Tumori, scoperto l'interruttore che "inganna" le cellule killer e arma le difese

22 agosto 2016 ore 23:59, Lucia Bigozzi
Il killer si chiama PD-1. Ora ha un nome l’elemento di cui il tumore si serve per depotenziare neutralizzandole, le cellule anti-cancro presenti nel nostro organismo. Funziona come una sorta di interruttore: un click e le cellule sane diventano malate. E’ l’ultima frontiera nel campo della ricerca raggiunta dagli esperti dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma in collaborazione con il Dipartimento di medicina sperimentale dell'università degli Studi di Genova. Un lavoro che, di fatto, apre nuove prospettive nel versante della cura, pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of Allergy and Clinical Immunology”. In sostanza, lo studio ha permesso di individuare una sorta di interruttore presente sulla superficie delle cellule Natural killer (Nk) del sistema immunitario: si chiama PD-1 e il tumore lo “attiva” per azzerare le difese dell’organismo e così proliferare. I ricercatori considerano le cellule Natural killer fondamentali per riconoscere e annientare le cellule tumorali o invase da virus e da questo punto di vista lo studio è in grado di dimostrare che nei pazienti malati di tumore queste cellule esprimono sulla loro superficie il recettore inibitorio PD-1. In altre parole, quando le cellule Nk attaccano quelle tumorali per ucciderle, vengono frenate perché il recettore PD-1 interagisce con molecole presenti sulla superficie esterna delle cellule tumorali, di fatto spegnendo le cellule Natural killer. Insomma è come sbarazzarsi di un nemico in grado di annientarti. 

Tumori, scoperto l'interruttore che 'inganna' le cellule killer e arma le difese
L’elemento PD-1 in precedenza era stato scoperto sui linfociti T, un’altra tipologia di “soldatini” del sistema immunitario capaci di uccidere le cellule cancerogene.
Specie nei tumori più aggressivi riescono a evitare l'attacco dei linfociti T anche se restano aggredibili dalle cellule Nk. Ma se anche queste ultime vengono neutralizzate dal PD-1, le difese antitumorali si azzerano e il cancro invade l'organismo. Ora, la buona notizia è che il “muro” rappresentato dalla combinazione tra PD e 1/PDL-1 si può prevenire. Lo studio è stato reso possibile anche grazie al sostegno dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), come sottolinea Alessandro Moretta, direttore dei Laboratori di istologia dell'università di Genova, secondo il quale “rivela come tumori controllabili prevalentemente dalle cellule Nk siano possibili candidati per la terapia con anticorpi anti PD-1”. Il trattamento, aggiunge Lorenzo Moretta, direttore del Dipartimento dei laboratori e immunologia e responsabile dell'Area di ricerca di immunologia del Bambino Gesù, “è potenzialmente valido anche per i tumori pediatrici. Tuttavia sono necessari ulteriori studi in laboratorio per chiarire quali tumori possano trarre beneficio da questa terapia”. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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