Il discorso di fine anno 2013. Divagazione semiseria sul futuro della Repubblica

22 aprile 2013 ore 10:25, intelligo
Il discorso di fine anno 2013. Divagazione semiseria sul futuro della Repubblica
di Andrea Marcigliano 31 Dicembre 2013. A reti unificate, secondo tradizione, il messaggio con cui il Capo dello Stato porge i suoi auguri agli italiani e, per l’occasione, tira le somme dell’anno trascorso. Certo, la data è ancora lontana, ma quello che, ora, appare sicuro è che, almeno in quell’occasione, gli italiani non avranno (brutte) sorprese: a salutarli, e augurare felice (si spera) 2014 sarà ancora Giorgio Napolitano. Re Giorgio come, da oggi, dovremo chiamarlo, visto che si tratta del primo Presidente della Repubblica rieletto per un secondo mandato, in buona sostanza – augurandogli, per altro, mille anni ancora di salute e prosperità – a vita. Come accadeva per il doge di Venezia.. Bene, chiusasi, finalmente, la farsa/tregenda di questi ultimi giorni, con una sequela di candidati sino ad un momento prima probabili  che diventavano, di punto in bianco, improbabili, mentre gli improponibili si facevano improvvisamente proponibili, insomma rasserenato – per il momento - quel clima politico variabile e turbolento come mai prima, a nostra memoria, nella seconda ed anche nella prima Repubblica, e che ha visto il suicidio politico di Bersani e l’implosione del Pd, possiamo tornare a concentrare l’attenzione sul busillis del Governo, che non sarà ragno facile da cavare dal buco.... Intanto certi, per lo meno, di ciò che ci attende, dal Quirinale, il prossimo 31 Dicembre, soffermiamoci, per un attimo, a riflettere su ciò che abbiamo scampato. Perché se non fosse stato confermato re Giorgio I, beh....il messaggio di Capodanno avrebbe potuto diventare ben altra cosa da quella cui siamo adusi già da un settennio. Diversa e anche inquietante. Anche perché, come sappiamo, la strategia delle reti unificate rende arduo lo zapping, a meno di non preferire rifugiarsi in qualche rete locale - tipo Tele Zagarolo o Video Trebaseleghe – che trasmette un improbabile veglione rustico con Johnny e i suoi Sette Pisquani che suonano musica anni ’70, roba da far inorridire il rag. Fantozzi, o addirittura finire con l’assopirsi di fronte all’immancabile, perenne teleasta.... Cosa che, in fondo,  avrebbe potuto rappresentare una soluzione non priva di attrattiva per molti italiani che – condannati dalla crisi a trascorrere un bigio San Silvestro casalingo – si fossero trovati di fronte alla scelta d’ascoltare il messaggio, che so, del presidente Rodotà. Che, per carità, è certo persona di grande valore intellettuale, ma, quando parla, con il suo stile austero ai limiti (ed oltre) della tristezza e con quel volto perennemente atteggiato a serissimo disgusto per le brutture del mondo, immalinconisce, oltre ad annoiare mortalmente. A meno di non essere uno degli spettatori affezionati dei programmi di Augias, uso a intonare con il prof. Rodotà il più classico duetto delle ciliegie... ma l’audience dei programmi del dottor Augias è, come noto, deprimente anche per la Terza Rete.... Dove, invece, miete da tempo allori e successi, Milena Gabbanelli. Che è brava, bravissima nel suo, ma questo non giustifica l’eccentrico endorsement dei Grillini. Comunque, un messaggio fatto tutto di interrogative retoriche, sarebbe stata novità interessante. E poi, immaginatevela, la Presidentessa che, invece di fare l’usuale, vago bilancio dell’anno, si mette a denunciare questo e quello, che so scandali della sanità, sprechi pubblici, facendo nomi e cognomi.... in questo caso l’audience si impennerebbe di sicuro, anche se mai come se dal Quirinale ci parlasse il Presidente Dario Fo, altra proposta a 5 Stelle non si sa perché troppo presto abbandonata. Ché un messaggio in grammelot anglo-lombardo- duecentesco, con un giullare che, anni permettendo, zompa e si agita come un ossesso, diciamolo, avrebbe il suo fascino. Non avremmo capito niente – soprattutto da Milano in giù – ma ci avrebbe comunicato una dose di buon umore. O Dio....come verrebbe recepito all’estero, nelle Cancellerie europee, è tutt’altro discorso. Ma, in fondo, i tedeschi e gli inglesi sono da sempre convinti che noi si sia il paese di Pulcinella, del mandolino e degli spaghetti con la pummarola... Mentre  questa non è certo la nostra unica specialità gastronomica... abbiamo, solo per fare qualche esempio, le orecchiette con le cime di rapa, i risi e bisi, il parmigiano... e anche la Mortadella. Che è un insaccato eccellente, nato, nel Rinascimento, per allietare le tavole dei Nobili nelle grandi occasioni. E allora quale migliore messaggio di saluto per allietare gli intristiti italiani, avremmo potuto trovare di quello del Mortadella Nazionale? Perché il prof. Prodi Romano da Bologna ha, quando parla, una sua naturale bonomia, un certo quid che, anche nelle occasioni più tristi, ti fa pensare, anzi sentire profumo di tortellini e ragù, una dimensione domestica tutto sommato tranquillizzante e rasserenante.... anche perché, poi, ben poco si decifra di quello che dice, nel suo stile erudito ed accademico. Mancanza di chiarezza che, in questi frangenti, sarebbe vantaggio non da poco. Quanto a stile accademico, poi, se dal Quirinale ci fosse apparso Giuliano Amato, avremmo rischiato una vera e propria Lectio Magistralis di politologia, economia, strategia ed altre amenità condotta con l’usuale acribia dal Dottor Sottile per eccellenza. Sinceramente, dopo aver pagato IMU e TARES sarebbe stato davvero troppo. Roba da rivoluzione francese. Roba da dar di piglio ai forconi.... Glissiamo, poi, su altre candidature più o meno ipotetiche, ma comunque grigie, pallide, evanescenti... Chiamparino, ad esempio. Ma anche la senatrice Finocchiaro, che quando parla non è, da ex magistrato, granché vivace, ma almeno avrebbe fatto la sua figura in video, visto che è una bella donna e una signora elegante.... Glissiamo anche si Franco Marini perché infierire, in queste ore, sarebbe maramaldesco, e su Emma Bonino, il cui messaggio avrebbe spinto molti a chiedere la cittadinanza iraniana, perché, alla fin fine, sarebbe meglio un sermone dell’ayatollah Khamenei.... Resta, ovviamente, sullo sfondo, presenza incombente, Massimo D’Alema. Sinceramente, però, un suo Messaggio di Capodanno stento ad immaginarmelo: troppo sprezzante, troppo “intelligente”, troppo machiavellico per piegarsi al dettato necessariamente banale dell’occasione..... Basta così; è stato solo un gioco; un gioco di cui mi scuso. Un esercizio di fantasia. In fondo, per ora, siamo salvi. Al Quirinale, per un po’ di tempo ancora, avremo l’Usato Sicura. Poi....si vedrà. Certo che, perdurando, l’attuale quadro politico, con i partiti a pezzi, forse davvero converrebbe cominciare a pensare di restaurare la Monarchia. Dopo tutto Emanuele Filiberto è uomo di spettacolo, e in video farebbe la sua figura....  
autore / intelligo
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