Tumori alla tiroide non mortali: anche italiani peccano di eccesso di diagnosi

22 agosto 2016 ore 12:02, Lucia Bigozzi
Una notizia buona: buona parte dei tumori alla tiroide rilevati sui pazienti e trattati con terapie adeguate, non sono patologie che mettono a rischio la vita delle persone. E questo grazie ai passi da gigante compiuti dalla ricerca nel campo della diagnosi precoce in base ai quali un numero consistente dei cosiddetti tumori “indolenti” alla tiroide quasi mai sono letali e questo vale per una fascia amplissima di malati. E’ l’esito di una ricerca condotta dai ricercatori francesi che hanno lavorato sui dati contenuti nei registri tumori dell’istituto di Lione relativi a neoplasie della tiroide diagnosticate in dodici Paesi e più precisamente: Italia, Australia, Danimarca, Inghilterra, Finlandia, Francia, Giappone, Norvegia, Corea del Sud, Scozia, Svezia e Stati Uniti.  

Tumori alla tiroide non mortali: anche italiani peccano di eccesso di diagnosi
In sostanza, è stato appurato, che la crescita non normale delle cellule della tiroide può provocare la formazione di noduli, la maggior parte dei quali sono però benigni.
Nel caso di tumori maligni, invece, si parla di adenocarcinoma, ovvero una forma di tumore che va a centrare i tessuti ghiandolari. Inizialmente – hanno rilevato i ricercatori, il tumore alla tiroide quando si manifesta ai primissimi stadi non presenta una sintomatologia specifica e palese. Anche per questo la diagnosi non è così immediata. E infatti si arriva a scoprire l’anomalia quando toccandosi il collo si sente un rigonfiamento, un nodulo appunto. Segnali d’allarme sulla insorgenza della malattia possono essere anche un gonfiore nella parte anteriore della gola, la raucedine, il gonfiore dei linfonodi del collo, e perfino problemi di respirazione e deglutizione. Lo studio dei ricercatori francesi ha permesso di verificare che la maggior parte dei casi scoperti nei Paesi ad alto reddito dal 1980 a oggi sarebbero la conseguenza di un eccesso diagnostico, legato alla diffusione dell’ecografia, della tac e della risonanza magnetica nelle procedure di identificazione della malattia.  Lo scrivono sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine, un gruppo di ricercatori dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) e del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano secondo i quali “fino al 90 per cento dei tumori tiroidei identificati negli ultimi trent’anni potrebbero essere il frutto di un eccesso diagnostico”. 

Infine, secondo gli studiosi la sovradiagnosi sarebbe la causa  principale dell’aumento dei casi di tumori tiroidei riscontrato negli ultimi 30 anni. Fenomeno più diffusi in Italia, Usa e Francia.  
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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