Direzione Pd, Mineo: "Renzi la fa per i renziani. E rischia anche con i cavalieri di ventura"

21 settembre 2015, Lucia Bigozzi
Direzione Pd, Mineo: 'Renzi la fa per i renziani. E rischia anche con i cavalieri di ventura'
“La Direzione è fatta non tanto per asfaltare o convincere Pier Luigi Bersani, quanto per mettersi al sicuro dai renziani”. Al Nazareno risulta tra gli “assenti”. Non la considera una notizia perché del ‘parlamentino’ dem non fa parte, ma sul piano politico è innegabile il segnale: Corradino Mineo, senatore dem ‘ribelle’ tra i trenta che non voteranno il Senato renziano così com’è, fa il punto con Intelligonews sull’accordo che a suo dire, non sta a un millimetro dalla chiusura. 

Senatore perché non c’è alla Direzione del suo partito?

«Non sono membro della direzione e francamente non interessa andare a sentire. Io la penso come il direttore del Corsera, Luciano Fontana che sottolineando come tutta la vicenda “non possa essere un problema interno del Pd, dice tre cose. Uno: non si fanno le riforme costituzionali a colpi di maggioranza, specialmente se è una maggioranza raccogliticcia e trasformista. Sarebbe il caso di riaprire un confronto con tutti, il centrodestra e i 5S. Secondo: oltre la metà degli italiani dice sì a un Senato elettivo anche perché finora la classe dirigente regionale ha dato una pessima prova di sé. Terzo: il tema delle elezioni anticipate è un bluff. E’ una prospettiva sbagliata e irrealistica perché non conviene neanche a Renzi». 

Renzi lancia l’altola a Bersani: “Niente caminetti, chi rompe ne risponderà”. Non certo un segnale di accordo imminente. Come commenta?

«Il problema è che Renzi non dice la verità. Non può andare a elezioni anticipate perché intanto non le decide lui ma il presidente della Repubblica Mattarella; secondo perché sputtanerebbe tutto il Lodo che sta costruendo: la ripresa e il fatto che – dice il premier – non ci possono essere distrazioni. Terzo: elezioni anticipate significano andare al voto con il Consultellum che porterebbe a un governo di coalizione. Qualunque fosse il risultato del Partito della nazione, il governo non sarebbe guidato da Renzi ma da un altro dei renziani più adatto a gestire un esecutivo di coalizione. Se la gente va dietro a Renzi è perché c’è una macchina informativa che lo segue; lui non ha le carte in mano».

Le “carte in mano” sono i voti sicuri al Senato?

«Ammettiamo che con alcuni cavalieri di ventura - Verdini ed altri - riuscisse a sostituire quelli di noi che non voteranno questa riforma così come è e stando ai documenti siamo in 30, il presidente del Consiglio che vota una riforma costituzionale senza neppure la maggioranza di governo, è tendenzialmente un premier debole. E quando questa cosa la dice il direttore di un grande quotidiano, significa che è un parere “istituzionale”, di una parte importante della classe dirigente. Se Renzi lo fa, sarà lui lo sconfitto»

Giachetti torna a invocare il voto anticipato che nel giorno della Direzione fa capire che l’accordo non è propriamente a un passo dalla chiusura. Che segnale è?

«Secondo me questa Direzione è stata fatta non tanto per asfaltare o convincere Pier Luigi Bersani, ma soprattutto per mettersi al sicuro dai renziani».

Perché?

«Perché il problema vero è che cresce l’insoddisfazione e il dubbio anche nel “Giglio magico”. Quando la Boschi fa una excusatio non petita dicendo che lei fa sogni più belli di quelli su Palazzo Chigi con Renzi è come se dicesse: io non tramo, ma sono qui. Tutti sanno che il presidente Mattarella non darà seguito al bluff del premier e dunque molta gente si prepara. Secondo me, il problema della Direzione Pd è dire ai renziani che non c’è altra soluzione al di fuori dello stesso Renzi. E’ una questione all’interno dell’interno del Pd».  

La minoranza dem è indispensabile per Renzi su questo voto oppure no?

«Lo è assolutamente. Se Renzi fa la follia di far passare la riforma con Verdini o le persone degli altri partiti che gli sono più vicine, persone per bene come Bondi o alcuni ex 5S, ovvero se procede con truppe raccogliticce, non si gioca la testa come ha fatto Tsipras ma se la gioca senza paracadute. Il premier ha bisogno dell’accordo con la minoranza Pd e ha bisogno – una volta fatto l’accordo – di concedere qualcosa alle opposizioni; altrimenti questa riforma è in un binario morto e se davvero si dovesse trovare in una situazione di scontro, ne pagherebbe le conseguenze e il suo isolamento aumenterebbe».

La posizione di Cuperlo che parla di “saldo attivo per tutti” a proposito dell’accordo, da molti osservatori viene letto come una sorta di “cedimento” alla linea della maggioranza. E’ così?

«Gianni lo conosco bene. Lui pensa che non su questo si dovrebbe dividere il Pd. Usa il Lodo che propone il direttore del Corsera dentro il Pd: io non glielo consiglio perché quelle nel Pd non sono larghe intese come le larghe intese per il Paese. A Cuperlo dico affettuosamente che se per caso, come da schema renziano, si facesse il referendun confermativo sulla riforma costituzionale, significherebbe fare un referendum sul renzismo: dalle riforme costituzionali, alla scuola, il jobs act, il liberismo. E se la minoranza dem dovesse sostenere Renzi, non avrebbe alcuna possibilità di stare nel partito come ci stanno ‘i diversamente renziani’, ovvero gli orfiniani»

Ma questo accordo è al suo millimetro finale sì’ o no? A sentire lei è tutto in alto mare.

«L’accordo non c’è. Renzi aveva chiesto – unica cosa comprensibile – che Camera e Senato si mettessero d’accordo perché se si corregge quello che la Camera ha approvato, poi Montecitorio sarà costretto a riemendare. L’accordo non c’è sulle competenze, sul Senato elettivo; non c’è accordo sull’altra parte per noi fondamentale: che senso ha avere 100 senatori e mantenere 630 deputati? Noi abbiamo proposto una riduzione a 350 deputati per compensare e rendere coerente la riforma del Senato. Non esiste in nessun altro Paese una Camera eletta col sistema maggioritario e un presidente della Repubblica che non viene messo in salvaguardia. E’ un mega-pasticcio ed è un problema di garanzie costituzionali»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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