce delle entrate almeno 18 miliardi di euro. Io vorrei sapere dove verranno trovati questi soldi. Forse con le frequenze televisive, che valgono 2 miliardi euro e che verranno messe all’asta, e con la lotta alla evasione fiscale. Tsipras ha detto, infatti, di voler mettere mano alla famosa lista Lagarde – gli illustri evasori ellenici che hanno portato in Svizzera 30 miliardi di euro -  bisogna vedere se su questi temi ci sarà un’accelerazione, contrariamente margini di manovra non ci sono”.
 
Infatti a leggere meglio questo voto, tra astensioni e preferenze ai partiti radicali, meno di un terzo dei greci sta con Tsipras…

“Se ci pensiamo il 35% di un 55% di greci ha votato per Syriza, stiamo parlando di un quarto dell’elettorato. Al di là di tutto io vedo un pericoloso scollamento di almeno la metà della popolazione greca che è alla deriva dal punto di vista imprenditoriale e professionale. Non emigrano solo i poveri ma anche tanti professionisti. Architetti, medici…che riempiono le valigie e decidono di andare altrove con tutta la famiglia. La vera crisi greca è questa, anche se ci sarà una ristrutturazione del debito questo resta un Paese che importa l’85% dei prodotti che consuma, quindi non produce ancora nulla. Sarà lì la vera rivoluzione che Tsipras dovrà fare. Perché per quanto riguarda i conti in Europa sanno che in un modo o in un altro il memorandum sarà applicato”.

Siamo dinanzi all’ennesima delusione per una certa sinistra europea che guardava a Tsipras con un alternativa radicale?

“Tsirpas ha scommesso sullo scollamento della sinistra anti-euro, questo gli ha assicurato voto popolare. Quando il leader di Podemos, Pablo Iglesias, è salito sul palco con Tsipras ho visto una scena forviante, perché stiamo parlando di programmi diversi. Il programma di Syriza di adesso non è quello di gennaio, non è il programma di Salonicco anti-troika e anti-austerità. Ora non è altro che lo stesso programma dei conservatori di nuova democrazia pro-Europa. Quindi l’alternativa vera in Grecia qual è? C’è Alba Dorata ma soprattutto quel 45% di astensionisti, i veri eroi greci sono quelli che non hanno votato e che stanno cercando un’alternativa forse meno populista. Gli scissionisti di Syriza hanno preso appena il 2,8%. Il che significa che o l’alternativa è credibile oppure non fa presa nell’elettorato”.

Syriza è alleato con la formazione di destra Anel. Anche questo aspetto ricorda un po’ l’Italia con l’Ncd che sostiene Renzi…

“Il Nuovo centro destra è più una Dc, è più di centro che di destra. Tsipras ha fatto una scelta se vogliamo più coraggiosa. Ha scelto gli indipendenti di destra, nazionalisti, una costola uscita da Nuova democrazia. Questi sono gli unici che hanno spinto sulla lista Lagarde, in cui si trovano molti esponenti socialisti del Pasok e conservatori di Nuova democrazia che hanno governato il Paese per decenni. Syriza e Anel sono visti quindi come i due partiti che stanno al governo per la prima volta e che meritano ancora la fiducia degli elettori. Anel garantisce a Tsipras una verginità politica che altri eventuali alleati non gli avrebbero potuto dare”.

Per concludere quali sono le prossime mosse che dobbiamo aspettarci dal governo ellenico?

"La prima data significativa è quella del 5 ottobre, ci sarà la valutazione della Troika sui compiti a casa. Poi ci sarà la ricapitalizzazione delle banche e le privatizzazioni. Le privatizzazioni erano una freccia nel nell’arco del governo; la Cosco Cina era già pronta ad acquisire il porto del Pireo ma si è bloccato tutto proprio per non influenzare le elezioni. Anche le ferrovie sono interessate dalle privatizzazioni; la Russian Railways è in prima fila ma c’è il veto di Washington. È soprattutto c’è la partita del Gas – più importante delle elezioni stesse – perché a largo dell’isola di Creta c’è un enorme giacimento di Gas che fino ad oggi non è stato deciso chi dovrà sfruttarlo e a quali condizioni. Se tanto mi tanto dopo l’acquisizione degli aeroporti regionali, il gas greco potrebbe finire nelle braccia di Berlino, è questa sarebbe un’ulteriore sconfitta”.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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