Bersani in fuga, a rischio la poltrona di Sardo?

22 aprile 2013 ore 11:17, Americo Mascarucci
Bersani in fuga, a rischio la poltrona di Sardo?
È rimasto forse l’unico che mentre la casa è in fiamme ed il padrone è morto travolto dalle macerie cerca di improvvisarsi pompiere senza avere nemmeno un goccio d’acqua. Claudio Sardo, l’ottimo direttore dell’Unità, è l’ultimo bersaniano ancora in servizio permanente effettivo nel variegato panorama della stampa di sinistra.
Pier Luigi Bersani si è dimesso, travolto dal fallimento dell’operazione Romano Prodi al Quirinale. La candidatura e la conseguente elezione dell’ex presidente della Commissione Europea al Colle, magari con il soccorso esterno dei 5 Stelle, avrebbe dovuto rappresentare, nelle intenzioni del segretario, da un lato la riunificazione del Pd lacerato dall’operazione Marini e dall’altro avrebbe dovuto creare le condizioni per un governo Bersani appoggiato dai grillini. Un progetto ambizioso, che però si è scontrato frontalmente con 101 franchi tiratori del Pd che hanno impallinato Prodi e mandato all’aria tutto l’impianto messo in piedi da Bersani per risalire la china dopo l’insuccesso elettorale di febbraio, l’incapacità di dare un governo al Paese ed il fallimento di due strategie diverse e contrarie: la scelta di un presidente condiviso con il Pdl e quella di un presidente di rottura capace di raccogliere il consenso di Grillo. A Bersani non è rimasto che rassegnare le dimissioni e prendere atto che ormai tutto è perduto. Il partito è a pezzi e quanto al governo ha più possibilità di andarci Pippo Baudo che lui. L’unico che, arrampicandosi sugli specchi, cerca di salvare la faccia al leader in fuga, è proprio Sardo che assomiglia ogni giorno di più all’ultimo indiano che, armato fino ai denti, tenta di resistere agli attacchi esterni pur sapendo di essere l’unico a combattere per una causa già perduta. Venerdì sera nel salotto di Vespa Antonio Polito gli sparava addosso senza troppi complimenti e non da meno faceva la Santanché mentre la Bonafè sembrava ignorarlo. Ma era come sparare sulla Croce Rossa. Da una parte la coerenza del direttore dell’Unità può anche essere ammirabile visto che fu proprio Bersani a volerlo alla guida del quotidiano dell’ex Pci, poi Pds, poi Ds oggi Pd, in sostituzione della veltroniana Concita De Gregorio. E Sardo in tutti questi mesi ha interpretato lealmente la linea del segretario, difendendolo non solo dagli attacchi che provenivano dall’esterno (leggi Berlusconi e il Pdl) ma soprattutto dal fuoco amico di Renzi e company. Il sindaco di Firenze non lo ama e qualche settimana fa, tramite qualche suo fedelissimo, gli ha già fatto pervenire una sorta di “intimo di sfratto”. Qualora il Pd dovesse finire in mano a Renzi probabilmente quella di Sardo sarà una delle prime teste destinate a cadere sotto la scure del rinnovamento. Ma visto che chiunque assumerà la guida del partito non potrà che tracciare una netta discontinuità con la fallimentare gestione Bersani, il destino del direttore sarà comunque segnato. Come ai tempi della Dc, quando non appena cambiava il segretario del partito, veniva sostituito il direttore del Tg1. Per il momento però Sardo resiste, resiste, resiste, come su un’irrinunciabile linea del Piave. Ora e sempre resistenza sembra il motto coniato dal direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Resistere a chi, a cosa? L’unica resistenza di Sardo sembra sussistere unicamente nella non accettazione di un fallimento dichiarato e certificato dallo stesso Bersani con le sue dimissioni.
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