Cannabis legale, Scotto: "Bene Cantone, Lorenzin invece pensi a 11mln di italiani senza cure"

22 agosto 2016 ore 15:16, Andrea De Angelis
"Credo soprattutto che una legalizzazione intelligente possa evitare il danno peggiore per i ragazzi, cioè entrare in contatto con ambienti della criminalità". Lo ha detto a Radio Radicale il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, interpellato sulla proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis che da settembre tornerà all’esame della Camera dei deputati. IntelligoNews ne ha parlato con l'onorevole Arturo Scotto, capogruppo di Sel alla Camera...

Cantone prende posizione, anzi la cambia e sottolinea come una "legalizzazione intelligente" possa aiutare i ragazzi. La criminalità però, sottolineano altri, resterà l'unico canale di vendita di cannabis per i minori, essendo quest'ultima vietata per legge a chi non ha ancora compiuto i 18 anni. Lei vede questa contraddizione?
"Credo che Raffaele Cantone abbia detto assolute parole di buonsenso, e come sempre quando si pronunciano parole di buonsenso parte la caccia all'untore. Ho visto dei commenti da parte della destra veramente incredibili. Ho sentito addirittura la ministra Lorenzin che da mamma ha auspicato la non legalizzazione delle droghe, mostrando tutta la sua preoccupazione. Vorrei che analoga preoccupazione la mostrasse rispetto agli 11 milioni di italiani che secondo il Censis non si curano più".

Torniamo alla contraddizione. 
"Cantone ha detto una cosa molto semplice, che una legalizzazione intelligente consentirebbe ai giovani di questo Paese, e non solo perché ovviamente il consumo di cannabis è ormai trasversale tra le generazioni, di evitare il contatto con il supermercato delle droghe. Ed è del tutto evidente che se vado a comprare mezzo grammo dallo spacciatore, posso vedermi somministrare anche altre sostanze, oppure quelle richieste, ma contaminate da sostanze chimiche pericolose. Dunque si eviterebbe di far entrare in contatto tanti giovani con un ambiente criminale. Oltre che, aggiungo, una sottrazione significativa di risorse alle mafie che vengono stimate ormai, non lo dico io ma la Direzione Nazionale Antimafia, tra gli otto e i dieci miliardi".

A Cantone ha risposto Gratteri, dicendo che uno Stato democratico non può permettersi il lusso di legalizzare ciò che provoca danni alla salute dei cittadini. Come convincere chi, come Gratteri, ribadisce da sempre un no assoluto alla legalizzazione?
"In due modi. Innanzitutto dicendo che il proibizionismo di Stato ha fallito. Non ha sottratto mercato alle mafie e non ha ridotto il consumo di droghe leggere da parte dei cittadini italiani. Tanti giovani per una canna finiscono per rovinarsi una vita. Vita rovinata dalle leggi di Fini e Giovanardi, i quali continuano a pontificare, soprattutto Giovanardi, su questo punto. Se dovessi poi estremizzare il ragionamento del procuratore Gratteri, allora lo Stato non dotrebbe vendere né l'alcool né le sigarette. Ci troviamo nell'ambito di una riflessione che dal mio punto di vista non vede questo problema. La legalizzazione della cannabis può portare da un lato a colpire il circuito criminale delle droghe, dall'altro a controllare le sostanze che vengono somministrate".
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