Meeting di Rimini, De Carli (Pdf): "Cl ha paura di esporsi, ma è un rischio per la Chiesa intera"

22 agosto 2016 ore 12:42, intelligo
Il meeting di Rimini tra tradizione e futuro. Ma anche alle prese con numerose polemiche, legate in particolare al rapporto tra dialogo e verità. La seconda non dovrebbe essere alla base del primo? Così gli episodi della Madonna coperta e soprattutto del sacerdote contestato durante il suo intervento sulle persecuzioni dei cristiani in Medio Oriente hanno fatto indignare più di un osservatore. IntelligoNews ne ha parlato con Mirko De Carli, esponente del Popolo della Famiglia e già candidato sindaco a Bologna...

Sui giornali più d'uno ha sottolineato una sorta di velata paura, di timore nel mostrarsi cattolici in quel di Rimini. Un meeting che dopo l'episodio della Madonna coperta, bollato poi come trovata pubblicitaria, ha fatto registrare anche quello di Padre Rebwar, contestato durante il suo intervento sulle persecuzioni in Medio Oriente così come riportato da Bechis su Libero. Insomma, il dialogo sì, ma la verità no?
"Le situazioni sono molto chiare. L'ultima è quella di monsignor Negri, che non è stato invitato al meeting a presentare il suo libro nel quale invita i cattolici a una presa di posizione forte sulla deriva laicista e relativista di cui soffre oggi l'Occidente e l'Europa. Secondo me il meeting purtroppo ha abbandonato quella che è la posizione storicamente riconosciuta da don Giussani, di un cristianesimo da battaglia, che aggredisce la realtà cercando di trovarci dentro motivi di protagonismo. Sappiamo quanto Cl ha fatto bene nei decenni scorsi, quando tanti altri cattolici erano molto più tiepidi. Ora invece sta attraversando un periodo, forse dovuto alle ferite, alle esperienze di Regione Lombardia, agli anni in cui ci sono state collisioni troppo forti col potere, in cui tende a rinchiudersi in se stessa. Così magari ogni forma di protagonismo fuori dall'aspetto spirituale è vista in maniera problematica. Ci sono giovani che preferiscono rinchiudersi nell'esperienza delle comunità anziché vivere la fede nella società".

Meeting di Rimini, De Carli (Pdf): 'Cl ha paura di esporsi, ma è un rischio per la Chiesa intera'
Coloro che non erano tiepidi, una volta entrati troppo a contatto con il potere ora hanno quasi paura di esporsi nuovamente? Questo è il punto?
"Sì, esattamente. La preoccupazione che vedo è questa e secondo me fa male al meeting, a Comunione e Liberazione e rischia di far male alla Chiesa intera. Le ha dato tanto e continua a farlo. Io ho contestato la questione legata all'esposizione della Madonna, a prescindere da come sia andata o meno, così come la vicenda legata al parroco sulla persecuzione dei cristiani. Fino a monsignor Negri. Tutti esempi di una nuova linea che è pericolosa, perché rischia di ridurre il potenziale culturale, di presenza spirituale di Cl nel mondo. Presenza che invece farebbe bene a tutta la Chiesa". 

Mattarella il primo giorno ha parlato di spirito europeo. Molti si chiedono il rapporto tra esso e le sue radici cristiane. Il meeting può lanciare un messaggio in questo senso: sì allo spirito europeo, ma con le radici cristiane?
"Credo di sì. Rivolgo questo appello agli amici del meeting che per tanti anni hanno fatto iniziative riprendendo l'esempio delle radici benedettine dell'Europa, specialmente per quanto riguarda l'economia occidentale. Hanno realizzato mostre meravigliose sull'esperienza dei benedettini. Il fatto che oggi nel dibattito al discorso di Mattarella non si sia ripartiti da questo mi fa pensare che ci sia un problema. Noi riteniamo che sia necessario rimettere al centro l'identità culturale, non come fattore che non fa accogliere il diverso e altre esperienze di fede, ma come un elemento che permette un dialogo tra diversi che però vogliono camminare insieme. Oggi Renzi a Ventotene parlerà del ministro delle finanze unico? Mi sembra non sia il problema di questa Europa. Lo è semmai il capire come conciliare un processo di integrazione fallimentare dentro un continente che non ha più anima. Dunque ripartire dal discorso di Ratisbona di Benedetto XVI, così come dall'appello di San Giovanni Paolo II al riconoscimento delle radici greco-romane e giudaico-cristiane è un elemento fondamentale". 






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